XIV

Lodovico Castelvetro a Filippo Valentini,

[Modena], 15371

[1] ›Al medesimo.‹

[2] Il Falloppio giovane2 mi dice che il Greco,3 il qual venne non ieri l’altro,4 gli ha dimandati sei scudi in prestanza per mandargli a M. Giulio Camillo, e che ne vuole accattare degli altri, che così l’ha pregato M. G‹iulio› C‹amillo›; la qual cosa conferma ottimamente il grido che dite in Roma essere sparso, cioè che M. Giulio non abbia né badia, né prioratico alcuno. [3] M’ha detto il Greco che M. Giulio, oltre a’ due trattati che scrivete aver fatto,5 ha compilata una grammatica ebrea costì in Bologna, e che subito giunto in Franza la vuol fare stampare, et è cosa molto maravigliosa;6 commenda molto questi trattati, non discende però a specialtà alcuna, e dice non ricordarsi se non tanto, che vi sono bellissime cose. [4] Io, se vi debbo dire il vero, quanto ho compreso dalle vostre parole, queste vie non calpestate non mi paiono della semplice dottrina di Cristo, ma piuttosto chimere, e dimostrazioni piuttosto d’un ingegno poetico che cristiano. [5] Che catene, che anella son queste che mi scrivete? O che questi secreti non si possono sapere, che Dio ce gli ha nascosi, o che le vie piane e frequentate dall’evangelio sono buone a menarci ad essi.