XII

Lodovico Castelvetro a Filippo Valentini,

s.d. [ma Modena, 1536-1537]1

[1] ›Al medesimo.‹

[2] M. Giulio Camillo, il cui nome, quanto a mia notizia pervenne già dodici anni passati, era Bernardino, il padre pievano sustituito di villa, la patria una villa di Friuli, ora scrive a M. Francesco Greco2 ch’egli è estratto di nobilissima famiglia e ricchissima ne’ confini di Croazia. [3] Ma perché vide che se la ricchezza si divideva in molte parti, percioché molti fratelli e sorelle aveva, avegnaché grande fosse, pur picciola particella gli toccherebbe, sprezzatala se ne venne in Italia, dove a guisa di lavoratore che sotto un arbore o sasso si stia in aspettando che la pioggia passi se n’è vivuto com’egli sa,3 andando ancora alcuna volta in Francia. [4] Ora la pioggia è cessata, percioché è fatto certo che tutti i suoi fratelli e sorelle sono morti, né altro de’ suoi vive che una vecchia, la quale manda a cercare di lui, che vada a godere l’amplissimo patrimonio a lui per eredità scaduto. [5] Ma come v’andrò (scrive egli) non avendo dispendio convenevole per lo viaggio? Lo prega dunque che lo voglia sovenire di tanti denari che possa andare quivi con due servidori, e se tanti denari non ha, che vi anderà con uno, e se ancora tanti non ha, che anderà con niuno, ma solo, e se ancora tanti non ne avesse, che v’anderà a piede, non potendo a cavallo. [6] Il Greco, il quale giace in letto tanto tempo più tosto certo della morte altrui d’andare in Croazia. [7] Ora, quel ch’io dissi che il Greco giaceva per sua cagione in letto è che il Greco gli credeva più che non si conviene ad uomo credere, ha bevuto un certo oro potabile, il qualea d’avere ritrovato M. G‹iulio› mandò novella in Francia sicome vi scrissi, il qual beveraggio non solamente non l’ha a guisa di Pelia4 ringiovenito, sì come si credeva, ma l’ha condotto dove si trova. ›ec.‹