[1] Al mag.co podestà di Brissello M.
Antonio Modona s. suo osserv.mo
A Brissello
[2] Non m’habbiate vi priego per quello che io non sono cioè o per tedioso, o per persona prezzante le cose mie molto, perché di nuovo tornia a domandarvi la lettera mia prima o un essempio, la quale io v’ho domandato un’altra volta, così costringendomi a fare quel gentilhuomo che mi vi fece scrivereb la prima fiata.2 [3] Adunque come potrete vi piacerà di mandarmela, et di significarmi se riceveste fedelmentec et tosto la scrittura del Nizzolio la quale vi rimandai indietro subito che io l’hebbi veduta. [4] Il nostro Duca col principe et Don Francesco, et Donno Alfonso3 domaned si partiranno di qui et andranno a Reggio. Et a voi di cuore mi raccomando.
[5] In Modona, il dì VII di Dicembre MDLIIII.
Tutto vostro Lodovico Castelvetro
Evidentemente la lett. l, alla quale il Nizolio replicò con la «scrittura» rimandata dal Castelvetro al Modona, cui fece infine seguito un ulteriore intervento del Castelvetro (le «quattro parole nelle quali mostrava XX suoi errori intorno a questa materia», vedi supra, lett. li § 7). Nessuno di questi ultimi scritti mi è al momento noto.
Si tratta di Ercole II d’Este (il «Duca»), suo figlio Alfonso (il «principe»), Francesco d’Este, fratello di Ercole, e il diciassettenne Alfonso, figlio naturale del duca e di Laura Dianti.