[1] Ali 5 del mese presente li Perugini impauriti per la soprastante rovina et accortosi che non potevano in alcun modo rimediarlo, si |576r | renderno al Papa, et al Sig.r Duca di Castro2 a discrition loro, con queste conditione perhò, che ciascuno della Cità, a cui paresse, potesse liberamente partirsi, et andare dove volesse senza essere presa di lui alcuna punitione, et che il Duca non dovesse lasciare intrare dentre3 le mura né Spagnoli né Tedeschi, ma Italiani soli: [2] et così Sua Ex.tia ale 17 hore entrò dentro: ma già prima vi era intrato monsig. della Barba4 gene.le comm.rio dello essercito, et il sig. Girolamo Orsino,5 il quale per la molta autorità, che ha in quella terra, et per l’amicitia grande di lui con il Sig. Rodolfo Baglione6 è stato mezzano a questo acordo et quasi ogni giorno entrava in Perugia dopo la venuta del Sig.r Rodolfo, il quale il giorno avanti che il Duca entrasse, se ne uscì con li 25 che erano stati creati soprastanti alla guerra, et alla difesa della patria, et con infiniti altri cittadini: [3] hor vedete quanto vergognoso, et tristo fine per li Perugini, et lieto, et victorioso per Sua S.tà ha hauto questa guerra, benchè altro non se n’è mai aspettato.
[4] Il Conte di S.ta Fiora, cioè il s.r Sforza fratello del car.le mio,7 il qual ha hauto dal Papa dugento cavalli così nel tempo della pace come della guerra, si partì di qui nella medesima hora, che Perugia fu presa, siché aconciamente haveria potuto restare, o tornarsene: nondimeno è pure andato: valoroso cavalier mostra di dover essere. [5] Credesi per alcuni, che il Papa habbia in animo di far qualche altra impresa, et ragionasi di Siena, et di Fiorenza per haver favorito Perugini, ma son favole del vulgo.
[6] Voi dovete havere inteso, che Venetiani si sono accordati col Turco, et gli danno Napoli di Romania, et Malvagia,8 et trecentomillia ducati apresso, ma questo di più vi dico, che il Papa l’ha hauto molto a male, et se n’è doluto col loro ambasatore, non so se per carità christiana, ma ben so per havere loro conceduto poco fa, alquante decime nello stato loro, che importano molte migliara di scudi, acciò che havessero da diffendersi et opporsi all’impeto Turchesco, et credo che di ciò solo gli incresca. |576v |
[7] Ho inteso, che hieri in concistoro sua S.tà propose di volerli scomunicare, parendole tale acordo dishonestissimo, et tanto più dishonesto, quanto che si dice per fermo, che di più hanno pattovito col Turco essere nemici de inimici suoi, et amici degli amici, ma non fu acconsentito da’ car.li, come cosa troppo pericolosa al Christianesimo, che scomunicandoli leggier cosa saria, che in tutto si allontanassono dalla ubidienza della chiesa romana.
[8] Il padre Pallavicino9 fu preso il giorno del Corpo di Christo, et messo in Torre di Nona, la cagione non è stata questa volta per heresia, ma per rispetto di madama, ciò è per sospetto che ella si consigliasse con lui del modo, che havea da tenere non volendo servar il matrimonio col Sig.or Ottavio,10 il quale sospetto credo io essere vano in tutto: [9] ma a lungo vi scriverò un’altra volta la historia della sua presura, credesi che mai più non debbia usire vivo di prigione. Ha hauto corda, et altri tormenta, ma intendo che ancor non ha confessato niente.
[10] M. Cosimo11 si allontanò da Roma, non perché fosse colpevole di cosa alcuna, ma per altri rispetti, che poi vi dirò nella historia, la quale scriverò, come se hora non vi havesse detto cosa alcuna.
[11] Di Roma alli XI di Giugno 1540 sonate le 18 hore.
Gio. Falloppia V.ro
Pier Luigi Farnese.
Dentre. Così sembra avere l’autografo, ma la forma è problematica. Forse è semplicemente da emendare in dentro.
Bernardino Castellari († 1546), vescovo di Casale, funzionario papale di parte medicea (Foà, Castellari).
Girolamo Orsini di Bracciano, padre di Paolo Giordano.
Rodolfo (1512-1554), figlio di Malatesta II Baglioni, signore di Perugia.
Sforza Sforza di S. Fiora (1520-1575), figlio di Bosio II Sforza e Costanza Farnese e fratello dei cardinali Guido Ascanio (il «car.le mio» del Falloppia) e Alessandro.
Cioè Nauplia e Monemvasia nel Peloponneso, colonie veneziane.
Il carmelitano bolognese Giambattista Pallavicino, già membro del Collegio dei Teologi dello Studio di Bologna, ripetutamente inquisito per sospetta eterodossia e morto infine nelle carceri romane intorno al 1545 (Dall’Olio, Eretici e inquisitori, pp. 81-82, con bibliografia).
Si tratta di Margherita d’Austria, vedova di Alessandro de’ Medici e risposata con Ottavio Farnese.
Quasi certamente Cosimo Pallavicino, fratello di Giambattista e di Argentina, moglie di Guido Rangoni, già nel giro di Giulio Camillo, in rapporto con numerosi letterati del tempo (tra l’altro figura tra i corrispondenti dell’Aretino). Pare che all’arresto del fratello si affrettasse a Napoli.