LVII

Lodovico Castelvetro ad Aurelio Bellincini,

Modena, 18 aprile 15561

[1] Al molto mag.co m. Aurelio Bellincino S. suo oss.
A Roma
In casa dell’Ill. S. Hersilia

[2] Da che scrissi l’ultima volta non ho mai ricevute vostre lettere se non questa scritta il dì XI d’Aprilea né mi posso imaginare che n’habbiate o scritte o mandateb non essendomi capitate nelle mani sì come sogliono tutte quelle che mi mandate o tardi o per tempo. [3] Brevemente io non voglio comportare che mi soperchiate d’amorevolezza o che mi vogliate dare ad intendere che mi soperchiate. Ma lasciamo queste novelle più convenienti ad altri che a voi et a me. [4] Io dico rispondendo che sono stato la maggior parte della quaresima et molti dì dopo Pasca in Ferrara, in Vinegia et in Padova sì per piacere ad alcuni miei amici sì per alcun altro rispetto,2 et hora sono tornato alla patria per fermarmici un tempo s’altro non aviene cioè in quel tempo nel quale per pessimo reggimento avenendo molti scandali molti de’ nostri cittadini sono chiamati a Ferrara, et molti per non si raviluppare in brighe volontariamente si levano di qui. [5] Hora tra gli altri scandali ho trovato essere avenuto quello di vostro fratello,3 et di Giulio Cesare Castelvetro.4 Il che m’ha offeso assai così per parte di vostro fratello come per parte di Giulio Cesare percioché, perdonatemi se io parlo con voi come soglio per la libertà che m’havete conceduta, non conveniva alla prodezza che ha sempre dimostrata vostro fratello nelle sue attioni simile impresa, né la buona natura di Giulio Cesarec meritava questo, io vi dico la buona natura, che in verità io non l’ho per malitioso in maniera niuna. [6] Né vi scriverò altro de la nostra città credendo che siate stato pienamente informato da altri in questa mia lontananza. [7] In Vinegia udì5 dire a m. Carlo Sigone in presenza di qualunque persona che egli haveva fatto quel libro latino dell’ordine de’ pistole di Cicerone che è publicato sotto il nome di Girolamo Ragazzone,6 et parimente quella traslatione volgare delle Philippiche di Cicerone pure publicata sotto il nome del predetto giovane, ma diceva che le due lettere postevi in fronte erano di Girolamo Ruscelli7 di che mi maravigliai; non che io non creda o anchora nond sappia che la cosa stia così mae parmi cosa strana che m. Carlo voglia ritorre quello che ha donato una volta.8 [8] Hora questo giovane si truova in Roma et così come è bello di corpo così cercava anchora per questa via di parer bello d’animo. Per che meno vi dovete maravigliaref che il Caro cerchi per queste medesime vie di mantenersi quel nome che gli pare d’haversi acquistato col prendere in dono da quel greco valente9 le dottrine ritoriche le quali riporrà per sue nel suo libro et potrà poi con verità dire se altri il riprenderà che non è suo, sì come niega che il commento della canzone non è suo, et i libri che ha scritti contra me, et alcuni dicono anchora che egli afferma che la canzone non è sua in parlando. [9] Ma un’altra volta scriverò più a ·llungo.

[10] In Modona, il dì XVIII d’Aprile MDLVI.

[11] Le novelle mi sono carissime pure che non costino caro allo scrittore.10