[1] Al molto mag.co m. Aurelio Bellincino
[2] Si fece la pace di vostro fratello et di m. Giulio Cesare.2 Il S. Girolamo da Correggio3 se ne venne a Correggio di notte tempo et entrò dentro con dugentoa cavalli et quattrocento fanti et alcuni piccioli pezzi d’artelaria. In tanto gli statichi correggeschi, che erano da venti in Carpi, si fuggirono da due in fuori, et da tre che foro ripresi da’ Carpeggiani in sul Correggesco. [3] Il S. Camillo da Correggio4 partì da Ferrara con licentia del duca sotto specie dib dovere persuadere il S. Girolamo a servare i patti. Ma giunto a Correggio s’è fermato, et ha mandato a dire al duca che quivi è stato ritenuto da’ soldati philippeschi5 et che non può tornare a lui. I correggeschi non dimeno hanno mandato un bando sotto pena della persona che niuno de’ suoi vada a danno del duca o de’ suoi sudditi, et hanno mandate genti ad abbattere Fabrico6 et dicono che vogliono fare un forte alla testac verso Mantova, accioché non possa loro essere impedita quella via. [4] Il principe nostro cioè Dond Alfonso che era qui se n’andò a Ferrara, et poi si sono dati 150 scudi per ciascunoe a Lodovico Ronco, a Giacomo Moreno, a Corneglio Molza, et a Camillo Cimicello che faciano per ciascuno dugento fanti, et si sono fatti bandi che Figaruolo, che il Bondeno, che il Finale, che San Felice fuggano, et similmente le ville che sono verso Correggio, ma le ville nostre non vogliono fuggire, se non veggono perché. [5] Scandiano fugge anchora per comandamento ducale.7 È venuto il governatore novello, et il conte Hercole de’ Contrari è anchora qui.8 Il S. Cornelio Bentivoglio9 è qui né altro si fa se non che le porte della città s’aprono più tardi che non si faceva, et si serrano più per tempo. [6] Io non iscrissi che m. Saolo10 dovesse presentare mie lettere al S. Mariano11 ma scrissi se ben mi ricorda che io presenterei la lettera del S. Mariano che m’havea mandata m. Saolo a m. Benedetto12 il quale era fuori. Si trattava la pace di Cencio Bellincini et di Vincenzo Lusignano, non so quello che sia seguito.13 [7] Stettero serrate le porte un dì di Ferrara et perché non si sapeva, per che si dissero molte [fole]. Pare che si cercasse non so chi che haveva tenuta mano a far rubare non so che ariento della corte, et che s’erano mandati denari in campo.
[8] Il dì XII d’Aprile MDLVII.
L. C.
[9] M. Guasparro Calora mi dice che Ann. Caro, secondo che gli scrisse haveva inteso m. Saolo, o ammazzò o ferì un suo pari in Firenze mentre stava con Aluigi Gadi.14 Per che mi piacerà di scrivergli che vi scriva se è vero che habbi inteso ciò et come fu la cosa.15
Sulla questione vedi supra, lett. lvii, n. 3.
Girolamo da Correggio (vedi supra, lett. xlii, n. 2).
Condottiero, cugino di Girolamo e Ippolito (1533-1605), sul quale Ghidini, Correggio, Camillo da.
Cioè spagnoli, di Filippo II (come è noto, Carlo V aveva abdicato nel 1555).
Fabbrico, piccolo comune tra Novellara e Reggio Emilia.
«Scandiano fugge anchora per comandamento ducale» appare in realtà come una postilla annotata sopra l’indicazione del destinatario sulla facciata esterna del foglio. Il Castelvetro probabilmente ridistese la carta già piegata e aggiunse questa indicazione in prossimità della riga che avrebbe dovuto ospitarla. Non sembra dubbio che la nota vada inserita qui. Per queste notizie, vedi la lettera precedente (lxii) e le relative note.
Il «governatore novello» è naturalmente Alfonso Trotti.
Cornelio Bentivoglio (vedi supra, lett. xxxii, n. 1).
Saulo Ronchi (su cui vedi supra, lett. xxxix, n. 6).
Mariano Savelli (vedi supra, lett. lv, n. 2).
Probabilmente Benedetto Manzuoli (sul quale vedi supra, lett. xxxvii, n. 16).
Tale «pace» va messa in relazione con l’episodio ricordato da Suor Lucia il 12 giugno 1557 (ma evidentemente la datazione è erronea): «Il signore Chienchio Bellinzini et il signore Maria Morani fecero custione con messer Vincenzo Lesignani, il quale Lesignana fu ferito di due coltellate in capo, et gli tagliarono nella custione la mano stanca, così inguantata come stava» (Pioppi, Diario, p. 32). Il fatto è raccontato da Castelvetro nel frammento di Cronaca di Modena che si pubblica in appendice, § 23 (ma si omette il particolare della crudele amputazione).
Luigi Gaddi (1492-1543), banchiere fiorentino, fratello del cardinal Niccolò e del chierico di camera Giovanni, protettore del Caro dal 1529 al 1542. Tesoriere papale nelle Marche, e spesso residente a Macerata, Luigi avrebbe affidato l’educazione dei suoi figli al giovanissimo Annibale, portandolo con sé a Firenze, fin dal 1525 (Arrighi, Gaddi). La notizia dell’aggressione è priva di fondamento, ed è utile solo a documentare da un lato il puntiglio con cui Castelvetro tentava di raccogliere informazioni riservate sul Caro e dall’altro la libera deriva di voci incontrollate sul suo conto cui la polemica col Castelvetro aveva dato la stura.
Nell’autografo le iniziali con le quali Castelvetro, per prudenza, si firma seguono il poscritto.