I. LE LETTERE

Testimoni manoscritti

B1
Bologna, Biblioteca Universitaria, 1621, miscellanea, 396 ff. complessivi, XVI2 sec. All’interno di una sezione di Lettere di e a Egidio Foscarari, contiene, ai ff. 25-27r, le lett. xvi, lviii e lix. il codice è segnalato e descritto in Bacchelli, Di una lettera su Erasmo, pp. 260-261 n. 8.

B2
BolognA, Biblioteca Universitaria, 11, busta 595-K. Al f. 48v contiene la lett. xl*, in verità di dubbia attribuzione (e in ogni caso non autografa).

B3
BolognA, Biblioteca Universitaria, 2948 [Miscellanea Tioli], t. V. Si tratta di un voluminoso in folio di appunti di mons. Pietro Antonio Tioli (1712-1896). Alle pp. 499-501 contiene le lett. lviii e lix, copiate da B1, e poi stampate da qui in Frati, Di alcune lettere, pp. 143-145.

Cv
Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Conc. Trid. 94, f. 218r-v (codice appartenuto al card. Giovanni Morone e riversato nell’Archivio Segreto Vaticano probabilmente già ai tempi di Paolo V Borghese, come mi comunica Pier Paolo Piergentili, alla sagacia del quale devo l’individuazione del manufatto). Esso era stato in effetti utilizzato da Dittrich, Regesten und Briefe, p. 390, che lo aveva citato come «Cod. Arch. Vat. 287» (segnatura con la quale è registrato nell’indice redatto dall’archivista Giovanni Bissaiga nella seconda metà del Seicento), ciò che «lo rendeva pressoché introvabile» (Mercati, Sommario, p. 133). Contiene la lett. xx, in copia (già edita in Tiraboschi, Biblioteca modenese, III, pp. 439-440 e, assai peggio, in Dittrich, Regesten und Briefe, pp. 390-391).

E1
Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 1776 (α. Q 10. 3 n° 11). Contiene gli autografi delle lett. xxvi, xxvii, xxxii, xxxiii e xxxviii (quattro delle quali edite in Alcune lettere d’illustri italiani, pp. 3-15, ma su una copia allora di proprietà di Giovanni Francesco Ferrari Moreni, irreperta, la quinta – xxxiii – inedita). Furono segnalate da Bertoni, Lettere inedite di Lodovico Castelvetro.

E2
Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Autografoteca Campori, s.v. Castelvetro (contiene gli autografi di xxiii e xxxix).

E3
Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Raccolta Molza-Viti, 153 (contiene l’autografo della lett. lxv).

E4
Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 536 (α. T 1. 7). Contiene la trascrizione autografa di Tommasino de’ Bianchi detto de’ Lancellotti delle lett. xvii, xviii e xix (poi edite in Lancellotti, Cronaca, V, pp. 473-476). Dal volume successivo, Estense italiano 537 (α. T 1. 8), esemplo la lett. 2 di Giovanni Falloppia.

F1
Firenze, Biblioteca Marucelliana, B. III. 65, ff. 93r-96v (copia della lett. xxii). Il codice contiene nel seguito i sonetti di corrispondenza col Valentini e col Varchi, corredati di relative risposte (ff. 97r-98v = I e V). Benché ne trasmetta sostanzialmente gli stessi materiali, F1 non è apografo di Lettera del traslatare (1747). Dal momento che i due sonetti Ia-b vengono detti «inediti» e la lettera al Calori «Copia fatta puntualmente secondo l’originale», F1 deve essere considerato un affine di Re (vedi infra, p. 122); ciò che è confermato dalle varianti del sonetto V.

F2
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini. Varchi, I 71 (lett. xv) e I 72-74 (lett. xxx, xxxiv e xxxv). Copie di queste lettere avrebbero dovuto essere trascritte nel codice di Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, serie I, 132; ma la sezione del codice che le doveva contenere non fu redatta (Lettere a Benedetto Varchi, pp. 20-21).

Fo
Forlì, Biblioteca Comunale, Raccolte Piancastelli, Sez. Aut. XII-XVIII sec., busta 14, s.v. Castelvetro, Lodovico. Contiene l’autografo di xxxviii (inedita).

