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Paolo Manuzio a Lodovico Castelvetro,

Venezia, 4 maggio 15551

[1] Mag.co et honorato signor mio,a V.S. non potrebbe mai credere quanto io m’habbi comminciatob ad amarla et osservarla più dell’usato, dopo quel cortese atto, che a’ dì passati le piacque di usarec meco, quando venne a visitarmi, che infermava: che fu cosa inverod tanto da me desiderata, quanto fuori della opinione, non già mia, che sempre la riputai e predicai per humanissima, e savissima, ma di molti altri, che amano e di fingere quel che non è, et a quel, che è, dare interpretatione molto dal vero lontana. [2] E da quel giorno in poie ho cercato con ogni studio alcuna occasione per ac|22v|certarla et assicurarla interamente dell’animo mio: né però fin hora mi è potuto venir fatto di sodisfarmi. [3] Laonde, per darle segno di quanto di lei mi prometto, e per conseguente di quanto ella può promettersi di me, ho voluto prendere materiaf di scriverle di cosa, la quale (per vero dirle) più mi è caro di haverlag da lei che di haverla: stimando assai più la dimostratione dell’amor suo, che l’effetto.h [4] E la cosa è tale. Vienmii detto che sono in mano di V.S. le storiej di Matteo Villani: e per questo più le stimo, credendo che fra’ libri suoi cosa vile non possa haver luogo. [5] Da questa openione è nato il desiderio, che io ho, di tosto vederle, e, dove così a lei ne paia, communicarle al mondo per via della stampa. Delle quali due cose tengo per fermo che ella sia per compiacermi nella prima: e, quanto alla seconda, talmente io ne spero, che poco dubbiok me ne resta.2 [6] Né di ciò intendo di pregarla. Perché,l giovandomi di credere che mi ami, debbo insieme credere che da questo amore, qualunque effetto io mi desideri, sia per nascerne.m Per il che attendo sua risposta con desiderio. Stia sana.

[7] Di Venetia, alli 4 di Maggio, 1555.n