XXXI

Lodovico Castelvetro ad Aurelio Bellincini,

Modena, 17 dicembre 15511

[1] A m. Aurelio Bellincino suo hon.
A Pisa

[2] Vostro fratello che era a Parma2 è qui, et staracci questo inverno secondo che io intendo. Il Badalocchio3 è qui et dice di volerea ritornare a Bologna a prendere i suoi libri per venire subito et per dimorare lungo tempo in Modona. Il compagno da studio tanto infiammato verso le lettere che ci scriveva era un figliolo d’Alessandro Cavraro4 il quale gli è riuscito molto tiepido conciosia cosa che per fatica rifugga d’imparare greco. [3] Il cavalier Bocchio5 m’ha mandato alcun suo simbolo stampato, et mandato dicendo che prima che gli pubblicasseb vorrebbe venire a Modona per havere l’approvamento mioc, il quale non so come potrà havere non approvando io simile maniera di poesia, cioè le allegorie, et le sentenzie utili a’ costumi che chiamano moralità. [4] Il Luisino lettore in Reggio m’ha mandata una Egloga latina nella quale piange il guastamento del contado di Parma6 sotto nome di Philli, et un volume stampato παρεργῶν dove dichiarisce secondo lui luoghi di varii autori latini et greci.7 Io per lo bene che gli voglio desiderei che non l’havesse fatto stampare, tantod s’allontana dalla verità.

[5] Horamai siamo alla fine della tralatione di quelle canzoni provenzali,8 la quale finita vedremo di fare alcuna cosa anchora che altro al presentee non havrei potuto fare per la noia del Commune.9 [6] Io non ho vostre lettere, et pure sapete che io le aspetto con grandissimo desiderio. In Padova è non solamente un Tassone come scrissi ma due, cioè Mario et Lodovico.10 State sano.

[7] In Modona, il dì XVII di Dicembre MDLI.

Vostro Lod. Cast.