E larga strada, et ampia entrata a morte
altrui condurre agiato e carco invitaa,
ma disagiosob e scarcoc ired a la vita
per angusto sentier povere porte.
Chi qua giùe scese a far le genti accorte 5
con opre e con parole ognor n’addita,
u’ non d’agi e di some alma impedita
entrar più che per ago le ritorte.2
A sì picciola porta e stretto calle
tutti i comodif uman lasciar bisogna, 10
e d’ogni peso disgombrar le spalle,
che passarvi altrimenteg in van s’agogna,
se ’l saver di Colui forse non falle,
cui senza, Atene san nulla, e Bologna.3
Ritorte. Propriamente ‘legaccio realizzato attorcigliando vermene o salici verdi’; in questo caso vale semplicemente ‘fune, corda’ (Gdli XVI, pp. 974-975). L’incrocio con Mc 10, 25 («Facilius est camelum per foramen acus transire quam divitem intrare in regnum Dei») rivela un’esegesi per allora assai raffinata del ϰάμηλοϛ neotestamentario.
Denuncia della nullità della scienza umana, di contro alla profondità della sapienza divina, principio e fondamento di ogni sapere (probabilmente sullo sfondo della paolina predicationis stultitia, 1 Cor 1, 20-21).