[1] A m. Aurelio Bellincino suo hon.
A Pisa
[2] Vostro fratello che era a Parma2 è qui, et staracci questo inverno secondo che io intendo. Il Badalocchio3 è qui et dice di volerea ritornare a Bologna a prendere i suoi libri per venire subito et per dimorare lungo tempo in Modona. Il compagno da studio tanto infiammato verso le lettere che ci scriveva era un figliolo d’Alessandro Cavraro4 il quale gli è riuscito molto tiepido conciosia cosa che per fatica rifugga d’imparare greco. [3] Il cavalier Bocchio5 m’ha mandato alcun suo simbolo stampato, et mandato dicendo che prima che gli pubblicasseb vorrebbe venire a Modona per havere l’approvamento mioc, il quale non so come potrà havere non approvando io simile maniera di poesia, cioè le allegorie, et le sentenzie utili a’ costumi che chiamano moralità. [4] Il Luisino lettore in Reggio m’ha mandata una Egloga latina nella quale piange il guastamento del contado di Parma6 sotto nome di Philli, et un volume stampato παρεργῶν dove dichiarisce secondo lui luoghi di varii autori latini et greci.7 Io per lo bene che gli voglio desiderei che non l’havesse fatto stampare, tantod s’allontana dalla verità.
[5] Horamai siamo alla fine della tralatione di quelle canzoni provenzali,8 la quale finita vedremo di fare alcuna cosa anchora che altro al presentee non havrei potuto fare per la noia del Commune.9 [6] Io non ho vostre lettere, et pure sapete che io le aspetto con grandissimo desiderio. In Padova è non solamente un Tassone come scrissi ma due, cioè Mario et Lodovico.10 State sano.
[7] In Modona, il dì XVII di Dicembre MDLI.
Vostro Lod. Cast.
Sigismondo Bellincini (vedi supra, lett. xxv, n. 6).
Vincenzo Badalocchi (vedi supra, lett. xxiv, n. 4).
Potrebbe trattarsi del conte bolognese Girolamo Caprara, padre dell’Alessandro allievo di Sigonio e poi gesuita.
Su Achille Bocchi (Bologna 1488-1562) mi limito a rimandare a Rotondò, Bocchi, Anselmi-Avellini-Raimondi, Il Rinascimento padano, pp. 568-571, Giombi, Umanesimo e mistero simbolico, Primato e crisi della retorica e Libri e pulpiti, pp. 151-168 e Dall’Olio, Eretici e inquisitori, pp. 61-63. I Symbolicarum quaestionum de universo genere […] libri quinque del Bocchi uscirono complessivamente nel 1555 (Bononiae, in aedib. novae Academiae Bocchianae).
Sulla cosiddetta guerra di Parma, scoppiata sostanzialmente per il rifiuto dei Farnese, spalleggiati dai Francesi, di rinunciare ai possedimenti nel ducato, come intimato loro da Giulio III e Carlo V, si vedano almeno Coggiola, I Farnesi ed il ducato di Parma e Piacenza, pp. 1-10 e Valente, Giulio III, i Farnese e la guerra di Parma, senza dimenticare le fonti antiche, per esempio il libro viii della Istoria de’ suoi tempi di Giambattista Adriani, che narra le operazioni belliche con dovizia di particolari (Adriani, Istoria de’ suoi tempi, pp. 279-324; cito sempre dall’edizione fiorentina in folio anziché da quella veneziana in quarto, immessa sul mercato con la data 1587 sul frontespizio ma in realtà pressoché simultanea; per tutta la questione mi permetto di rimandare a Garavelli, Dall ’Istoria alla stampa).
L’umanista Francesco Luisini (Udine 1524-Parma 1569), che in seguito sarebbe stato chiamato da Ottavio Farnese come precettore del figlio Alessandro (Capodagli, Udine illustrata, pp. 242-244, Liruti, Notizie, II, pp. 133-148, Di Manzano, Cenni biografici, p. 118, Cirilli, Luigini e Norbedo, Luisini). Il Castelvetro allude al Parergon libri tres, in quibus tam in Graecis quam in Latinis scriptoribus multa obscura loca declarantur, Venetiis, ex officina Erasmiana Vincentii Valgrisii, 1551, mentre l’egloga citata dovrebbe essere quella Ad Bonifacium Rugerium edita con i Pastoria di Dionigi Ruggieri da Reggio (Ruggieri, Pastoria, cc. 27v-29v). Il Luisini è oggetto di un perfido giudizio di Francesco Robortello in una lettera al Castelvetro di qualche anno più tardi (lett. 6).
Questa notizia va messa in relazione con le tre lettere del Castelvetro al Varchi (ni xxx, xxxiv e xxxv di questa edizione).
Il Castelvetro raggiunse l’apice della sua carriera politica nell’amministrazione modenese tra il dicembre 1549 e il marzo 1552, risultando ripetutamente eletto tra i Conservatori della città, ed essendo perfino designato capo della stessa magistratura (Lancellotti, Cronaca, X-XII, ad indicem).
Mario e Lodovico di Silvio Tassoni erano allievi del Sigonio, e si erano recati a Padova per completare gli studi. Il secondo almeno doveva essere in cattivi rapporti con il maestro, se questi lo aveva «scacciato dalla sua lezione» (vedi infra, lett. xxxvii). Entrambi frequentavano il Castelvetro: Mario, che dopo soggiorni di studio a Bologna, Pisa e Padova si sarebbe addottorato a Ferrara col Brasavola il 14 dicembre 1552 (Pardi, Titoli dottorali, p. 164), viene annoverato dal Panini tra gli «eccellenti» medici modenesi (Panini, Cronica, p. 168) ed è il destinatario dell’epigramma xii Ad Marium Tassonum. Negli anni 1547-1548 si incarica spesso di recapitare i libri imprestati dal Castelvetro ai suoi amici (Barbieri, Castelvetro, i suoi libri e l ’ambiente culturale modenese, pp. 67 e 69). Non va confuso con l’omonimo «fisico» morto «giovane» nel luglio 1550 di «mal mazucho» (Lancellotti, Cronaca, X, p. 264); il nostro scomparve probabilmente il 10 luglio 1578, «ammazzato da un cavallo» (Pioppi, Diario, p. 72). Lodovico, che il 6 luglio 1550 aveva preso in prestito uno «Xenophonte greco» (Barbieri, Castelvetro, i suoi libri e l ’ambiente culturale modenese, p. 72), nel 1575 sarebbe subentrato al Pigna nella segreteria estense (Solerti, Vita di Torquato Tasso, I, p. 107).