1] Al felicissimo et | savissimo principe Massimi-|liano il secondo, Imperatore de’ | Romani, re di Germania, d’Vngaria, di Boemia, di Dalmatia, di Croa-|tia, etc., Arcidvca d’Avstria, etc. | signore svo beni-|gnissimo.
[2] Gloriosissimo et cortesissimo Principe, se la S.M.V. da quella Imperiale altezza del supremo grado delle cose mondane, alla quale non meno per gli suoi meriti grandissimi, et per le sue virtù singolarissime che de’ suoi maggiori col favore divino è stata elevata, degnerà mai la sua buona mercè, o le serà conceduto agio, tra tante et tali occupationi, tra quante, et quali si truova di continuo per provedere, et per sovenire a’ bisogni, et a’ difetti de’ popoli, et delle nationi tutte del mondo Christiano d’opportuni rimedi di leggi, et d’armi, di rivolgere a basso gli occhi per riguardare per sé, o per alcuno de’ suoi intendenti letterati, de’ quali al suo servigio n’ha gran dovitia, l’humile e ’l picciolo dono, che io hora con ogni debita divotione et riverenza le fo della poetica del valentissimo philosopho Aristotele vulgarizzata, et sposta da me in segno et in dimostratione della gratitudine dell’animo mio et della riconoscenza del beneficio fatto dalla somma et ineffabile cortesia sua a mio fratello2 et a me, che |A2v| essendo noi soprapresi, et combattuti da fiero et fortunoso temporale ci habbia prestato luogo sotto l’ombra della gratiosa et potente protettione sua da potervici ritrarre et riparare quasi in tranquillo et sicuro porto infino a tanto che sopravenga tempo migliore, [3] potrà chiaramente3 se io non m’inganno, comprendere che questa mia fatica qualunque ella si sia non è del tutto superflua o vana perché Averoè il gran commentatore Aristotelico ponesse mano a questa operetta interpretandola, o perché Giorgio Valla prima, et Alessandro de’ Pazzi poi persone letterate la recassero di greco in latino, o perché Francesco Robertello, et Vincenzo Maggio, et Pietro Vittorio huomini forniti di sottile ingegno, et di varia dottrina, tutt’e·ttre successivamente l’uno dopo l’altro l’abbiano con ispositioni lunghe commentata et illuminata et alcuno di loro anchora latinizzata, et Bernardo Segni con chiose brievi dichiarata et insieme vulgarizzata.4 [4] Percioché a questi cotali valenthuomini con tutto il loro perspicace agume della mente, et con tutto il loro gran sapere per le loro dichiarationi o diffuse o ristrette non è potuto venir fatto di rimuover tutte le difficultà, et di render piani tutti i passi forti, di che è abondevole molto et ripieno questo libretto in guisa che senza rifare io quello che essi hanno fatto, et senza ridire io quello che essi hanno detto m’è restato che fare, et che dire, et dove essercitare le forze del debile mio intelletto. [5] Le quali io conosco, et confesso non essere tali che io abbia potuto agevolare tutte le difficultà et appianare tutti i passi forti tralasciati da loro, o tentati indarno. Per che non sarebbe maraviglia se a coloro che dopo me si metteranno di nuovo a questa impresa se alcuni peraventura di nuovo vi si metteranno non mancasse materia dove impiegare et far con lode apparere |A3r| la ’ndustria loro et la diligenza. [6] Sì come medesimamente a que’ di costoro che l’hanno traslatata in latino o in vulgare non è potuto venir fatto di traslatarla così bene et in guisa che traslatione più fedele et più accostantesi alla verità del senso delle parole greche in molti luoghi et con più chiarezza non si potesse fare. La qual cosa io non affermo che traslatandola di nuovo habbia fatta. Ma il lettore intendente et non passionato se confronterà la mia traslatione con quelle degli altri, potrà di leggiere far giudicio come la cosa stea. [7] Io non lascierò di dire che dove la ’ntentione de’ sopradetti interpreti è principalmente indirizzata a dichiarare le parole del testo Aristotelico, et a ritrovare luoghi in altri autori per dar luce et notitia maggiore dell’historie, et delle favole et delle cose antiche non sapute a questi dì da ognuno communemente tocche et traposte in questo volumetto accidentalmente da Aristotele, non favellando essi dell’arte poetica se non poco et leggiermente, io senza tralasciare punto la dichiaratione delle parole, et spetialmente di quelle che non mi sono parute essere state convenevolmente dagli altri dichiarate, et senza risparmiare l’autorità degli altri scrittori per fare intendere l’historie et le favole, et l’altre cose oscure scritte da Aristotele quanto ho giudicato far bisogno ho tentato, et forse con più ardore d’animo che con felicità d’effetto, di far manifesta l’arte poetica non solamente mostrando et aprendo quello che è stato lasciato scritto in queste poche carte da quel sommo philosopho, ma quello anchora che doveva o poteva essere scritto per utilità piena di coloro che volessero sapere come si debba fare a comporre bene poemi, et a giudicare dirittamente se i composti habbiano quello che deono havere o