[1] Al molto mag.co m. Aurelio Bellinzino
scolare di leggi suo hon.
A Ferrara
[2] Io credo fermamente che questa infermità mia presente debba essere la mia morte, ma non così tosto che voi mi doveste mandare lettera da portare al S. Hippolito da Correggio che havesse atterzato2 il testo. [3] Adunque io ho mandato la predetta letteraa al S. Girolamo suo fratello accioché sì come fratello etb leggitimo herede et reputato, et per esser fratello, et per essere herede una stessa persona la legga et diale conveniente risposta.3 [4] Io veggo quanto v’incresca del mio male, che per non mi visitare havete fuggito dic vedered la patria vostra della quale siete stato lontano un anno et tanti mesi. [5] Poiché siete in Ferrara non mi farà bisogno di scrivere novelle della città, che tanti ne sono i rapportatori che io mi imagino che vi rincresceranno. Intendete a star sano et studiatevi di liberarvi da questa prigione fangosa.
[6] In Modona, il dì XIX di Dicembre MDLII.
Lod. Castel.
‘Ridotto di un terzo’ (o forse, qui, ‘ad un terzo’); come spiega Gdli I, p. 816.
Ippolito da Correggio (1510-1552), figlio di Giberto e di Veronica Gambara, generale imperiale, morto pochi giorni prima (13 dicembre); di qui la menzione di Girolamo (1511-1572) come «herede» del fratello maggiore. Quest’ultimo, come è noto, divenne più tardi cardinale (1561) e fu perfino il candidato farnesiano alla tiara alla morte di Pio V. Sui due fratelli, si vedano rispettivamente Ghidini, Correggio, Ippolito da e Fragnito, Correggio, Girolamo da.