XLIV

Lodovico Castelvetro ad Aurelio Bellincini,

Modena, 2 febbraio 15531

[1] Al molto mag.co m. Aurelio Bellincino
Scolare di leggi da Modona suo hon.
In Ferrara
Da San Guiglielmo in casa
della Guerza

[2] L’oppositione vostra fatta all’origine bembesca della voce madriale in quanto non possa discendere da materiale molto mi piace, che se in Toscana e altrove si dice madrigale o madricale non può la g o la c havervi havuta entrata per la voce materia; non mi piace già in quanto non possa discendere da mandra, potendosi di mandra formare il nome aggiunto discendente mandricale servata la regola del discendere.2 [3] Ma questa origine nona è sottoposta ad altra opposi‹ti›one se non che n. senza necessità si dileguerebbe. Ma la vostra è sottoposta a molte più, perciò che et si dilegua n et riceve d etb viene da voce non usata,c né nella nostra lingua né nellad latina et quello che monta piùe né nella greca, non si trovando ne’ libri communi da’ quali i volgari l’havessero potuta prendere. [4] Appresso guardatevi che non si dice madrigalo ma madrigale, il che dimostra che non è compositione ma finimento della lingua latina usitato come naturalis, materialis et simiglianti. [5] Laonde per ischifare tutte le oppositioni si potrebbe dire che s’originasse da madre, madricale o madrigale aggiunto di canzone che poi per parlar brieve s’è fatto nome per se stante, et sono tali canzoni leggieri quali s’imprendono per le fanciulle o per gli fanciulli dalle madri, se non vogliamo dire domestiche et famigliari come diciamo anchora lingua materna. [6] Ognhora più veggo che questi nostri giovani li quali sono allo studio di Ferrara hanno men senno, poiché si sono anchora condotti ad accompagnare come servitori vestiti ad una assisa questo Constantino,3 che glif ha tanto dannificati et ingiuriati, et il Duca fece ottimamente a fargli ballare sì come coloro che sono più leggierig che una canna commossa dal vento.4 [7] Io il dirò pure: essi non meritavano di nascere a questi dì, ma a’ dì che io nacqui, quando il mondo era sepellito nella feccia della ignoranza et della villania. A Dio.

[8] Il dì 2 di Ferraio MDLIII in Modona.

v.ro Lodo. Castelvetro

[9] Mandai già molti dì sono le lettre di m. Lione a Luca, il quale saluto insieme con m. Manfreddetto.5