H
United States of America, Harvard, Harvard University, Houghton Library, Ms. Ital. 111. Contiene gli autografi, tutti inediti (con l’eccezione di qualche squarcio edito in Garavelli, Una sventurata Griselda, Lodovico Castelvetro polemista, Riflessi polemici, «Tu non es leo, sed noctua» e «Di grammatica et di parole»), di xxiv, xxv, xxvii, xxxi, xli, xlii, xliii, xliv, xlv, xlvii, li, liii, liv, lv, lvi, lvii, lx e lxiii (diciotto lettere ad Aurelio Bellincini). La raccolta fu acquisita dall’istituto il i luglio 1973, ed era precedentemente appartenuta al bibliofilo e collezionista americano Chauncey Cushing Nash (1884-1968).

M1
Milano, Biblioteca Ambrosiana, S 108 sup., [Miscellanea di lettere], sec. XVI-XVII, ff. [1], 266 complessivi numerati modernamente in cifre arabe a lapis in alto a destra di ogni recto, su precedenti numerazioni. Del Castelvetro conserva gli originali autografi di xlvi, xlviii, lxi e lxii, ff. 109-112, editi in Lettere inedite di dotti, pp. 32-35.

M2
Milano, Biblioteca Ambrosiana, R 124 sup., [Miscellanea di lettere], sec. XVI-XVII, ff. 322, [1] complessivi numerati modernamente a lapis al recto. Ai ff. 98r-137v: Alcune l.re cavate dal gran libro | delle l.re scritte al Varchi | quale è in potere del Caval.re | Salviati. Segue una nota di possesso di «Georgius Longus P. Amb.nae Bibliothecae | Custos».1 Contiene una copia di xv (ff. 31v-32r). Per la storia del codice: Lettere a Benedetto Varchi, p. 22.

M3
Milano, Biblioteca Ambrosiana, D 246 inf., [Miscellanea], ff. [1], 92, [1], XVII sec. Ai ff. 89r-92v si legge, in copia unica, la lett. ii, di mano di Lodovico Barbieri.2

Mac
Modena, Archivio Storico del Comune, Atti di Amministrazione generale, 1552 (Ex Actis), ora in Lettere di personaggi illustri, “ lettera C” (autografo di xxxvi); e Atti di Amministrazione generale, 1558 (Ex Actis) (autografo di lxiv).

Mas1
Modena, Archivio di Stato, Cancelleria Ducale. Archivio per materie. Letterati, busta 14. Contiene l’autografo della lett. lii, inedita, e una copia di lxv, tratta dall’originale allora in possesso del conte Gherardo Molza, esemplato in forma quasi facsimilare (se ne riproducono anche le correzioni).

Mas2
Modena, Archivio di Stato, Soppressioni napoleoniche. Modena. Monache di S. Paolo, 2431 (ex 1921), ff.nn. Contiene la lettera di Giovanni Maria della Porta, Roma, 4 ottobre 1539 (lett. 1).

Re
Reggio Emilia, Biblioteca Comunale “Panizzi”, Ms. Regg. A 43/6. Si tratta di un ammasso di appunti e materiali varii, in gran parte autografi di Giambattista Venturi, che vennero utilizzati dal letterato reggiano per un Elogio del Castelvetro (Venturi, Elogio di Lodovico Castelvetro). Contiene, tra l’altro, una copia settecentesca, ricavata «Dalle Carte di D. Dom.co Vandelli»,3 non però di mano del Venturi, della lett. xxii (ff. 42r-47v), e i sonetti Va-b, autografi del Venturi, tratti da Varchi, Sonetti II (f. 31v). Una breve nota sul codice in Marcuccio, Fondo Venturi, p. 147.

S
Savignano sul Rubicone, Biblioteca dell’Accademia dei Filopatridi, ms. 43. «Miscellanea orationum, opuscolorum et epistolarum congesta cura et studio I.C. Amadutii» (Mazzatinti-Sorbelli, Inventari, I, pp. 118-119). Contiene la lett. xxiii, esemplata da Bandini, Collectio.

