[1] ›Al Valentino‹
[2] Un non so che Danielle da Luca2 ha composta una poetica volgare per uso della lingua volgare. Persio della Volta, e quel Bianchini,3 e tutti que’ di Bologna la commendano molto. A Padova e a Vinegia, secondo che diceva M. Camillo, era lodata più che altra cosa. Et esso M. Camillo ne diceva molto bene.4 Che stimano gli uomini: e il credo per alcune cose, che al presente non è bisogno raccontare, che gl’insegnamenti siano di M. Gabriel Trifone.5 [3] D. Giovanni Britaro6 m’ha pregato ch’io la vegga, il che ho fatto volentieri, perché novamente la Poetica d’Aristotele e d’Orazio aveva veduta. Che volete più! Ho acquistato il nome di pacienzia appo il Melano,7 che senza dispensarmi son leggendo pervenuto al fino: brievemente più errori v’ha che sillabe, errori, dico, che non ricevono scusa alcuna. [4] Che faremo, M. Filippo? Il Bembo non sa di questa lingua se non quanta ne sa, cioè poca al mio giudizio, né con quella poca scienzia la può aiutar punto, che ad altra opera intende. Il Trifone, nel quale speravano tanto gli uomini, nulla ne sa, e gli altri men che nulla. [5] A voi toccherebbe pura questa impresa. Ma che dico io? Voi sete servitore altrui,8 né di questa servitù uscirete forse mai, e ciò richiederebbe la libertà di tre o quattro anni. [6] Così a me pare che più tosto possiamo piangere la moriente lingua nostra, che aiutarla ›ec.‹
5 pur] per
Naturalmente si tratta di Bernardino Daniello (1500 c.a-1565), che proprio in quell’anno aveva pubblicato La poetica […], In Vinegia, per Giovan Antonio di Nicolini da Sabio, 1536 (Raimondi, Rinascimento inquieto, pp. 19-56, Dionisotti, Daniello, Belloni, Sul Daniello commentatore del Canzoniere, De Gramatica, Daniello).
Verosimilmente Scipione Bianchini, che il Varchi in una lettera a Pier Vettori da Bologna, i luglio 1541 definisce: «bolognese, molto letterato, giuditioso e buono, et tui amans mihique amicissimus» (Varchi, Lettere 1535-1565, p. 104; il Bianchini è citato anche a p. 124). Intimo di Lodovico Beccadelli (la corrispondenza tra i due è conservata nel Pal. 1022, fasc. 11 della Biblioteca Palatina di Parma), nel ’42 sarebbe diventato vicario episcopale di Marcello Cervini a Reggio Emilia. Molto meno probabilmente, potrebbe trattarsi di Marcello Bianchini, forse fratello del precedente (Varchi, Lettere 1535-1565, pp. 121 e 124).
Giulio Camillo, che nell’autunno di quell’anno era brevemente rientrato in Italia al seguito del cardinal Giovanni di Lorena, visitando Bologna, Padova e Venezia. Probabilmente Castelvetro lo incontrò durante il suo soggiorno di alcuni giorni alla corte di Ercole II (Stabile, Camillo, p. 225). Sugli intensi rapporti intrattenuti dai due letterati è d’obbligo Grohovaz, A proposito di alcuni frammenti manoscritti. Si veda anche Introduzione, n. 30.
Trifone Gabriele (Fortini, Gabriel).
Don Giovanni Bertari, rigido precettore di casa Molza, più tardi inquisito per le sue indubbie simpatie eterodosse, morto nel 1558 (vedi Introduzione, n. 25).
Alessandro Melani (1512-1568), letterato modenese: Introduzione, n. 33.
Il Valentini era infatti al servizio del cardinal Gasparo Contarini.