XXV

Lodovico Castelvetro ad Aurelio Bellincini,

Padova, 10 gennaio 15511

[1] Al molto mag.co m. Orelio Bellincino suo
A Ferrara

[2] Se voi non usaste parole in dimostrare a me che prendete sicurtà di domandarmi consiglio io crederei che così stesse la cosa come scrivete, cioè che sicuramente ricorrete a domandarmi consiglio in questa cosa, et siete per ricorrere per l’avenire nelle cose dove mi reputerete buono o per consiglio o per aiuto o per voi o per gli amici, ma non dimeno o baldanzosamente o timidamente che voi il facciate ioa sarò sempre presto a farvi quello piacere che potrò. [3] Io adunque quanto mi pare pensando potere comprendere non veggo che cosa vi possa nuocereb l’havere titolo di stare con quel signore il quale non pare che sia il maggiore hoggidì tra’ Cardinali et specialmente con la predetta conditione et licentia di potere studiare alquanti anni.2 L’amicitia del quale è cercata da tutti ic maggiori signori del mondo et col quale non è persona di qualunque grado che non s’acconciasse volentieri per servitore pur che pensasse che gli dovesse venir fatto. [4] Hora io non credo che appresso voi di questo sia disputa, cioè se altri debba acconciarsi con lui quando si possa perché nond sia signore che meriti d’essere servito d’un pari vostro, et che voi none ve ne possiate contentare per signore. Ma dubitate che fra alcuni anni non habbiate questo animo di servire o perché vi convenisse stare a casa per necessità della famiglia o per honore, o per prendere moglie, o perché più vi dilettassef di servire il nostro o alcuno altro signore, et perciò state sospesog. [5] Hora io vi lodo assai che habbiate questa lodevole dispositione d’animo di non volervi ubligare a cosa che siate poi costretto a farlah al dispetto vostro o non facendola parere leggiere. Ma non dimeno l’acconciarsi con questi signori specialmente dovendovi correre tempo in mezzo et assai lungo, non è miga come l’ammogliarsi, o fare alcuni atti simili che non si possano fratornare senza infamia di fede rotta, et specialmente quando non s’è mangiato del pane del signore. Anzi essi godono quando altri truova o riposo, o migliore ventura, et gli danno volentieri licentia. [6] Voi vi dovete ricordarei quanto gratiosamente il cardinale Grimano3 concedesse m. Carlo Sigonio4 al nostro commune, che gli era tanto caro, et come se ne gloriasse, et il Cardinal Contarino5 diè licentia moltoj benignamente a m. Philippo Valentino che prendesse moglie,6 non però gli fu meno caro mentre visse. [7] Laonde io vi consiglio et conforto a prendere tutte quelle cagioni che vi si parano inanzi in questa età, non che questa che sarebbe desiderata da maggiore anchora di voi, conk conditione però che dobbiate studiare et così infino a questa hora potrete cominciare a sentire utilità prima che sentiate noial della servitù futura potendo sotto questo titolo andare allo studio dove più vi piacerà, sicome bene scrivete, che in verità Ferrara non mi piace per istudiare per alcuno amico mio, ma meno per voi. [8] Se iom havessi voluto usar parole verso voi come voi usate verso me io poteva scusarmi assai di nonn volervi consigliare havendo tanti parenti et savi più di me et in Ferrara il consiglio de’ qualio è da antiporre al mio; il quale se sarà simile al loro sarà superfluo, se diverso non sarà da seguitare. Ma io vi voglio con la mia libera risposta sicurarvi per le altre volte. [9] Hora quanto sia alla lettera che volete fare da parte di vostro fratello7 al Cardinale io non saprei che mi dire di specialep se non sapessi ben la dimestichezza et la servitù sua con quel signore. Ma in generale la causa è tanta giusta et aperta8 che le parole pure etq narranti solamente il desiderio vostro senza molta ritorica devono bastare davantaggio. State sano.

[10] In Padova, il dì X di Genaio nel quale ricevetti la lettera vostra MDLI.

V.ro Lodovico Castelvetro