Ve1
Venezia, Biblioteca del Museo Civico Correr, Donà delle Rose, 447, filza IV, n° 34, ff. 2v-3r (lett. 3 e xxix, adespote, edite in Grohovaz, Melchiori e Castelvetro, pp. 271-272 e 273-275). L’intera filza IV dovrebbe essere autografa di Leonardo Donà delle Rose («lavori originali di Lunardo Donà, o copie di sua mano di lavori altrui»), letterato e politico veneziano (1536-1612) che fu anche Doge della Serenissima dal 1606 alla morte (sulla sua figura: Cozzi, Donà).

Ve2
Venezia, Biblioteca del Museo Civico Correr, Cicogna 3000, n° 1, pp. 7-8 (altra copia delle lett. 3 e xxix, assegnate questa volta rispettivamente a Giovanni Maria e Lodovico Castelvetro).

Testimoni a stampa

Alcune lettere d’illustri italiani
Alcune lettere d’illustri italiani ed il Treperuno di Giammaria Barbieri modenese in risposta a tre sonetti di Annibal Caro contro il Castelvetro […], [a cura di Mario Valdrighi], Modena, Vincenzi, 1827. Alle pp. 3-16 pubblica, da una copia allora posseduta da Giovanni Francesco Ferrari Moreni, con numerosi tagli e omissioni, xxvi, xxvii, xxxii, xxxiii, xxxviii e xxxix. Alle pp. 24-25 figura anche la lett. 4 (di Francesco Robortello), tratta da un originale oggi irreperto riemerso nel 1823 dalla famosa nicchia della Verdeda, passato a Giuseppe Bignardi e nel 1827 di proprietà di Carlo Cesare Galvani (1801-1863), guardia d’onore di Francesco IV duca di Modena, caporedattore della «Voce della Verità» e cognato del ben noto editore, faccendiere e confidente austriaco Pietro Brighenti.

Bandini, Collectio
Angelo Maria Bandini, Collectio veterum aliquot monimentorum ad historiam praecipue litterarium pertinentium, Arreti, sumptibus Michaelis Bellotti, 1752 (contiene la lett. xxiii, pp. 58-60).

Bertoni, Giammaria Barbieri
Giulio Bertoni, Giammaria Barbieri e Ludovico Castelvetro, in «Giornale storico della Letteratura italiana», xlvi (1905), pp. 383-400 (alle pp. 389-390 pubblica, da Mac, la lett. lxiv).

Bianchi, Un poco noto trattatello
Maria Grazia Bianchi, Un poco noto trattatello grammaticale di Lodovico Castelvetro: De’ nomi significativi del numero incerto, in «Aevum», lxv (1991), pp. 479-522 (alle pp. 521-522 pubblica la lett. xv).

Butler, ‘The Gentlest Art’
‘The Gentlest Art’ in Renaissance Italy. An Anthology of Italian Letters 1459-1600, compiled by Kathleen Theresa Butler, Cambridge et all., Cambridge University Press, 1954. A p. 84 ripubblica xlvi, esemplata da Lettere inedite di dotti italiani.

Cardillo, Castelvetro: sul “traslatare”
Angelo Cardillo, Ludovico Castelvetro: sul “traslatare”, in «Misure critiche»,ns., ix (2010), n. 2, pp. 5-21. Alle pp. 8-21 ripubblica da Lettera del traslatare, ammodernando, la lett. xxii, con un utile apparato esplicativo.

Casini, Recensione
Tommaso Casini, rec. a Leandro Biadene, Las Razos de trobar e lo Donatz proensals, secondo la lezione del ms. Landau […], in «Rivista critica della letteratura italiana», ii (1885), pp. 110-115 (pubblica la lett. xxxv, a p. 114).

Cavazzuti, Lodovico Castelvetro
Giuseppe Cavazzuti, Lodovico Castelvetro, Modena, Società tipografica modenese, 1903. A p. 177 n. 4 pubblica, parzialmente, la lett. xl.

Debenedetti, Gli studi provenzali
Santorre Debenedetti, Gli studi provenzali in Italia nel Cinquecento, Torino, Loescher, 1911. Pubblica le lett. xxx, xxxiv e xxxv (pp. 263-265), ricavandole da F2.

