IV. CRONACA DI MODENA (i dicembre 1556-30 gennaio 1557)

Il frammento di cronaca che qui si ripubblica è conservato tra le Carte Barbieri del fondo Savioli-Fontana della Biblioteca Universitaria di Bologna all’attuale collocazione Bologna, Biblioteca Universitaria, B 3467, ff. 15r-20v. Fu segnalato in De Bartholomaeis, Le carte di Giovanni Maria Barbieri, p. 7 e poi pubblicato integralmente da Bortolucci, Frammenti di una cronaca, con l’attribuzione a Giovanni Maria Barbieri. Se già Folena, Barbieri, p. 227 ne aveva escluso l’autografia da parte del letterato modenese, si deve a Careri, Per la ricostruzione del Libro di Miquel de la Tor, p. 226 l’ipotesi della paternità castelvetrina del testo, poi autorevolmente confermata da Motolese, Un inedito grammaticale, p. 32 n. 22. Ho pubblicato il § 14 in margine al mio Garavelli, Una sventurata Griselda, pp. 181-182 e ora ripropongo l’intero testo.

Si tratta, in sostanza, di 6 ff. numerati modernamente a lapis al recto da 15 a 20. La moderna cartulazione è peraltro erronea, perché l’attuale bifolio interno presenta una sequenza incongrua (l’ordine testuale esatto è 18r > 18v > 17v > 17r), che non si spiega nemmeno ipotizzando un’erronea piegatura del bifolio (in quel caso 17r avrebbe dovuto precedere 17v).

I titoli riprodotti in corsivo prima della data delle singole sequenze sono in realtà annotati nel manoscritto a sinistra, in forma di marginalia. La mano è comunque la stessa che stende il testo (dunque anche i marginalia sono autografi del Castelvetro). La numerazione tra quadre è conforme a quella dell’edizione Bortolucci fino al § [20], dopo di che eccede di un’unità (il precedente editore, che assegnò un numero progressivo a ogni notizia, dimenticò di numerare [21], nettamente distinta dalla precedente).

Dal punto di vista testuale, una nuova edizione è resa necessaria dalle numerose, gravi sviste della precedente («allozzato» per «allevato» [4], «Il dì III di dicembre.» anziché «Il dì iiij di Dicembre» [5], «Lodovico Stoppa» anziché «Lodovico Stoffa», «le donne di Bologna» anziché «le donne di Modona» [6], «gliela presentaro» anziché «gliele presentaro» [8], con il pronome indeclinabile vero ‘marchio di fabbrica’…) e da alcune pudiche omissioni censorie (esemplare in [6] la sostituzione di «puttane» e «Becchi» con «p…» e «b…»).

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In limine, oltre ai generici auspici con i quali, non senza apprensione, ci si appresta – convenzionalmente – a licenziare il lavoro di tre lustri, mi è grato compito confessare i debiti contratti in questi anni, in proporzioni e tempi diversi, con pazienti e generosi colleghi e amici: Edoardo Barbieri, Carmine Boccia, Vanni Bramanti, Davide Dalmas, Andrea Donnini, Lucia Felici, Stefano Giazzon, Roberto Gigliucci, Carlo Alberto Girotto, Rosanna Gorris, Valentina Grohovaz, Stefano Jossa, Chiara Lastraioli, Alessandro Ledda, Salvatore Lo Re, Franco Minonzio, Matteo Motolese, Rosa Necchi, Giancarlo Petrella, Pietro Petteruti, Susanna Peyronel, Paolo Procaccioli, Danilo Romei, Elina Suomela-Härmä, Matteo Venier.

Tengo a ringraziare in modo speciale Paolo Pellegrini, che mi ha fornito molti, preziosi spunti di riflessione. Per i testi latini e i passaggi in greco sono debitore di suggerimenti vari a Heikki Solin, Luca Maurizi e Kalle Korhonen.

Praticamente infinita la schiera dei bibliotecari che hanno favorito le mie ricerche (spero di non dimenticare nessuno): Aurelio Aghemo, Maria Grazia Alberini, Ebe Antetomaso, Emilia Ambra, Clementina Antonellini, Annalisa Battini, Massimo Baucia, Alberto Blandin Savoia, Adriana Camarlinghi, Maria Carfì, Agostino Contò, Pasquale Di Viesti, Marco Ferri, Marta Gamba, Eleonora Gargiulo, Jan Gromadzki, Antonella Imolesi, Susy Marcon, Roberto Marcuccio, Caterina Novello, Laura Nuvoloni, Patrizia Orticoni, Pier Paolo Piergentili, Giovanna Rao, Heather Wolfe.

Un ringraziamento particolare va a Emilio Russo e Franco Tomasi che, da un certo punto in avanti, hanno affettuosamente ma fermamente sollecitato il presente volume. Sono anche grato agli anonimi peer reviewers per avermi aiutato a considerare meglio taluni aspetti dell’edizione, e alla redazione di BIT&S, cui si deve un lavoro straordinario, svolto con grande disponibilità.

Un sentito grazie va poi al gruppo di ricerca dell’università di Helsinki Co.Co. La.C (Contrasting and Comparing Languages and Cultures), che ha generosamente sostenuto questa ricerca.

Non posso, infine, dimenticare, in chiusura, chi mi fece balenare per la prima volta, ormai moltissimi anni fa, il nome di Lodovico Castelvetro; cioè a dire Giuseppe Frasso, negli insegnamenti del quale ho sempre trovato conforto, anche nelle impervie arrampicate in solitaria che hanno spesso caratterizzato in tutti questi anni la mia attività di “battitore libero”.

Dedico queste pagine a mia moglie Riitta e ai miei figli Emma e Leo, ai quali ho troppo spesso sottratto di me la miglior parte.

Helsinki, giugno 2014