[1] Al molto mag.co m. Paolo Carandino
S. suo hon.
A Bologna
[2] Io dubito che nona habbiate havuta una mia lettera che m. Giulio Carandino2 vi mandò per via di m. Giovanni Masetto il quale diceva d’haver messo nella quale non so quello che mi scrivessi se non che mi ricordab che vi diceva che domandaste a m. Giulio a cui doveva io restituire i suoi volumi di S. Agostino salvo che più non gli piacesse che gli guardassi infino alla tornata sua. Io gli ho adoperati al presente quanto mi faceva di bisogno et ne lo ringratio assai.3 [3] Hebbi il sonetto stampato alle spese del Beto4 et prima l’haveva veduto et fu chiosato io credo in presentia del prete Bellincino,5 et non havrebbec presa poco faticosa impresa m. Claudio a salvarlo dall’accuse et dalle bruttezze senza havere ardire di voler mostrare che fosse in quello bellezza niuna.6 [4] Egli è venuto m. Alfonso Trotto per governatore et il Conte Hercole7 se n’è andato a casa il Conte Hercole Rangone et starà qui da tre o quattro dì et poi se n’andrà. Paolo nostro8 è molto suo percioché albergò in casa sua et già s’ha posto un pugnale a lato palese. [5] Cornelio Molza,9 Camillo Cimicello,10 Lodovico Ronca, et Giacomo Morena11 hanno havuti cento scudi ciascuno di loro per fare le compagnie et s’è fatto intendere al Finale al Bondeno a Figariuolo a Scandiano a San Felice12 et alle ville che fuggano i loro meglioramenti. I Correggieschi sono molto lieti. [6] Io desiderava d’intendere per che cagione era stato impiccato quel Becchetto. Saluto m. Giulio et m. Hercole.13 Et molto più mi piace che sieno in vostra compagnia.
[7] In Modona, il dì IX d’Aprile MDLVII.
Lod. Castel.
Probabilmente il Giulio Carandini figlio di Antonio Maria nato nel luglio 1531 (Todesco, Annali, p. 56, che ricorda come madrina di battesimo «la mugere del Machela medico»). Vedi anche supra, lett. lvi, n. 7.
Questo passaggio lascia credere che non tutti i libri custoditi in casa Castelvetro fossero effettivamente di proprietà di Lodovico; anche il documento edito in Barbieri, Castelvetro, i suoi libri e l’ambiente culturale modenese, dunque, potrebbe essere il registro di una biblioteca condivisa, gestita da Lodovico (ma è solo un’ipotesi).
Claudio Betti (1520 circa-1589), filosofo aristotelico, lettore a Bologna negli anni 1562-1567, a quei tempi nella cerchia del cardinal Giovanni Battista Campeggi (Stabile, Betti, pp. 713-714). È naturalmente lui il «m. Claudio» citato poco oltre.
Forse Aurelio di Alberto Bellincini (vedi supra, lett. xli, n. 13). È comunque probabile che a quella data anche Aurelio di Agostino avesse assunto lo stato ecclesiastico, visto che nel suo testamento è menzionato un privilegio di Giulio III del i febbraio 1555 (Modena, Archivio di Stato, Notarile di Modena, 1800, no 225).
Il Castelvetro si riferisce al sonetto del Caro Giunta, o vicina, è l’hora, steso forse nel 1554. Il Betti gli dedicò una pubblica lettura a Bologna il 28 marzo 1557; ne derivò una lunga dissertazione, della quale conosco quattro copie manoscritte, una delle quali inviata a Filippo Maria Campeggi il 20 settembre 1560, con questo titolo: «Del Betto giovane filosofo ordinario ne lo studio | di Bologna, et academico velato sotto il | nome di Momo, espositione de un sonetto | del Caro intorno la morte cristiana, | da lui pubblicamente esposto ne la nobilissima academia de invela-|ti, nel anno de la salute mdlvii la quarta | dominica di quaresima» (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 4018, f. 4r). Non mi sono invece note impressioni del sonetto cariano fino alla postuma princeps delle Rime curata dal nipote Giambattista (Venezia, Manuzio, 1569). Le poco favorevoli osservazioni del Castelvetro furono edite (malamente o maliziosamente) dal Muratori in Opere varie critiche, pp. 57-58. Una copia più completa, inclusiva delle espunzioni censorie della coppia Muratori-Argelati, è conservata a Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Archivio Muratori, 43. 7. F, ff. 4r-v, ed è stata segnalata da Petteruti Pellegrino, Il “Re della lingua”, p. 141 n. 8 (ora in Petteruti Pellegrino, La negligenza dei poeti, p. 41 n. 9).
Il Contrari era stato nominato governatore di Modena nel 1556, ma l’anno dopo fu effettivamente sostituito da Alfonso Trotti.
Paolo Castelvetro.
Figlio di Gherardino Molza, durante l’assedio della Mirandola fu uno dei capitani di Fulvio Rangoni. Nell’aprile del 1553 ebbe una questione con Camillo Forni, che fu risolta con la mediazione di Ottavio Farnese. Combatté sotto le insegne francesi durante la guerra di Siena e fu più tardi governatore di Carpi. Morì, se non si tratta di un omonimo, il 25 ottobre 1581 (Pioppi, Diario, p. 79).
Camillo Cimicello è ricordato come mandante di una bastonatura finita con l’accoltellamento della vittima nel settembre del 1566 (Pioppi, Diario, p. 50). Come si è ricordato supra, lett. xli, n. 1, da lui Castelvetro acquistò un appezzamento di terra nel 1556.
Forse il «Giacopo huomo di non minor valore» subentrato al fratello Bartolomeo al governo di Brescello menzionato da Panini, Cronica, p. 160.
Cioè Finale Emilia, Bondeno, Ficarolo, Scandiano e San Felice sul Panaro.
Giulio ed Ercole Masetti. Vedi supra, lett. xxxvii, n. 18.