Forciroli, Vite
Francesco Forciroli, Vite dei modenesi illustri, a cura di Sonia Cavicchioli, trascrizione di Giorgia Mancini, Modena, Aedes Muratoriana, 2007. Contiene la lett. i (pp. 134-135), corrispondente alle pp. 104-105 del manoscritto delle Vite di proprietà di Giulio Forni pubblicato in quella sede. Si tratta di un codice autografo di Matteo Pagliaroli (1767), forse copia diretta dell’originale allestito tra 1586 e 1622 da Francesco Forciroli (1560 circa-1624), già utilizzato dal Tiraboschi e quasi certamente anche dal Muratori.

Frati, Di alcune lettere
Lodovico Frati, Di alcune lettere ad Egidio Foscarari, in «Archivio storico italiano», lxxiv (1916), t. i, pp. 136-147. Alle pp. 141-142 Frati pubblica la lettera a Serafino da Fermo, alle pp. 143-145 le due del Castelvetro al Foscarari (xvi, lviii e lix). Come osserva Bacchelli, Di una lettera su Erasmo, p. 266 n. 39, lo studioso pubblicò le lettere non dal manoscritto cinquecentesco che le contiene (B1), ma da un apografo settecentesco (B3).

Grohovaz, Melchiori e Castelvetro
Valentina Grohovaz, Francesco Melchiori e Lodovico Castelvetro: frammenti di un dibattito cinquecentesco. A proposito di «Rerum Vulgarium Fragmenta» CCCLXI, in «Studi petrarcheschi», x (1993), pp. 251-280 (alle pp. 271-275 pubblica 5 e xxix, da Ve1 e Ve2).

Grohovaz, Gli esordi di Lodovico Castelvetro
Valentina Grohovaz, Gli esordi di Lodovico Castelvetro nel commento a Petrarca: la lettera a Giovanni Falloppia (ms. Ambr. D 246 inf.), in Omaggio a Lodovico Castelvetro, pp. 7-25. Pubblica, per la prima volta, ii (alle pp. 18-25).

Lancellotti, Cronaca
Tommasino de’ Bianchi detto de’ Lancellotti, Cronaca modenese, in Monumenti di storia patria delle provincie modenesi, xiii, Parma, Pietro Fiaccadori, 1880 pp. 473-474 (pubblica xvii, xviii e xix). Nel vi tomo, pp. 360-361, viene pubblicata anche la lett. 2 (di Giovanni Falloppia).

Lettera del traslatare (Let)
Lettera di Lodovico Castelvetro scritta a M. Guasparro Calori a Roma del traslatare, in Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici [diretta da Angelo Calogerà], xxxvii, In Venezia, Appresso Simone Occhi, 1747, pp. 73-92 (pubblica, da fonte non indicata, xxii).

Lettera a M. Antonio Modona (LetMod)
Lettera di Lodovico Castelvetro a M. Antonio Modona a Brissello del Lustro, et dell ’Olimpiada, con altre lettere del medesimo Autore, in Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici [diretta da Angelo Calogerà], xlvii, Venezia, Appresso Simone Occhi, 1752, pp. 415-432. Pubblica, da fonte non indicata, la lettera-saggio l, di cui è testimone unico, seguita da iii, iv, v, vi, vii, viii, ix, x, xi e xii, pure in attestazione unica (solo di iv si conosce un altro testimone).

Lettere inedite di dotti italiani
Lettere inedite di dotti italiani del secolo XVI tratte dagli autografi della Biblioteca Ambrosiana da Antonio Ceruti, Milano, Tipografia e Libreria Arcivescovile, 1867 (pubblica xlvi, xlviii, lxi e lxii, pp. 32-35).

Lettere a Benedetto Varchi
Lettere a Benedetto Varchi (1530-1563), a cura di Vanni Bramanti, Manziana, Vecchiarelli, 2012. Si ripubblicano le lett. xxx, xxxiv e xxxv (da F2), pp. 280-281 e 283-284.

