[1] A m. Orelio Bellincino2
A Ferrara
[2] Mi piacerà che voi in persona presentiate la lettera che sarà con questa nostra a m. Francesco Greco3 se si troverà però in Ferrara, ma quando non si trovasse costì la darete a m. Giovanni suo nipote che gliele mandi. [3] Hebbi la lettera vostra che mi fu carissima et specialmente in quella parte dove tanto affettuosamente promettete di dovere mandare ad essecutione i miei conforti, per la qual cosa mi significate quantoa mi riputiate amico. Laonde io non debbo se non consigliarvi quello che mi prenderei per me stesso quando io fosse nello stato vostro. [4] Hora veggo spesso m. Paolo vostro4 il quale diceva di volervi scrivere, ma poi che né mi dà né manda lettera alcuna non debbo io restare di scrivervi acciò che alcuna volta non dubitaste se io havessi ricevuta la lettera vostra o no. [5] M. Vincenzo Badalocchio5 m’ha scritto che vuole venire qui a stare dieci dì con esso meco. Io stimo che passerà per Ferrara, nol lasciate venire senza vostra lettera. Et state sano.
[6] In Padova, il dì XXIX di Dicembre MDL.
v.ro Lod. Cast.
3 quanto] mi vi sia cass.
Sul Bellincini: Introduzione, pp. 11-12.
Francesco Porto (sul quale si veda supra, lett. xii, n. 1).
Probabilmente Paolo Bellincini, in morte del quale il Castelvetro scrisse alcuni epigrammi (si vedano i numeri viii-xi di questa edizione). Se si tratta della stessa persona (il prenome non sembra comunissimo in famiglia), doveva essere già morto l’8 giugno 1553, visto che quel giorno viene accettata a S. Lorenzo «suor Costanza figliuola che fu del signor Paulo Bellinzini» (Pioppi, Diario, p. 59).
Cioè Vincenzo Badalocchi, registrato come «segretario di Roccaposea-Castaneari Giovanna […] in Roma il 21 giugno 1566» da Caetani, Saggio, p. 90. La frequentazione del Castelvetro da parte del Badalocchi dovette essere di lunga durata: per i primi mesi del 1551 è tra l’altro documentata dal giurista sassuolese Lazzaro Fenucci (Fenucci, Ragionamenti, pp. 12-13; su quest’operetta, di notevole importanza, Barbieri, Una lezione di Ludovico Castelvetro, Roncaccia, Il metodo critico, pp. 33-81 e 319-430 [rist. anastatica] e Garavelli, Lodovico Castelvetro polemista, pp. 121-123). Figlio di Carlo, «offitiale deputato sopra alli spoglii della Giesia», insomma Fiscale (vedi supra, lett. xxiii, n. 19), come si è già ricordato fu uno dei testimoni della difesa nel corso del processo per l’assassinio di Alberico Longo.