LXII

Lodovico Castelvetro a Paolo Carandini,

Modena, 9 aprile 15571

[1] Al molto mag.co m. Paolo Carandino
S. suo hon.
A Bologna

[2] Io dubito che nona habbiate havuta una mia lettera che m. Giulio Carandino2 vi mandò per via di m. Giovanni Masetto il quale diceva d’haver messo nella quale non so quello che mi scrivessi se non che mi ricordab che vi diceva che domandaste a m. Giulio a cui doveva io restituire i suoi volumi di S. Agostino salvo che più non gli piacesse che gli guardassi infino alla tornata sua. Io gli ho adoperati al presente quanto mi faceva di bisogno et ne lo ringratio assai.3 [3] Hebbi il sonetto stampato alle spese del Beto4 et prima l’haveva veduto et fu chiosato io credo in presentia del prete Bellincino,5 et non havrebbec presa poco faticosa impresa m. Claudio a salvarlo dall’accuse et dalle bruttezze senza havere ardire di voler mostrare che fosse in quello bellezza niuna.6 [4] Egli è venuto m. Alfonso Trotto per governatore et il Conte Hercole7 se n’è andato a casa il Conte Hercole Rangone et starà qui da tre o quattro dì et poi se n’andrà. Paolo nostro8 è molto suo percioché albergò in casa sua et già s’ha posto un pugnale a lato palese. [5] Cornelio Molza,9 Camillo Cimicello,10 Lodovico Ronca, et Giacomo Morena11 hanno havuti cento scudi ciascuno di loro per fare le compagnie et s’è fatto intendere al Finale al Bondeno a Figariuolo a Scandiano a San Felice12 et alle ville che fuggano i loro meglioramenti. I Correggieschi sono molto lieti. [6] Io desiderava d’intendere per che cagione era stato impiccato quel Becchetto. Saluto m. Giulio et m. Hercole.13 Et molto più mi piace che sieno in vostra compagnia.

[7] In Modona, il dì IX d’Aprile MDLVII.

Lod. Castel.