Lettere facete 1575 (Lf 1575)
Delle | letter e | facete, | et piacevoli, | di diversi gr andi hvomini, | et chiar i ingegni, | Scritte sopra diuerse materie, | Raccolte | per M. Francesco Tvrchi, | libro secondo. | [filetto] | [marca tipografica] | In Venetia, | [filetto] | mdlxxv. | [filetto] | col Privilegio. | 8o; [16], 575 p. (*8 A-Z8 Aa-Nn8) [esemplare consultato: Genova, Biblioteca Berio, B.S. XVI A 58, collazionato con quello segnato Epist. 903 della Bayerische Staatsbibliothek digitalizzato su Google Books]. Alle pp. 127-129 contiene la lett. xxi, con interventi di censura. Il secondo volume delle Lettere facete fu allestito da Dionigi Atanagi, che non fece però in tempo a portarlo in stampa. Così sintetizza la vicenda Francesco Turchi nella dedicatoria del libro a Matteo Fino, Venezia, i ottobre 1584: «[Dionigi Atanagi] fu il primo, che raccogliesse et facesse imprimere simili sorti di lettere: percioché egli già raccolse, et diede in luce il primo libro, et pose mano a questo secondo: il quale essendo da lui a pena cominciato, fu sopraggiunto da immatura morte, et da me poi con gli originali de’ propri autori havuti da diverse persone, finito di raccorre: sperando con esso parimente dilettare, et giovare al mondo» (Lettere facete 1575, c. *3v).

Lettere facete 1601 (Lf 1601)
Delle | lettere | facete, | et piacevoli, | di diversi hvomini | grandi, et chiari | & begli ingegni. | Scritte sopra diuerse materie. | Raccolte | per M. Francesco Tvrchi. | Libro secondo. | [marca tipografica] | In Vinegia, mdci. | Presso Altobello Salicato. 8o; [16], 575 p. (*8 A-Z8 Aa-Nn8). Alle pp. 127-129 contiene la lett. xxi, con interventi di censura (tale testimone è descriptus del precedente).

Molza, Poesie
Francesco Maria Molza, Delle poesie volgari e latine di Francesco Maria Molza […], i, Bergamo, Lancellotti, 1747 (a p. xcix del i volume pubblica iv, «che manoscritta si conserva in Modena»; irreperto l’antigrafo).

Opere varie critiche
Opere varie critiche di Lodovico Castelvetro gentiluomo modenese non più stampate, colla vita dell ’autore scritta dal sig. proposto Lodovico Muratori bibliotecario del Ser.mo duca di Modena, Lione [i primi esemplari avevano Berna], Nella stamperia di Pietro Foppens [ma Milano, Stamperia Palatina], 1727. Contiene la lett. i (pp. 99-100), ricavata molto probabilmente da un manoscritto delle Vite dei modenesi illustri di Francesco Forciroli.

Parrasio, De rebus per epistolam quaesitis
Iani Parrhasii liber | De rebus per epistolam quaesitis. | Henr. Stephani tetr astichon | de hoc Iani Parrhasij alijsque quibus poe-|tas illustrauit libris. | Si migrare animas aliena in corpora nostras | Veridico Samius protulit ore senex, | Migrasse in Ianum Latiorum pectora vatum, | Aut vatem OEdipodis more fuisse reor. | Adivncta est | Francisci Campani | Quaestio Virgiliana. | [marca] | anno M.D.lxvii | Excudebat Henricus Stephanus, illustris viri | Huldrichi Fuggeri typographus| 8°; [16], [272] p. (¶4 a-r8). Alle cc. ¶2r-¶4v figura la dedicatoria della raccolta dell’Éstienne al Castelvetro (poi ristampata in Parrasio, Quaesita per epistolam, pp. 1-9 e, in precedenza, antologizzata da Jan Gruter nella sua fortunata silloge Lampas, I, pp. 721-725). Esemplare utilizzato: Helsinki, Kansalliskirjasto, MD 399. vii. 10/1, collazionato con quelli di Gent, Biblioteca Universitaria, Bib. BL 3248 e Lione, Bibliothèqu Municipale, 380575, entrambi consultabili in versione digitale su Google Books].

Ploncher, Castelvetro
Attilio Ploncher, Della vita e delle opere di Lodovico Castelvetro, Conegliano, Cagnani, 1879 (alle pp. 133-134 contiene la lett. lxv, esemplata da Silingardi, Lodovico Castelvetro, pp. 23-24).

