LIV

Lodovico Castelvetro ad Aurelio Bellincini,

Modena, 20 luglio 15551

[1] Al molto mag.co m. Aurelio Bellincino S. suo oss.
A Roma
In casa dell’Ill. S. Hersilia Cortese

[2] Io ho sentito et sento il maggiore dolore che mi sentissi mai per lo passato o peraventura sentirò per l’avenire d’avenimento niuno dispiacevole, quantunque io havessi usata ogni mia diligenzia per provedere a tutti gli scandali chea io m’imaginava possibili a venire. [3] Hora comeb ho conosciuto per pruova io non me gli haveva imaginati tutti, et pure se egli si fosse attenuto al mio consiglio, il quale procedeva da amico et leale animo, non proverei io hora questo affanno. [4] Et certo in ciòc mi portai più cortesemente che io nond m’haverei maie creduto poter portarmi, perseverando questo valenthuomo2 in beffarsi di me villanamente, et volendo egli, o volessi io, o non volessi, che io fossi mezzano et ruffiano tra lui et una mia cognata. Ma non più.

[5] Se M. Bartolomeo Verrini3 m’fhabbia scritto la ’nformatione che dite io nol so, ma so bene che alle mie mani non è pervenuta. Per che lo pregherete per parte mia et vostra anchora che di nuovog la scriva, et che ve la dia et voi mandatemela per via sicura, perciò che io n’havrò bisogno, se vero è quello che mi dice il giudice nostro dell’Appellationi il quale è reggiano4, et è tornato novellamente da Reggio dove una persona reggiana, sì come racconta, gli ha affermato che in Roma il Caro ha stampato questo suo volume delle villanie contra me, anchora che non n’habbia lasciato vedere forse perché io sia il primo a vederlo, o più tosto l’ultimo, et che egli il sa così certo come sa d’essere vivo. [6] Il che io gli credo poi che sonoh due mesi che il Varco in Firenze haveva il primo foglio stampato mandatogli dal Caro, et non dimeno né voi, né m. Guasparro5 non me ne scrivete una parola et alquanto me ne maraviglio.6

[7] [Qui] s’era detto che v’eravate acconcio col Cardinale Saraceno,7 et altri il credeva [c]redendosi che egli dovesse fare la maggior parte delle facende della corte, ma io [mi] dava ad intendere che se fosse stato ciò vero me l’havreste significato. Ma perché non iscrivete dell’ufficio dato a m. Antonio Fiordibello?8 [8] Qui fu il cardinal di Trento9 et forse ve l’ho scritto un’altra volta, et m’invitò ad andare a Trento et io gli promisi a settembre vegnente, et ho animo d’attendergli la promessa se altro non sopraviene. [9] Era con lui Luca Contile10 sanese mio conoscente del quale m. Guasparro scriveva non so che. Egli dice haver detto al Caro che gli fece leggere quel suo volume un così fatto motto Spesse volte percuote, et poche ferisce. [10] Morì m. Prospero del Forno.11 Il novello signore di Sassuolo12 ha rinovate tutte le gride del signore morto et aggiuntevene delle peggiori et acquistatosi più odio infino a qui che non haveva fatto il morto in tutta la vita. [11] Camillo Forno13 disse al conte Fulvio14 che non era stato consapevole dell’assalto fatto a Brentino15 in casa di mio fratello,16 poi havendo voluto il conte far prendere Philippo Sarto a Spinlamberto,17 né essendo ciò venuto fatto, Camillo ha detto che n’era consapevole, et che per ciò non è venuto meno alla fede sua havendo Brentino detto male di lui durante la fede,18 et vuole provare ciò per testimoni, et si crede che la cosa s’acconcierà.

[12] In Modona, il dì 20 di Luglio 1555.