VII

Lodovico Castelvetro a Filippo Valentini,

[Modena], 15361

[1] ›Al medesimo 1536.‹

[2] Ora tornando alla cosetta del Molza,2 leggendola in compagnia del medico,3 ch’è intendente delle sillabe, dissia che tre sillabe mi pareano male allogate, Denuo, che non mi ricordava aver veduto l’o breve; Modo, che l’ultimo o, quando significa tempo secondo Nonio sempre è breve; Sed feras, Fe, vorrebbe lungo, et è breve per ragion la qual troverà sempre essere in Orazio come dico. [3] Dissi poi che questo soggetto è tolto dal Sannazzaro, e che perde molto, e massimamente dove tolle le parole ancora, come ut denuo provoces astrorum memorem ac fulminis alitem, dove qui la ricordanza delle stelle sta ociosa, ma nel Sannazzaro no, che qui si parla di grandezza d’animo.4 [4] Dissi poi che il becco non si lega con lacci, ma i piedi.5 [5] Dissi poi che Adipali non era latino, se crediamo al Perotto,6 e se ben nel Brutto nell’ultime stampe d’Aldo è scritto così, Nonio chiamando quel luogo in Adipatus il chiama.7 ›ec.‹