[1] ›Al medesimo.‹
[2] Il Falloppio giovane2 mi dice che il Greco,3 il qual venne non ieri l’altro,4 gli ha dimandati sei scudi in prestanza per mandargli a M. Giulio Camillo, e che ne vuole accattare degli altri, che così l’ha pregato M. G‹iulio› C‹amillo›; la qual cosa conferma ottimamente il grido che dite in Roma essere sparso, cioè che M. Giulio non abbia né badia, né prioratico alcuno. [3] M’ha detto il Greco che M. Giulio, oltre a’ due trattati che scrivete aver fatto,5 ha compilata una grammatica ebrea costì in Bologna, e che subito giunto in Franza la vuol fare stampare, et è cosa molto maravigliosa;6 commenda molto questi trattati, non discende però a specialtà alcuna, e dice non ricordarsi se non tanto, che vi sono bellissime cose. [4] Io, se vi debbo dire il vero, quanto ho compreso dalle vostre parole, queste vie non calpestate non mi paiono della semplice dottrina di Cristo, ma piuttosto chimere, e dimostrazioni piuttosto d’un ingegno poetico che cristiano. [5] Che catene, che anella son queste che mi scrivete? O che questi secreti non si possono sapere, che Dio ce gli ha nascosi, o che le vie piane e frequentate dall’evangelio sono buone a menarci ad essi.
Probabilmente si tratta del quattordicenne Gabriele Falloppia (1523-1562), così menzionato per distinguerlo da Giovanni, il «Falloppio maggiore», sul quale: Belloni Speciale, Falloppia e Firpo-Marcatto, Processo Morone, i, p. 283 n. 83 (ma contrariamente a quanto si legge di norma in bibliografia, il Falloppia si era effettivamente addottorato a Ferrara in Artes et Medicina, relatore il Brasavola, in data 3 ottobre 1552, come registra Pardi, Titoli dottorali, p. 164). In alternativa si potrebbe pensare ad Aldrovandino Falloppia, fratello di Giovanni; che però era probabilmente il primogenito e che non sembra aver frequentato particolarmente il Castelvetro. Da escludere la candidatura di Giulio, fratello minore di Gabriele (e dunque nato post 1523, probabilmente intorno al 1525), morto nel dicembre 1550, come registra puntualmente il Lancellotti: «È morto Julio fiolo fu de M. Zirolimo Falopia cittadino modeneso zoveno de anni 25 o circa de infirmità de cataro in la testa» (Lancellotti, Cronaca, X, p. 323). Il quale frequentava comunque abitualmente casa Castelvetro, come il fratello (che il 15 dicembre del 1546, per esempio, non esita, appena adolescente, a chiedere in prestito Aulo Gellio, e l’8 dicembre 1548, ottiene l’aldina di Aristofane e un «Vocabolista greco»: Barbieri, Castelvetro, i suoi libri e l ’ambiente culturale modenese, pp. 66 e 70).
Francesco Porto (vedi supra, lett. xii, n. 1).
Non ieri l ’altro. ‘L’altro ieri’.
Si tratta probabilmente delle operette Della imitatione e Delle materie che possono venire sotto lo stile dell ’eloquente, edite postume a Venezia nel 1544 (Camillo, Due trattati). La prima di esse fu scritta ai tempi del Ciceronianus di Erasmo (1528) e quindi della polemica dell’umanista neerlandese contro il neopaganesimo romano; il che contribuisce a chiarire il riferimento all’«ingegno poetico» anziché «cristiano» del seguito, che andrà perciò riferito al Camillo e non al Valentini, come comunemente si crede (vedi Introduzione, pp. 15-16).
Nulla sappiamo di questa grammatica ebraica del Camillo, che non ci è pervenuta, se mai la scrisse veramente.