LXV

Lodovico Castelvetro ad Alessandro Baranzoni,

Verdeda, 3 giugno 15601

[1] Al molto mag.co et Ex.te m. Alessandro Baranzono2
S. mio sempre osser.mo
Aa Viena

[2] Molto mag.co et Ecc.te m. Alessandro mio semp. hon.

Poi che hebbi presa l’acqua3 me ne venni per acqua qui in Villa dove non son punto migliorato, anzi tanto piggiorato che io non so se mi potessi star peggio, et mi pare d’haver perduta la memoria et insieme l’affettione verso quelle cose che soleva tener più care come lo studio delle lettere et delle novelle del mondo. [3] Solo mi ricorda degli amici, la imagine de’ quali nella mia infermità mi sta sempre fissa in mezzo il cuore, fra’ quali sete voi il primo del quale ho con mio gran sodisfacimento d’animo intesa la giunta costà per la lettera scritta al Cavalerino4 poi che è stata con sanità vostra et del conte signo[re] mio5 di cui per esser non molto forte dubitava assai, et di tutta la famiglia. Così nostro signor dio ne sia ringratiato sempre. [4] Hor poi che io non migliorava parve ad alcuni nostri maggiori come al vescovo6 che m. Gio. Maria mio fratello7 andasse a Roma prima che il Duca il quale perciò non haveva per varii impedimenti avanti la giunta del Duca potuto ottener cosa niuna, né dopo la giunta so che s’habbia operato non havendo ricevute sue lettere.8 [5] Io scrissi a m. Giorgio9 che si facesse dare uno o più libri a Modona da mandarvi et mi scrive d’haverne havuti due, et son di que’ di quarto percioché io non n’ho mai havuto niuno de’ piccioli né saprei dove haverne se non iscrivessi a Vinegia.10 [6] Guardate che coloro che costì in corte antepongono la mia risposta al libro del Caro non facciano alla corteggiana che è di secondare l’affettione di colui con cui si parla.

[7] Ma senza scherzo m’è fatto intendere che Benedetto Varchio ha apparecchiato un gran volume pieno di molte scienzieb, et di dottrina varia da sostenere il libro del Caro a cui non basterà questa mia debolissima et per conseguente bre[vi]ssima vita a rispondere né forse a leggerlo.

[8] Le novelle vi saranno della città nostra scrittec da que’ medesimi che a me le scrivono et perciò non le scrivo. Ma pure non tacerò questa: Camillo dal Forno, et Philippo Sarto11 et simili sono in Modona et restituiti alla patria et colui che vi scrive non vi può stare, et non solamente non può stare in Modona ma non può star sicuro in niuna parte del mondo che si domanda Christiano.12 [9] Mi piace sommamente che il conte S. nostro stia bene et che habbia dato alto et buon principio all’ambascieria sua et per lui et per lo principe nostro al qual conte piaceràvi di basciare la mano da parte mia, et voi manteneted voi et lui sani. A dio.

[10] Il dì 3 di Giugno 1560. Nella Verdeda

Tutto v.ro. Lod. Castelvetro