XVI

Lodovico Castelvetro a Don Serafino da Fermo,

[Modena], 7 gennaio 15381

[1] A Don Seraphino2 da Fermo canonico regolare della Trinità

[2] Mi pervenne già sono alcuni mesi questa vostra epistola nelle mani:

Ill.mo D.no D. clar.mo et colendiss. Mutinae.

Quod diu scribere distulerim, non oblivio, sed negotia sunt in causa, plurimis enim distineor, ut videar quandoque atlas coelum sustinere. Miraris forte, quod vilis homuncio haec de se predicet, sed si animo diis dedito quid incumbat pensitaveris, agnosces nil ocii superesse, nisi ut sui ipsius iugiter recordetur, quo fit ut amicorum nunquam exui possit memoria, quos in animi penetralibus comportat. Vale igitur, et me tam tui, quam mei ipsius memorem agnosce.

Ex Mediolano Idibus septembris 1537, D.V. Ill. Serap. de Firmo.

[3] la quale mi presta argomento di dimostrarvi che siete uno ignorante, sì come v’ho mandato dicendo per lo sere vostro chiamato hora Don Giovanni Bastardo, hora Don Giovanni Rozzo,3 et alcuna volta M. Lucha Gaurico,4 percioché il nome suo stato non ha se non quanto la luna, della quale compone volentieri. [4] Il che io farò nella lingua vulgare, comprendendo chiaramente alla maniera dello scriver vostro da frate ignorante che non m’intendereste se greco o latino vi scrivessi. Di che se punto dubitaste, mostrate solamente il soprascritto et il sottoscritto della pistola vostra a persone di ciò intendenti, et più per aventura che non voreste sarete certificato dell’ignoranza vostra. [5] Egli è il vero che questa parola D.no, iterata non richiedendolo il luogo, se due altri errori nol vietassero,5 si potrebbe sostenere havendo riguardo alla persona vostra, ché vi fate chiamare canonico regolare, et da queste de Firmo forse havrebbe potuto altri imaginare che voi scritto haveste questa pistola da Firmo, et così coprire la vostra manifesta ignoranza, se nella pistola non haveste scritto ex Mediolano. [6] Dico, adunque, che oltre alle premostrate cosette, le quali a sufficienza scoprono la vostra ignoranza, se ne può haver certezza da tutta la pistola, la quale finientesi nel Vale, non sapendolo voi, percioché presuponete di scriver, niuna cosa contiene. [7] La qual cosa si prova in questa guisa. Egli non è da credere, se non siete del tutto pazzo, che scrivendo voi, se le facende non v’havessero impedito, altro non hav‹r›este scritto dal soprascritto et dal Vale et dal sottoscritto in fuori, et non dimeno altro al presente non iscrivete. [8] Appresso appare che siate sì poco insignorito della scrittura che non sappiate come disconvengano ad huomo christiano in questo luoco queste parole, Animo Diis dedito, percioché o degli angeli, o de’ figliuoli di Dio, o de’ principi et de’ giudici della terra, o degli idoli è di necessità che s’intendano, e non di Dio, come è vostro intendimento. [9] Oltre di ciò, mettete per costante che l’animo divoto di Dio non habbia ocio se non di ricordarsi continuamente di se stesso et degli amici, ignorando voi la perfetta dottrina insegnata da Giesù Christo, la quale ci constringe non solo a ricordarsi de’ nimici; ma anchora a dir bene di loro, et a far ben loro,6 et a pregar Dio per loro, perché, amando noi coloro soli che ci amano, che guiderdone ne dobbiamo attendere?7 [10] Hora, non facendo punto mentione delle vaghe et ridevoli translationi di ‘spogliarsi la memoria’ et delle ‘secrete camere dell’animo’,8 che rendono testimonianza della sciocca vostra ignoranza, et d’alcune altre belle maniere di sententie et di parole, le quali altri raccoglierà molto diligentemente, io vi prometto (et a salute dell’anima vostra attenerò la promessa) che prima che vi partiate di Bologna, dove andate a predicare, permettendolo la divina gratia farò stampare una vostra opera con una spositione, nella quale apertamente si mostrerà a coloro tutti che voglia havranno di vederla la strabocchevole ignoranza vostra. A Dio.

[11] Il dì VII di Genaio dell’anno di Christo MDXXXVIII.

Lod‹ovico› C‹astelvetro›