XLVI

Lodovico Castelvetro a [Paolo] Carandini,

Modena, 6 novembre 15531

[1] M’è oltre a modo caro che habbi trovato m. Gio. Battista2 quale io t’haveva detto che era cioè solicitissimo allo studio et discreto et gentile verso i compagn[i] et per utilità tua, et per non essere io reputato falso testimone della virtù altrui appresso te, anchora che io mi meravigli alquanto che esso m. Gio. Battista secondo che mi vien detto habbia di me credute bugiea che non potrebbono cadere nella mia imaginatione non che io ne sia in atto colpevole. [2] Ma Dio doni senno a chi n’ha tanto poco che accusa reamente et falsamente una persona che tanto l’ama. Hora il consiglio che vi dona m. Antonio3b che per potere studiare non usciate la mattina di casa procede sì come credo da buon zelo, ma al mio parere non è giovevole né al corpo né allo ’ngegno. [3] Io so quello che dico perché ho provato tutte queste novelle. Io ti conforto ad uscire di casa ogni mattina se il tempoc reo non t’impedisce benché non so qual reo tempo ti possa impedire havendo la chiesa di San Francesco4 tanto vicina, et ricorda che chi vived et vive sano impara più degli altri. [4] Se havrete carestia di legne havrete uno impedimento meno allo studio, percioché la dovitia delle legne et il buon fuoco spegne et rintuzza più l’agume dello ’ngegno che qualunque altra cosa si sia. [5] Di nuovo non bisogna che ti scriva et perché hai lettere ogni dì da’ tuoi novellatori et perché coloro che vengono a Ferrara che sono infiniti rapportano ogni minima cosetta. Saluto tutti i tuoi compagni. Sta’ sano.

[6] Ine Modona, il dì 6 di Novembre MDLIII.

Tuo Zio Lodovico Castelvetro