XLIII

Lodovico Castelvetro ad Aurelio Bellincini,

Modena, 18 gennaio 15531

[1] Al molto mag.co m. Aurelio Bellincino
scolare di legge da Modona S. suo
A Ferrara
Da San Guiglielmo in casa della Guerza

[2] Egli si suol dir proverbialmente a Modona ogni famiglia ha un pazzo scoperto, ma quella de’ Carandini n’ha due, et io homai posso con verità dire la mia n’ha tre: Vincenzo, Francesco et Lucca;2 percioché secondo me la promossa al Rettorato non è altro che un publico palesamento di pazzia et d’ignoranza, il quale accompagna il promosso infino alla morte.3 [3] Havendo inteso che i Modonesi haveano tratte le spade nel voler vincere la pruova di mostrarsi più pazzi de’ Carpiggiani, né dicendosia quali fossero rimasi con honore o con vergogna m’imaginai, et affermai che i nostri eranb que’ della vergogna, ma poi che havevano ricevuta vergogna fossero almenoc restati senza danno, cioè senza rettore. [4] M. Gio Battista4 sed sentisse i dispiacerie fatti a lui et agli altri fatti a ·ttorto non solamente non havrebbe favoreggiato quel carpeggiano5 a spada tratta contra’ suoi, anzi non istarebbe in sua compagnia né gli favellerebbe, senza che come io intendo egli è ignorante et di perduti costumi,f che altrimenti nong sarebbe accusatore. [5] Il Vicerettorato dell’altro modonese conferma una opinione commune che la famiglia de’ Fontani è più aventurata in quantità di dottori che in qualità. [6] Egli non vorrà far dishonore a’ suoi maggiori et dubito assai che m. Benedetto,6 s’è stato di favoreggiatori suoi et consigliatori a scoprirsi mezzo pazzo et ignorante, non habbia una opinione la quale ha un mio amico molto letterato eth dotato d’acutissimo ingegno dal quale, et non già da me, lai dee havere imparata, che si dee tentare ogni via perché niuno impari accioché essi che hanno imparato sieno più riguardevoli tra’ suoi; poiché il promuovere altrui al Vicerettorato è certissimo impedimento allo ’mparare.

[7] Mi sarebbe piaciuto che più tosto v’haveste fatto medicare a Modona che a Ferrara, sì perché io reputo ij medici nostri più valenti et più amorevoli, sì perché questa maniera d’infermità richiede servigi quali solamente la madre o la sorella o le cognate sogliono volere et potere fare, et non i fanti o le fanti. Ma anchora più mi sarebbe piaciuto che foste vivuto in guisa che non vi foste infermato.7 [8] Di quello che mi scrivete non vi so consigliare se non chek io vi vedrei volentieri fuori di Ferrara, et ogni altrol luogo è molto più convenevole.8 Pure vi penserò sopra. [9] Io sono stato impacciato in certa divisione del capitale fatta tra noi et Paolo, la quale era molto difficile a farsi.9 Non mi sento né bene né male. [10] Guido Machella ha presa per moglie la sorella di Lanfranco Fontana.10 Giuliom Cesare Castelvetro nostro va a Trento per podestà.11 A Dio.

[11] Il dì XVIII di Genaio, in Modonan MDLIII.
Lod. Cast.