[1] A m. Aurelio Bellincino
[2] M. Bartolomeo Grilenzone2 m’ha data la risposta che vedete, che vi mando la lettera di sua mano. [3] È morto Pietro Giovanni Grilenzone,3 M. Thomasso Cavalerino,4 et ser Andrea Mac[hella?.] Messer Grigoro Calera5 prese per moglie la Flaminia f. di m. Cesare Valentino, et fu chi disse che egli non voleva così facendo vendicare la morte di Paolo Emilio.6 [4] Partirà di qui il conte Hercole de’ Contrarii7 avanti Pasca cioè alla tornata del duca da Vinegia,8 et si crede che m. Alfonso Trotti sarà nostro governatore, che fu fratello di m. Ferrante.9 [5] Io vi scrissi che non mi pareva che per me si facesse altro al presente et così ve lo scrivo anchora, et non so donde nascano questi movimenti non mi volendo io partire dalla protettione del duca sotto la quale vo’ scampare o perire. [6] Di m. Giulio Cesare nostro.10 Egli promise di fare la pace secondo che sarebbe consigliato da m. Ant.o della Mirandola11 et dal Pigna,12 et haveva havuto il consiglio già del Mirandola che era che poteva farla dicendo l’offendente che era con superchiaria in quanto coloro che erano con lui erano soldati et valenti più che non erano coloro che erano con l’offeso, di che ho riso assai. Siché d’un errore se ne faranno più. [7] Io credo che vi scrivessi che Aless.o f. d’Ant.o Fogliano13 prendesse per moglie la figliuola di Vincenzo Codebò. È stato preso Travaglino famoso doganiero di Campogaiano14 a Rubiera, et è stato condotto a Modena gridandogli dietro i fanciulli Appiccalo, appiccalo, et si crede che gli verrà ciò fatto per gli suoi mali portamenti. [8] Di Giusto conte romano15 oltre non vi posso scrivere più di quello che v’ho scritto,16 se non che è un valenthuomo, et mostra che fosse giudice cioè dottore di legge. Et state sano.
[9] In Modona, il dì IX di marzo MDLVII.
Vedi supra, lett. xxx, n. 6.
Pietro Giovanni Grillenzoni, esponente del ramo carpigiano della famiglia, scultore, si trasferì a Modena nel 1547, dove effettivamente morì il 3 marzo 1557. Membro della comunità dei “fratelli”, subì un procedimento inquisitoriale nel 1546-1547. Era un assiduo frequentatore della biblioteca del Castelvetro: il documento edito da Barbieri, Castelvetro, i suoi libri e l’ambiente culturale modenese, pp. 65 e 71 lo registra lettore delle sacre scritture e dei salmi tradotti da Martin Bucer. Il Tasso intitolò il dialogo Il Ghirlinzone, overo l’Epitafio a suo figlio Orazio, anche lui pittore e scultore (Tasso, Dialoghi, pp. 783-804). Per ulteriori note biografiche, si veda Al Kalak, L’eresia dei fratelli, pp. 71-72 n. 39.
Se si tratta di una notifica di decesso, come pare nonostante il verbo al singolare, non sarà il Tommaso Cavallerino futuro segretario di Filippo d’Este e ospite del Tasso, ma l’omonimo padre dell’Antonio (1511-1598) registrato in Tiraboschi, Biblioteca Modenese, II, pp. 8-11.
Forse si tratta del Gregorio Calori menzionato in Lancellotti, Cronaca, XII, pp. 47 e 51.
Paolo Emilio Valentini era morto il 25 luglio 1556 in conseguenza delle ferite riportate nottetempo il 16 precedente. L’aggressore sarebbe stato un figlio di Giovanni degli Erri (Lancellotti, Cronaca, XII, pp. 146 e 155).
Vedi supra, lett. xxxiii, n. 31.
Alfonso II d’Este.
Ferrante Trotti, morto il 26 settembre 1554 e sostituito da Clemente da Thiene. Effettivamente Alfonso Trotti divenne di lì a poco governatore della città.
Giulio Cesare Castelvetro (vedi supra, lett. xliii, n. 10).
Antonio Bernardi (Mirandola 1502-Bologna 1565), professore di logica, commentatore di Aristotele e diplomatico, che in quel tempo si trovava a Parma (Zambelli, Bernardi; si vedano anche gli atti di un recente convegno, sebbene di impronta filosofica: Antonio Bernardi della Mirandola).
Il ben noto Giovan Battista Niccolucci detto il Pigna (1530-1575).
Forse l’Alessandro Fogliani fratello del Sigismondo banchiere e «zecchiere» del Comune nel 1570.
Oggi Campogalliano, tra Modena e Correggio.
Il petrarchista Giusto de’ Conti di Valmontone (Procaccioli, Conti).
Ciò dimostra che tra quella del 18 aprile 1556 e la presente del 2 marzo 1557 intercorse almeno un’altra lettera del Castelvetro, purtroppo al momento perduta.