Poetica
Poetica | d’Aristotele | vulgarizzata, | et sposta | Per Lodouico Casteluetro. | [impresa della civetta] | Stampata in Vienna d’Austria, per Gaspar | Stainhofer, l’anno del Signore | M.D.LXX. | 4o; [4], 385, [3] c. (A-Z4 Aa-Zz4 Aaa-Zzz4 Aaaa-Zzzz4, Aaaaa-Fffff4). Si esempla da questa edizione (cc. A2r-4v) la lettera dedicatoria a Massimiliano II (lxvi) [esemplare utilizzato: Modena, Biblioteca Estense Universitaria, 1 A 12. 45, collazionato con la copia della Bayerische Staatsbibliothek 4º A gr. b. 244 digitalizzata nella Digitale Bibliothek, http:// www.digital-collections.de/].

Poetica d’Aristotele
Lodovico Castelvetro, Poetica d’Aristotele vulgarizzata e sposta, a cura di Werther Romani, Bari, Laterza, 1978-1979 (2 voll.). Alle pp. 1-5 del i volume, contiene la lett. lxvi, dedicatoria della Poetica a Massimiliano II, esemplata da Poetica.

Sandonnini, Lodovico Castelvetro
Tommaso Sandonnini, Lodovico Castelvetro e la sua famiglia. Note biografiche, Bologna, Zanichelli, 1892 (alle pp. 313-314 pubblica, esemplandola da Mac, la lett. xxxvi).

Silingardi, Lodovico Castelvetro
Giuseppe Silingardi, Lodovico Castelvetro e i suoi tempi, Modena, Moneti, 1873 (alle pp. 23-24 pubblica lxv, esemplandola, dice, dall’autografo, allora di proprietà del marchese Gherardo Molza, e oggi conservato in E3; più probabilmente, il Silingardi copiò Mas, di cui condivide l’errore di lettura «scunzie» anziché «scienzie»).

Tiraboschi, Biblioteca modenese
Girolamo Tiraboschi, Biblioteca Modenese […], Modena, Società tipografica, 1781-1786. Alle pp. 483-485 del vol. i (1781), Tiraboschi pubblica xiii e xiv, per le quali è testimone unico. Alle pp. 439-440 del vol. iii (1782) si propone invece la lett. xx, per la quale il ritrovamento dell’antigrafo (cv) rende il testimone descriptus.

Criteri di edizione

Il corpus testuale qui per la prima volta raccolto ed edito non è, purtroppo, omogeneo. Solo poco meno della metà dei documenti sopravvive in autografo. Le restanti lettere furono edite tra Cinque e Settecento, secondo i criteri ecdotici del tempo, e a volte perfino con interventi censori. Una lettera, la xl, è di paternità solo probabile: la si è contrassegnata con un asterisco (xl*).

Per questa ragione, dopo aver preso in considerazione diverse opzioni, ho preferito distinguere le fonti in tre famiglie: gli autografi, le lettere documentate in copie cinquecentesche (anche a stampa) e i testi attestati solo in trascrizioni seriori, sette-ottocentesche.

Nel primo caso non ho potuto che attenermi a principi molto conservativi, limitandomi di fatto a semplici interventi di tipo grafico (distinzione di u e v, eliminazione di puri relitti grafici come & [> sempre et] e -j / -j- [> -i / -i-]...). Dato che Castelvetro sembra indicare l’accento solo sul monosillabo è (voce verbale), si è inoltre provveduto ad introdurre tali segni diacritici in tutti i casi che lo richiedevano, secondo l’uso moderno. Si sono inoltre sciolte tacitamente le abbreviazioni più corrive (p. es. l.ra > lettera, p.che > perché, v.ro > vostro tranne che nelle formule finali di saluto) e si è reso il segno Δ con «scudi», in conformità con le indicazioni del classico Cappelli, Lexicon, p. 411. Qualche rovello in più mi ha procurato il trattamento dell’interpunzione. Se da una parte mi sembrava doveroso rispettare la punteggiatura originale, sia per la tipologia dei documenti (autografi non letterari di un autore di non comune consapevolezza grammaticale), sia per un certo disagio nel sovrapporre una mia punteggiatura, moderna e inevitabilmente in parte soggettiva, a quella, storica, di Castelvetro; dall’altra mi è parso subito chiaro che il dettato castelvetrino, così com’era, sarebbe risultato a prima vista incomprensibile, in molte circostanze, anche agli specialisti (i soli ai quali si rivolgano queste pagine). Non ho dunque voluto pilatescamente sottrarmi, in nome di una scientificità solo apparente, a uno dei doveri più elementari di un editore; tanto più che ogni edizione è nel tempo, e la presente non sarà certo meno aggiornabile e perfettibile di altre. Ho perciò introdotto, il più sobriamente possibile, qualche segno di interpunzione che mi è parso indispensabile, rinunciando infine, per ragioni di leggibilità, anche al fragile schermo delle parentesi angolari.