no. [8] Conciosia cosa che io mi sia aveduto che questo libretto sia una prima forma rozza, |A3v| imperfetta, et non polita dell’arte poetica la quale è verisimile che l’autore conservasse perché servisse in luogo di raccolta d’insegnamenti et di brievi memorie per poterle havere preste quando volesse compilare et ordinare l’arte intera sì come fece poi, et come è da credere compiuta, et limata et degna del miracoloso suo intelletto. La quale arte intera per ingiuria fattaci dal tempo, non è pervenuta a nostra notitia. [9] Di che gli altri spositori senza entrare in altro riguardamento non aveggendosi, et credendo questa operetta essere quella che non è si sono contentati di spiegare quello che solamente v’hanno trovato scritto.5 Laonde potrà chiaramente la S.M.V. comprendere che questa mia fatica non solamente non è superflua o vana perché altri habbia commentata questa operetta, o traslatata secondo che ho detto ma potrà anchora comprendere che potesse in certo modo pertenere al servigio di quella. [10] L’attioni della quale et de’ suoi maggiori et per sé avanzando di gran lunga tutte quelle degli altri uomini di magnificenza et di gloria et per lo grado altissimo et potentissimo di nobiltà et di signoria delle persone, dalle quali sono state operate, sono soggetto, et materia pari et convenevole a quella parte di poesia con la quale si cantano et si celebrano le soprahumane operationi de’ semidei, della qual parte principalmente et spetialmente si tratta et si disputa nel presente libretto, delle quali sue attioni molti elevati ingegni hanno infino a qui poetato et poetano tutta via, et poeteranno per l’avenire, et peraventura non senza alcun pro procedente dalla lettura di questa mia spositione.6 Il che non havendo ardir di sperar tanto desidero che sia. [11] Ma perché tra l’altre molte singolari doti, et gloriose, delle quali, non altramente che il cielo è adornato di lucide stelle, è privilegiata et risplende la S.M.V. è veramente |A4r| maravigliosa quella piena conoscenza et notitia che ha delle diverse et molte lingue, et spetialmente dell’idioma Italiano, col quale favella così puramente, et così vagamente che assai chiaro appare che non v’habbia posto meno studio, che in alcuno degli altri, né che meno il pregi, et l’ami, che alcuno degli altri, io m’induco ragionevolmente a credere che questa mia fatica non debba esserle punto meno gratiosa perché sia stata dettata in questa lingua più tosto che in alcuna altra, et poiché non dee punto esser men gratiosa alla S.M.V. perché sia stata dettata in questa lingua, alla quale è indirizzata, donata et consacrata, a me altresì non dee essere punto discaro l’havervela dettata sì per questo massimamente, sì perché io mi do ad intendere d’haver fatto ciò in questa lingua alquanto meno male, nella quale non niego d’havere speso qualche tempo per impararla, et per avanzarmi alquanto in essa, et d’havervi anchora scritta alcuna volta alcuna cosetta, che non havrei fatto in un’altra dove fossi meno essercitato, et per poco scrittore nuovo. [12] Senza che io ho giudicato che questa fosse opportunità convenevole et da non tralasciare da fare una volta esperienza, il che da niuno infino a qui non pare che sia stato tentato, se fosse possibile che con le voci proprie et naturali di questa lingua si potessono fare vedere et palesare altri concetti della mente nostra che d’amore, et di cose leggiere et popolari, et si potesse ragionare et trattar d’arti, et di dottrine et di cose gravi et nobili senza bruttare, et contaminar la purità sua con la ’mmonditia delle voci barbere, et scolastiche, et senza variare et alterar la simplicità sua con la mistura delle voci greche et latine quando la necessità non ci costringe a far ciò accioché riconoscendosi la sufficienza e ’l valore di questa lingua ancora in questa parte non resti priva più |A4v| lungamente della debita sua lode.7 La quale esperienza se non parrà essere stata fatta indarno, et non dispiacerà a tutti, io mi terrò pienamente appagato, et sodisfatto d’ogni opera che v’habbia messa, et d’ogni diligenza che v’habbia usata. [13] Et tanto voglio che mi basti haver detto intorno a questa mia fatica, alla quale mi rendo certissimo non si scemerà punto di gratia appresso coloro che la leggeranno perché porti segnato in fronte il glorioso nome imperiale, et si publichi et esca in luce come dono humilissimo et mal conveniente, fatto all’altissima S.M.V. [14] Per la quale io priego la divina bontà affettuosamente et ardentemente il più che so et posso che non pure la conservi et mantenga nello stato grande, tranquillo, et felice nel quale al presente si truova ma le doni et conceda anchor maggior grandezza, tranquillità, et felicità, nella cui buona gratia humilissimamente raccommandandomi con ogni divota riverenza le bascio la potentissima et cortesissima mano.
[15] Di V.S.M.
Humilissimo et fedelissimo servitore
Lodovico Castelvetro