[1] Mi piace molto la vostra correzione. Ma questo solo scrupolo mi resta, che restando il punto avanti anagnostae bisognerà dire che anagnostae, libelli etiam oppignorabantur [Cic. sest. 51].2 Può però essere che impegnasse ancora li servi lettori, poi che erano suoi e comprati, tanto più che gli davano spesa per esser vivi magnanti animali, perché più meraviglia è poi che et libelli oppign. li quali sono morti, e non danno spesa. [2] Vedete di grazia quel luogo di sotto in la medesima faccia di Cic‹erone› pro Sest‹io› dove è l’asterisco, e dice: interfuit convivio parricidarum, in quo est ne ullus quum illo reo inimicus est meus suaviatus; perché credo si possi leggere così: in quo est me ultus, quum illo ore inimicos est meos suaviatus [Cic. sest. 52].3 [3] A questo Gellio puzzava la bocca, come ancora Catullo dice in quello epigramma di quattro versi, In Gellium, Venet. ecc. Li stampati hanno In Lesbium. Gellius est pulcher etc. e in ultimo si tria amatorum suavia reppererit [Cat. 79, 4].4 [4] Ma venite di grazia a Padova, poi che li tempi vanno tepidi, e portate orecchie pazienti sopra tutto, perché non dieci giorni, ma né anco venti evacueranno li nostri ragionamenti. [5] Io sto bene, ma con un poco di travaglio, perché accadde alli giorni passati che un mio nepote diede alcuni schiaffi al figliolo naturale del Trincavela,5 con causa però giustissima. Pare che il Trincavela per tal causa non vogli più leggere. Oh beato questo studio, ed oh avventurati schiaffi, se fussero causa di tanto bene! [6] Ma io ho l’animo involto nelle lettere, Nec meum si mugiat africus [Hor. carm. 3, 29, 57], come dice Orazio. Venite adonca. E salutate il dottissimo Milano6 in mio nome.
[7] Da Padova, alli 27 di Marzo 1554.
[8] Ho veduto il comento del Luigino.7 In fatto è giovenile, e non ben maturo ancora; cerca di dire né trova, perché non sa quello si dee cercare. Però questo ha di bene, che è stampato dal Manuzio d’Aldo solenne stampatore.8
[9] Saluto con tutto il cuore il molto exc. M.r Giovan Maria.9
[10] Dopo queste feste io ho preso carico di far discorsi sopra le idee di Ermogene ogni dì sopra una ed interporre il mio giudicio.10 Oh quanto arei bisogno di voi, a cui solo credo. Siché venite.
L’edizione Reggiani presenta questo testo: «Nihil sane Att‹ici› iuvabant anagnostae, libelli pro vino etiam saepe oppignerabantur» (Cicerone, Pro Sestio, p. 104). Una discussione di questo passo della Pro Sestio, con l’esame di altri possibili interventi, confluirà poi nel De arte sive ratione corrigendi veteres authores disputatio del filologo udinese (Robortello, De arte sive ratione corrigendi, c. 3r), edito nel 1557. Si veda anche Venier, Francesco Robortello, p. 195.
«[…] is interfuit epulis et gratulationibus parricidarum; in quo tamen est me ul‹t›us, cum illo ore inimicos est meos saviatus» (Cicerone, Pro Sestio, p. 104). La tradizione manoscritta ha concordemente «ullus cum illo reo (re)»; le moderne edizioni critiche riconoscono al servita bresciano Ottavio Pantagato (1494-1567) il merito di aver formulato la congettura «ultus cum illo ore», ma come si vede Robortello aveva proposto la stessa soluzione.
Le moderne edizioni critiche anziché «amatorum» hanno «notorum».
Vittore Trincavelli (1491-1563), rinomato medico e professore a Padova.
Alessandro Melani.
Francesco Luisini (vedi supra, lett. xxxi, n. 6).
Naturalmente Paolo, che il Robortello detestava cordialmente (e su cui mi limito a rimandare a Sterza, Manuzio, Paolo).
Giovanni Maria Castelvetro. Il Robortello lo aveva conosciuto durante gli anni pisani e lo ricorda nella lettera dedicatoria ad Antonio Filippo del Migliore premessa alle Explicationes in Catulli Epithalamium, datata 29 aprile 1548, come uno dei sodali che avevano collaborato alla stesura dell’opera («superiore aestate Florentiae una cum Ioanne Maria Castelvitreo auxeram, quem ob singularem doctrinam, summam virtutem, atque admirabile ingenium tanti facio, quanti omnes sciunt», Robortello, De historica facultate, p. 91).
Come è noto, Castelvetro si dedicò a lungo alla lettura di Ermogene e aveva probabilmente dato alle sue schede una forma relativamente omogenea, se il 15 ottobre 1547 poteva imprestare i suoi «scritti […] sopra Hermogene» al Sigonio (Barbieri, Castelvetro, i suoi libri e l’ambiente culturale modenese, p. 68). Osservazioni puntuali sono sparse nella Ragione contro il Caro, nella Poetica e nella Rhetorica ad Herennium, mentre nel manoscritto di Bologna, Biblioteca Universitaria, 595-K 11, sono conservate alcune note autografe inedite, forse ciò che resta di quel commento.