[1] A m. Aurelio Bellincino suo s. hon.
A Roma2
[2] Morta è la moglie di Guido Quattrofrati la quale era la più letterata donna della nostra città, et bucinavasi che era alquanto vaga delle donne.3 Morto è Agostino de Setti procuratore.4 [3] Si sono date alcune ferite a persone di bassa conditione. Il duca domanda al distretto nostro opere5 tremilacinquecento per aiuto a cavare la fossa di Carpi. [4] Crede la gente che io sia di grande autorità appresso m.a Paola Castelvetra che ha in guardia le sorelle di Francesco Tassone, et ognuno vuole essere proposto et commendato da me, et io servo ognuno, et così facendo non servo peraventura niuno et peraventura ne servo alcuno che non m’ha fatto motto credendomia di non far dispiacere a voi. [5] Hor brevemente Gio. Franc.o Forno,6 et Gio. Battista Bellincino sono al presente più avanti di tutti gli altri, et se Gio. Franc.o fosse quib assoluto del bando io stimo che le nozze si celebrerebbono in brieve, et se Gio. Battista havesse rinunciati i benefici.7 [6] M. Giulio Masetto è amalato d’una febbre continua né son molto sicuro che non si muoia fra pochi dì et mi dorrebbe assai percioché è giovane costumato et gentile.8 Aspettiamo qui il duca9 il dì primo d’ottobre. [7] In Roma dee essere giunto il S. Mariano Savello vescovo non so se di Nicastro o d’Agobbio,10 ma senza dubbio dell’una delle dette città; io vorrei che voi lo visitaste da parte mia et gli basciaste la mano, et vic faceste riconoscere a lui per amico mio, et per conseguente per servitore suo, al quale scriverò una lettera che con questa vi manderò aperta la quale serrerete prima che gliele presentiate.11 Egli è persona letterata, io dico letterata da dovero, nelle lingue et nelle scienzie et gentile, et molto mio signore, et son certo che vi farà carezze. [8] In luogo del Brasavola12 medico morto è stato sostituito il podestà di Ferrara13 per riformatore dello studio, et pared che habbia fatto fare una grida, secondo che dicono alcuni, che non solamente chi andrà altrove allo studio cadrà nella pena ma anchora chi domanderà per sé o per persona mezzana licentia al duca d’andarvi.14 [9] Il duca ha liberato il conte Hercole de’ Contrari15 dal confine assegnatoli in Viena et in Transilvania et s’aspetta in brieve a Ferrara. È chi dice che il principe nostro va in Franzia et è chi il niega. Fra pochi dì vedremo chi dirà il vero.16 [10] Le novelle anchora senza nome vostro ci son care le quali potreste anchora fare scrivere d’altrui mano.17 Mi piace che il Sigone sia lodato nella fatica liviana.
[11] Il dì 30 di settembre 1555.
[12] Ho dubitato come s’usi al presente il fare il titolo al S. Mariano. Per che mi scriverete come voi altri corteggiani usiate.18
Sotto, di mano diversa da quella del Castelvetro: «Al molto mag.co et hon.do come fratello et patrone mio oss.mo | et non altr. a voi me racomando di roma al dij primo | de otobr. 1555 el v.ro Marsilio hon.do a voi | [Marsilius scripsit cass.] | A [in bianco]».
Cornelia Quattrofrati (vedi supra, lett. xxxii, n. 23).
Personaggio non identificato, e comunque da non confondere con l’omonimo pittore.
Cioè, naturalmente, “operai”.
Forse il «Gio. Francesco [Forni] huomo di gran dottrina» citato da Panini, Cronica, p. 159. Non mi sono note le ragioni del bando, ma saranno forse correlate a quello che aveva colpito Camillo Forni.
Chiarisce la vicenda un passo della Cronaca Tassoni: «Et die Sancti Bartholomei de mense Augusti obijt Franciscus Tassonus iuvenis 18 annorum, cuius erat domus in modum insule a latere Sancte Agatae, satis dives, qui habebat valorem duodecim milium ducatorum, vel scutorum auri, relictis heredibus duabus sororibus, videlicet Lucretia, et Hortensia, nulla facta mentione Tassonorum propinquiorum, cui ego Alexander, qui hic scripsi, eram propinquior; quarum sororum una, Lucretia, nupsit Ioanni Baptiste de Ferrarijs cum dote duorum milium scutorum, retenta reliqua dote in supradotem, rogato istrumento per Ser Andream Barocium die 19 Octobris 1555; Hortensia vero nupsit Ioanni Baptistae Belenzino eodem mense» (Cronaca Tassoni, p. 338).
Giulio Masetti sopravvisse a quell’attacco febbrile, se nel 1585 fu nominato vescovo di Reggio Emilia, e si spense solo nel 1592 (Tiraboschi, Biblioteca Modenese, III, p. 176). Aveva studiato diritto a Pisa, risultando immatricolato al locale studio il 9 novembre 1548, insieme ai concittadini Giulio Falloppia, Giulio Carandini e Benedetto Manzuoli (Libri matricularum studii Pisani I, pp. 41 e 8). Con il cugino Ercole è menzionato nella lett. xxxvii.
Ercole II d’Este.
Mariano Savelli (vedi supra, lett. lv, n. 2), che fu effettivamente vescovo di Gubbio dal 1556 alla morte (1599), come successore del fratello Giacomo.
Anche questa lettera è al momento perduta.
Antonio Musa Brasavola (Ferrara 1500-1555), celeberrimo medico e professore, nonché archiatra pontificio, era morto a Ferrara il 6 luglio di quell’anno (Gliozzi, Brasavola).
Pardi, Lo studio di Ferrara, p. 51 ricorda i nomi di alcuni Riformatori: per il 1560 Giovan Battista Pigna e per l’anno seguente Bartolomeo Miroglio, già podestà di Modena (vedi supra, lett. xxiii, n. 9).
È noto che già Alfonso I aveva emanato un bando che obbligava i cittadini del ducato a frequentare esclusivamente lo Studio di Ferrara (Pardi, Lo studio di Ferrara, p. 58).
Ercole Contrari (vedi supra, lett. xxxiii, n. 31).
In effetti Alfonso II d’Este (il «principe nostro») andrà di lì a poco in Francia, dove tornerà precipitosamente alla morte del padre per assumerne la successione al ducato.
Come rivela il gusto del Castelvetro per il bisticcio (e si veda anche infra, lett. lvii, n. 9), tale frase non è altro che una richiesta cifrata di ulteriori informazioni sul Caro, come conferma la concessione, anzi il consiglio dell’anonimato.
In basso, appunti di due altre mani, apparentemente regesti di lettere: «Vescovo Gia(n)bechari Nuncio | Do(n) franzesco morto | Do(n) Bernardino [id. cass.] m Dati Can. Id. | Imp(er)atore in Spagna | La l.ra amorevole vel l.re S. Inghilterra | Del conte Sartorio | Della pace fatta et che spagnuoli si so(n) sottomessi | Della cosa di Siena che sta dubbiosa».