[1] Al molto mag.co m. Gio. Battista de
Ferrari, scolare Modonese S. suo
A Pisa
Da Sant’Andrea in casa
di prete Angelo
[2] Non ho agio di scrivere a·llungo che giunsi pure hieri ma vi dico che io sono tornato sano et salvo, et ricondotta la compagnia a casa.2 I nostri da Desenzano vanno per Padova sicuri et soli et specialmente poi che videro armare i nostri per certe bastonate date da un nostro ad un soldato pugliese;3 et furono fatti certi che non erano armati per loro.
[3] Morì in Padova m. Flaminio Malaguzzo.4 Il conte Hercole Tassone era giunto a Ferrara.5 State sano. Adio.
[4] In Modona, il dì p. di Maggio MDLII
V.ro Lodovico Castelvetro
La brigata dei parenti che Castelvetro aveva accompagnato a Venezia (vedi infra, lett. xlv, n. 4).
Si tratta forse dell’ennesima vendetta privata, se il «soldato» in questione era quello del capitano Camillo Caula (noto eterodosso, sul quale Biondi, Caula) che aveva seriamente ferito in una rissa un giovane modenese (un Manetta) l’11 aprile (Lancellotti, Cronaca, XI, p. 177).
Figlio di Annibale Malaguzzi (il cugino di Ariosto ricordato nelle Satire e nel Furioso) e fratello del più noto Orazio, il reggiano Flaminio Malaguzzi morì a soli quindici anni nel 1552, lasciando una tragedia che sarà edita solo un ventennio più tardi. Il suo corpo fu deposto in un monumento funebre commissionato dal fratello nella basilica del Santo a Padova (Biondi, Malaguzzi, p. 730).
L’accenno va probabilmente messo in relazione con il fatto che Ercole Tassoni risulta tra gli scolari non matricolati presenti nello Studio di Pisa il 4 giugno 1551 («Tassonus Hercules comes ferrariensis, artium professor», Libri matricularum studii Pisani I, p. 146).