[1] Al molto mag.co m. Gio. Battista
de Ferrari suo hon.
A Pisa
[2] Se cosa di nuovo ci è m’è venuta scritta a m. Aurelio2 al quale scrissi l’altra volta che vostro fratello3 era un di que’ che desiderava M.a Lucia Bertana per suocera. Hora vostra sorella4 mi dice che questo desiderio non è più così ardente, et forse è del tutto raffreddato. [3] Paolo mio fratello, mentre che io sono stato a Vinegia è stato molto male per sua smoderata maniera di vita, hora sta molto bene se sa conservarsi. Ma non so quel che mi dica de’ fatti suoi; è andato alla Mirandola per comparire come soldato falso ad instanzia d’Uguccione.5 [4] Le Donne che andaro da Madama già in hora Madonna Hersilia6 non sono anchora giunte anchora che il Papa dica che di Nipote che gli eraa la riceve per figliuola. Et par che sia un motto simile ad uno detto all’ambasciatore del nostro Duca che è andato a condolersi della morte del nipote: se io ho perduto un nipote,b Gio. Battista di Monte, ho acquistato un figliuolo, Hercole da Este duca de Ferrara. [5] Hora io vi ricordo che Pisa non è stanza da stare passato Maggio se fate stima della vita vostra. Per la qual cosa non vi lascierete consumare dal caldo et dallo studio per parere valenthuomo. A dio.
[6] Il dì IX di Maggio MDLII.
V.ro Lodovico Castelvetro
[7] M. Saolo7 è entrato Podestà di Macerata il primo dì di Maggio.
Aurelio Bellincini.
Non identificato. Di certo la figlia di Lucia Bertani sposò, il 16 luglio 1553, Ventura Cesi (vedi supra, Introduzione, n. 50).
Non identificata.
Uguccione Rangoni (vedi supra, lett. xxxii, n. 20). Non trovo riscontri all’espressione «soldato falso», che varrà forse “travestito da soldato” o “spia”.
Ersilia Cortese (vedi supra, lett. xxiii, n. 3).
Saulo Ronchi (come ipotizzato in Alcune lettere d’illustri italiani, pp. 16 e 89 n. 30), che il cronista modenese Francesco Panini menziona tra i più illustri giureconsulti del suo tempo (Panini, Cronica, pp. 159 e 168). Figlio naturale di Annibale di Ludovico Ronchi (come il fratello Claudio), fu legittimato il 24 novembre 1518, notaio Tommasino Lancellotti, che ci fornisce la notizia. Si addottorò a Ferrara in utroque il 21 agosto 1550 (Pardi, Titoli dottorali, p. 156) e il 20 aprile 1552 fu ascritto al collegio dei Dottori di Modena (Lancellotti, Cronaca, XI, p. 184). Vicini, Le “letture pubbliche” in Modena, p. 114 lo ricorda come lettore di Instituta a Modena nel 1562 e lo dice morto nel 1600. Era molto amico del Sigonio (di cui era stato allievo) e frequentava abitualmente casa e biblioteca castelvetrina, come si deduce dal registro dei prestiti pubblicato da Barbieri. Il 7 gennaio 1547, per esempio, riceve in prestito Sofocle per il tramite proprio del Sigonio, qualche giorno dopo prende il De Philosophia di Cicerone e porta al Sigonio un De legibus manoscritto e il 23 marzo ottiene un Aristotele greco (Barbieri, Castelvetro, i suoi libri e l’ambiente culturale modenese, pp. 66-67).