Va peraltro detto che Castelvetro non ama una punteggiatura molto fitta; mostra al contrario una certa predilezione per l’asindeto (p. es. «le quali rechino vergogna mostrate vedute nominate ascoltate», lett. xxvii, che conservo tal quale), solo sporadicamente interpunge prima di avverbi o locuzioni che introducono riformuzioni del discorso come «cioè» o «non che», non distingue relative accessorie e necessarie e resiste perfino alla marcatura di incisi e didascalie (p. es. «dove più vi piacerà sicome bene scrivete che»; qui è stato necessario interpungere, isolando l’inciso per evitare equivoci). Per contro, la virgola è frequente prima della congiunzione copulativa et, laddove oggi risulterebbe inutile. In generale, si è comunque preferito conservare i segni di interpunzione originari, a patto che, collidendo con l’uso moderno, non suggerissero partiture sintatticamente equivoche o erronee, e si è dunque prevalentemente operato per eccesso anziché per difetto; integrando, insomma, l’essenziale, ma badando di non intaccare in profondità il sistema degli autografi. In qualche caso, però, è stato necessario mutare il segno originale: nelle formule conclusive degli autografi, p. es., l’indicazione del luogo è separata dalla data con la virgola, il punto o un semplice spazio, e spesso segue una maiuscola. Per chiarezza, si è uniformato il tutto sull’uso moderno (sul tipo, insomma, «In Modona, il dì VII di Dicembre MDLIIII»). Dopo il punto, del resto, ho sempre iniziato con la maiuscola, benché in qualche caso ci si trovasse probabilmente di fronte a occorrenze di “punto mobile” o “punto-e-minuscola”.

Nel secondo gruppo di testimoni, che per ragioni di diacronia condividono in buona parte il sistema ortografico, interpuntorio e paragrafematico degli autografi, agli interventi di cui sopra ho assommato i seguenti, intesi a conformare moderatamente il dettato degli apografi a quello degli autografi superstiti:

– si sono univerbate le forme cio è > cioè, hora mai > horamai, i numerali tremila cinquecento > tremilacinquecento, quattro cento > quattrocento, quattro mila > quattromila..., le preposizioni articolate occasionalmente divise (de gli > degli...);

– si sono al contrario separate diverse scriptiones continuae (per esempio Diche > Di che, e gli incontri pronominali vene > ve ne, mene > me ne, anchorache > anchora che...);

– si sono distinti: per che relativo-conclusivo da perché causale; poi che temporale e indicante causa pregressa (= dato che) da poiché causale diretto (= perché); sì che consecutivo (= così che) da siché conclusivo (= sicché);

– si è per contro rispettata la scrizione analitica di non dimeno, conciosia cosa che

(ma si è divisa in se non che la grafia se nonche).

Al contrario, tra parentesi acute inverse (› ‹) si contraddistinguono elementi testuali spuri, antichi interventi redazionali non originali e insomma tutto ciò che va per una ragione o l’altra espunto.

