[1] ›Al medesimo 1536.‹
[2] Dellaa novella che mandata ci avete, la quale è piacciuta tanto al Falloppio Maggiore2 che ne la mette sopra quelle del Boccaccio:3 e il rumore della sua bellezza è già, se nol sapete, sparso per l’Italia. [3] Il facitor di quella mi pare essere stato M. Giulio Camillo, ch’a nome d’alcuno gentiluomo di Friuli tessuta l’abbia, sicome compose il libro della scrimaglia a Maestro Antoniuolo. ›ec.‹4
2 Della] Dalla
Non può trattarsi di Gabriele Falloppia (nato nel 1523, aveva allora solo 14 anni: Belloni Speciale, Falloppia), né di suo padre, morto precocemente, né, a fortiori, del fratello minore Giulio. Sarà dunque probabilmente Giovanni (sul quale: Introduzione, n. 26).
Per il costante interesse di Castelvetro per Boccaccio mi limito a rimandare a Perocco Donadi, Retorica, sesso e confessionale, Bragantini, Il riso sotto il velame, Pacioni, Imitazione e teoria, Manganaro, Cinquecento riformatore e Garavelli, «Di grammatica et di parole».
Impossibile dire con sicurezza a quale novella Castelvetro alluda; ma il riferimento a un «gentilhuomo di Friuli» richiama subito alla mente la Giulietta di Luigi Da Porto, che era stata ristampata l’anno prima con il titolo Novella di un innamoramento di Romeo Montecchi e Giulietta Cappelletti che successe in Verona nel tempo di Bartolomeo della Scala, Venezia, Benedetto Bindoni, 1535. La paternità del Da Porto sarebbe stata svelata solo nella marcoliniana del 1539. Sulla questione: Da Porto-Bandello, La prima Giulietta, pp. 37-39. Il coinvolgimento del Camillo nella redazione della novella non risulta da altra fonte, se pur va preso sul serio. Bologna, Tradizione e fortuna, I, p. 383 cita la lettera del Castelvetro e parla genericamente di una novella di Giulio Camillo (di cui peraltro non è traccia). Imprecisabile, almeno per me, anche il riferimento al «libro della scrimaglia» di «Maestro Antoniuolo», di cui non trovo traccia nei repertori.