[1] Al molto mag.co m. Benedetto Varchi
S.r suo hon.
A Firenze
[2] Io hoa per aventura alquanto più tardato a mandarvi la sestina d’Arnaldo Daniello che non pensavate.2 Ma non sono molto prima d’hora giunto in Modona, essendomi fermato in Pisa et in Lucca più che non m’imaginava quando mi partì3 di Firenze. [3] Hora quasi in ammenda della tardanza vi mando non solamente la sestinab et la traslatione stretta, et non traviante dalle orme, come si suol dire, del tralatatoc di quel nostro giovane commendatovi da me per intendente del provenzale4 sì come v’havea promesso di fared, ma una tralatione mia anchora alquanto larga et allontanantesi in tanto da’ vestigi della stretta che si può chiamare anzi che no spositione.5 [4] Hora quantunque esso, peroché non è meno modesto che intendente, deliberando m. Antonio Anselmo6 pure di publicare un volumetto di queste canzoni provenzali, le quali a sua instanzia ha tralatate nella guisa predetta, non addomandi gloria della sua fatica, né voglia per niun partito esser nominato, intenderebbe non dimeno volentieri inanzi tratto qual sia il giudicio vostro, cioè se pensate che le canzoni et le tralationi cosifatte debbano essere gratiosamente ricevute et prezzate dagli amatori della linguae nostra, o pure sprezzate et poco havute care. [5] Laonde non vi graverà di mandarmi una brieve lettera di ciò col volume delle canzoni provenzali, che, la vostra mercè, mi prometteste di recare a m. Bartolomeo Grilenzone7 Auditore di Rota nostro Modonese che et sicuramente et tosto mel farà pervenire nelle mani. [6] Io vi porto grandissima invidia, o più tosto desidero ardentissimamente di potere insieme con voi godere la piacevole et bene insegnata compagnia de’ Mirandoli, de’ Vittori, de’ Capellif, con gli altri tutti a’ quali, se mi raccomanderete mi farete piacere grande.8 State sano.
[7] In Modona, il dì XV di Dicembre MDLI.
Tutto v.ro Lodovico Castelvetro
Si tratta naturalmente di Lo ferm voler qu’el cor m’intra. Per l’attività di Barbieri e Castelvetro sulla lirica provenzale, resta fondamentale il citato studio di Debenedetti, Gli studi provenzali, pp. 30-37, 112-119 e 229-234; sul Castelvetro provenzalista fa il punto Pulsoni, Castelvetro e la lirica provenzale.
Per questa forma: Rohlfs, Grammatica storica, § 571 e Giunta, p. 146.
Giovanni Maria Barbieri (su cui Introduzione, n. 8).
Se Castelvetro imposta un’opposizione fra «tralatione» e «spositione», un altro sostenitore della traduzione ad verbum, Sebastiano Fausto, distinguerà addirittura cinque diverse modalità, «metafrasi, parafrasi, compendio, ispianatione e tradottione» (Fausto, Dialogo, pp. 70-73).
Antonio Anselmi, probabilmente bolognese, segretario del Bembo e poi membro della familia di Lodovico Beccadelli, nato alla fine del Quattrocento e morto verosimilmente alla fine degli anni Sessanta (Quattrucci, Anselmi).
Fratello del più celebre Giovanni, è lodato come eccellente giurisperito da Panini, Cronica, p. 159. Laureato in utroque a Bologna (1528), podestà a Ravenna, Parma, Mantova e auditore della Rota a Genova, fu podestà a Lucca nel 1551; poi fu chiamato come auditore della Rota a Firenze, dove morì nel 1557 (Tiraboschi, Biblioteca Modenese, III, pp. 27-28; Vicini, Le “letture pubbliche” in Modena, p. 97; Firpo-Marcatto, Processo Morone, III, pp. 231-232).
Antonio Bernardi della Mirandola (sul quale vedi infra, lett. lx, n. 10), Pier Vettori e Bernardo Cappello (Fasulo-Mutini, Cappello), alcuni, dunque, dei più illustri frequentatori della mensa del cardinal Farnese, in quei giorni relegato a Firenze dall’irritazione di Giulio III per la crisi di Parma. Sul celebre incontro fiorentino di Castelvetro e dell’entourage del cardinale riferisce, non senza carità di parte, il biografo cinquecentesco ([Anonimo], Vita di Lodovico Castelvetro, pp. 73-74); e l’episodio è ricordato da Castelvetro stesso nella Correzione (Correttione 1999, pp. 246-248).