XXIX

Lodovico Castelvetro a Giovanni Maria Castelvetro,

s.d. [1551?]1

[1] Vedetevi voi qual sia la modestia dell’amico vostro,2 il quale, raccontando per sua una spositione trovata da altrui et publicata già tanti anni sono passati, cela il nome suo, conciosiacosa che Alessandro Velutello3 già abbia interpretato che ‘perché’, et sforza per ‘lieva forza’.4 [2] La quale interpretatione è seguitata anchora da Gio. Andrea Gesoaldo,5 de’ quali in questo luogo non fa mentione, sì come è mia usanza di fare per tutto et di loro et degli altri, havendo anchora tralasciato di dire come paia che il Bembo affermi che il meglio et il migliore non si possano accompagnare con che di comperatione.6 [3] Di che l’amico vostro non ne fa parola, et pure se ciò fusse vero favorerebbe assai l’opinione velutellesca, et non meno al parer mio che si faccia il rispetto che si dee havere al parlar rettamente toscano, per lo quale secondo l’amico vostro non si può congiungere insieme è il meglio et a contendere, conciosiacosa che il meglio domandi lo ’nfinito senza la particella a come obedire. [4] Ma quanto l’uno e l’altro s’inganni il dimostra chiaramente il Boccaccio dicendo:

Bruno et Buffalmacco che queste cose sapevano gli havevano più volte detto che egli farebbe il meglio a goderlesi con loro insieme che andar comperando terra come se egli havesse havuto a far pallottole [Bocc., Dec. 9, 3]7

et

Di pari concordia deliberarono essere il migliore d’haver Tito per parente poi che Gisippo non havea voluto essere che havere Gisippo per parente perduto, et Tito per nemico acquistato. [Bocc., Dec. 10, 8]8

[5] Senza ch’io mi credeva che fosse cosa saputa da tutti che a particella oltre agli altri suoi uffici fusse atta a rispondere a movimento manifesto et tacito: manifesto come Cavalliere venieno a vedere di suo mestiere, tacito come Tutti dicevano che cortesia era a rimandarlo; E questa sarebbe rubberia et non furto cioè a torre per forza. Ne’ quali essempi è da supplire darsi o muoversi a rimandarlo, darsi o muoversi a torre per forza. Sì come anchora nel presente luogo è da fare: Obedire a natura in tutto è il meglio, che darsi o muoversi a contender con lei. [6] Hora, al rimanente delle parole dell’amico vostro, che più per la moltitudine loro che per lo valimento paiono richiedere risposta, dico che io confesso che la S con alcuni verbi opera accrescimento et con alcuni diminuimento, ma non dimeno non seguita che operi et l’una et l’altra cosa in alcuni altri, et quando peraventura pur ciò seguitasse alcuni, sì non seguirebbe per ciò in sforza, et donandogli io per vero che il Bembo habbia usato sforza per ispossa e per isgagliarda, il che non dimeno a me non è in tutto manifesto, che si conchiude altro se non che egli abbia male inteso questo luogo et male seguitolo, [7] sì come anchora di leggieri può avenire che egli l’habbia male insegnato ad Alessandro Velutello, il quale sì come idiota et credulo lo raccolse dalla bocca di lui et d’alcuni altri et questa et il rimanente delle sue spositioni?