Quanto, infine, ai testi che sopravvivono solo in trascrizioni tarde, normalizzate secondo i criteri del tempo e ormai molto lontane, negli aspetti formali, dalla facies originale, ho preferito lasciare da parte ogni scrupolo e intervenire in maniera più incisiva su ortografia e interpunzione; giacché, largamente compromessa la possibilità di ricostruire le consuetudini d’autore o d’epoca, tanto valeva privilegiare la chiarezza del dettato e i diritti del lettore moderno, di fronte a una prosa, quella castelvetrina, tutt’altro che limpida. A queste lettere ho dunque applicato integralmente una punteggiatura moderna e il vigente sistema di distinzioni maiuscole/ minuscole. Ho inoltre trascritto le quasi onnipresenti et > e (tranne che davanti ad altra e-); regolarizzato le scrizioni latineggianti, spesso già parzialmente adattate nei testimoni settecenteschi, sebbene con una certa incoerenza (dunque sempre -ti- > -zi- [p. es. scientia > scienzia], -nst- > -st- [constituita > costituita], th- > t- [Theocrito > Teocrito], ph- > f- [pharetra > faretra] e simili); eliminato le h etimologiche e paraetimologiche non conformi all’uso moderno (huomini, heroici, allhora, habbiate, Lucha... > uomini, eroici, allora, abbiate, Luca...); espunto le -i- ridondanti (es. lascierà > lascerà), tranne che nel caso di leggiero e derivati; trascritto -i- le -j- semiconsonanti interne, tipiche delle copie settecentesche (ajutarla, pajono...); univerbato forme come in contro, la onde, conciosia cosa che, non dimeno > incontro, laonde, conciosiacosa che, nondimeno; si sono uniformate su percioché (forma prevalente negli autografi, sebbene in oscillazione con il minoritario perciò che) le modeste occorrenze di perciocché; ho regolarizzato i numerali, impiegando i numeri romani per gli ordinali, le cifre arabe per i cardinali; normalizzato, infine, in M./m. l’abbreviazione del titolo di cortesia ‘messer(e)’, che nei testimoni recenti oscilla tra Mess., Ms. e M., e che nell’attuale prassi ecdotica viene reso talvolta m., talaltra ms. Trattandosi sostanzialmente di un semplice compendio, M seguito da rum, e non di un’abbreviazione per sequenza consonantica, mi è parso più sensato propendere sistematicamente per M., che è del resto la forma impiegata di norma in frontespizi e colophon librari dell’epoca.

Sebbene in qualche caso, dunque, si sia andati contro l’uso del Castelvetro attestato dagli autografi, si è preferito così facendo tentare di conferire al sistema complessivo di ogni singola lettera una parvenza di coerenza; cozzando la conservazione di certi singoli elementi con la palese contraddittorietà di altri, ed essendo ovviamente improponibile l’ipotesi di un restauro integrale degli aspetti ortografici e paragrafematici di copie posteriori di due secoli e poco attente all’esatta trascrizione degli aspetti formali del dettato.

Inizialmente, si era pensato di inserire direttamente nel dettato delle lettere che sopravvivono in autografo le lezioni cassate dallo stesso Castelvetro, in corpo minore, tra parentesi quadre e facendole precedere dal segno -. Ma dal momento che le lezioni intelleggibili erano solo una minoranza, tale soluzione è infine parsa inutilmente cervellotica, e ci si è limitati a raccogliere in apparato le sole varianti significative (significative, si intende, dal punto di vista sostanziale, linguistico, grafico e latamente culturale); bastando per le altre, a chi fosse interessato, la visione diretta degli autografi. L’indicazione in apparato cass. indica dunque una lezione biffata dal Castelvetro stesso, mentre si contrassegnano con la formula agg. interl. le aggiunte sovrascritte e con per corr. su gli interventi su lezioni precedenti. L’apparato, infine, si raccorda al testo per mezzo di una paragrafatura convenzionale.

Di norma, per chiarezza, si sono isolate con “a capo” e rientro le indicazioni topiche e temporali della data dalla formula di saluto conclusiva, che in realtà spesso non presentano soluzione di continuità con il dettato precedente.

Un’ultima notazione per quanto riguarda l’uso del corsivo. Negli autografi esso corrisponde a porzioni di testo debitamente sottolineate dallo scrivente. Trascrivendo altre fonti, lo si è impiegato anche per mettere in evidenza le citazioni esplicite non intercalate. Per queste ultime, la scelta di rendere in corsivo quelle in latino e in tondo quelle volgari è mia. In funzione enfatica e allusiva, quando (molto raramente) è parso necessario, si sono utilizzati invece gli apici, che di norma indicano l’accezione di un lemma in funzione metalinguistica.

Per quanto riguarda infine il commento, per i rinvii alle fonti greche e latine si è usato il sistema di citazione utilizzato dai classicisti; ci si è dunque riferiti a sigle e compendi del Thesaurus Latinae Linguae (tll). Alle fonti bibliche si rimanda invece con le consuete abbreviazioni della Bibbia di Gerusalemme.