[1] ›Al medesimo 1536.‹
[2] Alcune cosette sono nel ragionamento avuto col castellano2 che non mi dispiacciono, sicome dice il Mosto,3 e una ve n’haa che già a Siena intesi da Maestro Antonio Cattaneo,4 che mi scrisse quel sonetto, Lodovico m’insegna il vostro nome: [3] cioè che il Petrarca in vita di Laura con numero del più, in morte con quello del meno la nominava, e per ragion di questo fatto assignava che, vivendo Laura, due bellezze, quella del corpo e quella dell’anima, si facevano incontro parimente al Petrarca, ma divenuto polve il corpo, e consumate le bellezze corporali, una sola, quella dell’anima, restava sola da esser chiamata, [4] la qual cosa diceva d’avere appresa da non so chi da Monte Alcino5 che espose già i Trionfi del Petrarca, di grandissimo nome in Siena ›ec.‹
2 ve n’ha] v’è n’ha
La cronologia autorizzerebbe a ipotizzare un riferimento al Castellano del Trissino; ma non pare che vi si trovi nulla di pertinente all’allusione del Castelvetro; che andrà più probabilmente indirizzata o a una discussione o a uno scritto perduto in cui il «Castellano» (sempre con la maiuscola, nell’edizione settecentesca) è ancora, come sopra (lett. iv), Battistino Strozzi.
Probabilmente il gentiluomo ferrarese Agostino Mosti, che figura spesso in quegli anni nella cronaca del Lancellotti. Su di lui si veda almeno Ughi, Dizionario storico, pp. 81-82. Il Castelvetro, come al solito, gli dedicò un accenno velenoso nell’abbozzo di vita di Filippo Valentini («Agostino Mosto, che era molto caro al duca et voleva essere creduto letterato di lettere gentili», avrebbe infatti impedito al Valentini di entrare al servizio di Alfonso I per invidia: Mongini, Filologia ed eresia, p. 299).
Personaggio non identificato; ma probabilmente si tratta dello stesso Cattaneo ricordato da Bernardino Maffei nella sua lettera latina al Castelvetro (vedi infra, lett. 3) e sicuramente del «Cataneo» menzionato da Girolamo Bargagli in una lettera a Giuseppe Franchi del luglio 1561 insieme ad Adriano Politi, Marcello Cervini e al Castelvetro stesso tra i «gran letterati» dell’Accademia Grande (Bargagli, Copialettere). Nemmeno il sonetto è noto.
Bernardo Ilicino, celebre commentatore quattrocentesco del Petrarca. È in effetti sorprendente, come osserva Petteruti Pellegrino, La negligenza dei poeti, p. 45 n. 19, che Castelvetro a quella data ancora non conoscesse il divulgatissimo commento del senese.