Spirti ben nati, che del mondo errante,
altamente spregiando i piacer vili,
de le più chiare lingue ai dottib stili
converso avete il cor saggio e costante,
i lodati desir, le voglie sante, 5
che vi infiammaro ai bei studii gentili
adempia ’l Ciel, sì che de’ più sottili
e alti ingegni Europa non si vante.
Con leggiadre opre d’onorati inchiostri
vi sia concesso ad immortal memoria 10
Modena consacrare e i nomi vostri.
In parte venga poi di tanta gloria
il buon Cammillo, e ben degno si mostri
che dopo voi di lui parli ogni istoria.
Sìc potess’io il mio dir basso et errante,
ch’ancor non basta a’ miei concetti vili,
cangiar negli alti et onorati stili
che fuor manda il pensier vostro costante,
come che delle vostre intere e sante 5
vertudi e vita e costumi gentili
e delle tue dottrine alte e sottili
Modena converrà spesso si vante.4
Ch’io spererei per opra degli inchiostri
consecrar lei nella immortal memoria 10
delle divine lode et onor vostri;
e della vostra cura e maggior gloria
Cammillo,5 in cui già par che ben si mostri
di voi frutto dignissimo e d’istoria.
Né tra candide perle unqua dipinse
rubin vermiglio un sì vago colore,
né di coralli e d’or catena Amore
al bel collo di latte intorno avvinse;
né in stilla d’acqua, o in vetro impresse o finse 5
nove sembianze un lucido splendore,
che non mi sembri di quel bel minore,
ch’in duo labra rosate Amor distinse.
Vaghezza non vid’io simil in terra,
perciò mi credo che dal ciel virtute 10
la bella bocca sol dipinse e infiora.
Certo è fuoco divin che la colora:
quinci è l’incendio al cor pac’e salute,
e quinci il passo al ciel mi s’apre e serra.
Vorrei saper da voi com’eglie è fatta
questa rete d’Amor che tanti ha presi,
come può circondar tanti paesi
e come il tempo ormaif non l’ha disfatta.
E se gli è cieco Amor, come s’addattag 5
a far i stralih suoi di fuocoi accesi?
E tanti che ne spende e che n’ha spesi
vorrei saper da voi dondej gli accatta.
E se gli è il verk quel che han dettol i poeti,
ch’a una man tiene i stral,m l’altra la face, 10
come puote operar arcon né reti?
Or dica pur ogn’uom quel che gli piace,o
ch’amore, l’arco, i stral, faretra e retip
è un bel volto a chi diletta e piace.q
Felice augello, a cui sì bella donna
porge ’l cibo e dà ’l ber, quant’io voria
poter teco cangiar la forma mia
et il resto, sol meco i pensier miei,
ch’io ebbe dal dì che mi passò la gonna 5
e ’l cor mi tolse nuova leggiadria,
stessero, e ’l fero ardor che mi disvia
fosse qual è, né si fesse minore.
Che così sperarei viver contento
ora che le mie voglie porta ’l vento 10
e indarno chieggio onde gioisca il core.
Potess’io almen sfogar il mio dolore,
ch’io tengo, e sallo Iddio ben com’a freno,
per non turbar il bel viso sereno!
O de la nostra etade unica gloria,
donna saggia, leggiadra, anzi divina,
a la qual riverente oggi s’inchina
chiunque è degno di famosa istoria.
Ben fia eterna di voi qua giù memoria, 5
né potrà ’l tempo con la sua ruina
far del bel vostro nome empia rapina,
ma di lui porterete alma vittoria.
Il secol nostro un bianco e ricco tempio
dovria (come già a Pala e Febo) farvi 10
di bianco marmo e di finissimo oro.
E poi che di vertù sete lo essempio
vorrei donna poter tanto lodarvi,
quanto vi riverisco, amo et adoro.
Con nove penne elette, e non invano
de l’uccel che se ingemma e ’mperla e ’ndora
di color mille, e di cent’occhi infiora
la coda, che veggiar già in capo umano,11
tentò d’armarvi l’onorata mano; 5
onde volgendo il Ciel pochi anni ancora,
se speme oltra il dover non mi innamora,
sfiderà qual poeta più sovrano.
Queste vi presteran sì ratto volo
che potrete a colui che innanzi fugge 10
e detta dentro al cor scrivendo ir presso.12
Queste vi torneranno a mente13 spesso
di quanti occhi abbia uopo chi si strugge
vago da l’un d’ir chiaro a l’altro Polo.
Sospiro e piango e ben mi grida il core
ch’io dica e scuopra il duol che mi tormenta,
per far chi del mio mal pur si contenta
pietosa in parte almen al mio dolore.
Ma per ch’i spirti e la mia lingua Amore 5
sempre nel cominciar lega e spaventa,
che tacendo lo strugge più l’ardore,
taccio; ond’ei langue, e morte par ch’i’ senta.
Lasso, so ben che nulla o poca fede
al sospirar si presta e prende in gioco 10
il lagrimar del mal che non si vede.
Ma mi consola pur ch’in ogni loco
mostro nel viso sempre a chi nol crede,
quant’io mi doglia ed arda ed in qual foco.
Tant’è l’acerba ed amorosa doglia
che ’l mio misero cor circonda e serra,
che da la lunga ed amorosa guerra
avrà morte di me l’opima spoglia.
Così fia spenta quella ardente voglia 5
ch’in sì giovane età lasso m’atterra
e sepolto sarà meco sotterra
il disir, che di voi sempre m’invoglia.
O dolce fine, o benedetto giorno,
ultimo al pianto amaro e doloroso, 10
e primo a più felice e lieta vita.
Far nel carcer terreno ancor soggiorno
fora peggio, che l’alma indi partita
altrove forse avrà vero riposo.
Rotto dagli anni, e più dai colpi amari
di ria fortuna, e d’atra nube oppresso,
peso grave a la terra et a me stesso,
scherno de l’onde e de’ turbati mari,
come, lasso, potrei gli ardenti e chiari 5
raggi ombrar di questa Alba, a cui concesso
fu dal cielo ogni grazia, e il lume istesso
di Febo, e i pregi suoi più colti e rari?
Ma voi, cui diede il ciel sì nobil canto,
e sete fra le belve un nuovo Orfeo 10
e fra i delfini in mar nuovo Arïone,
di questa alma real la gloria e il vanto,
a cui s’inchina ognor l’Arno e il Peneo,
portar potrete a le più fredde zone.
Non puon tassi letali e assenzi amari
d’empia Fortuna, ch’or vi tien sì oppresso,
che qual si mostra in voi provo in me stesso,
ch’anch’io Mauri solcai, coi Traci mari,
spengere i lumi risplendenti e chiari, 5
e l’alto ingegno a voi dal sol concesso,
che non lodiate col suo stile istesso
l’Alba di Epiro in dolci accenti e cari,
poi che non men soave è il vostro canto
di quel, che fè de l’Ebro in riva Orfeo, 10
o su l’onde di Tenaro Arïone.
Che s’io bene ho di sette lingue il vanto,
non san Tebro, Arno, Ibero, Idro e Peneo
portarla, e Eurota, e Alfeo ne l’arse zone.
3 dotti] detti Ron
1 Sì] Si F6
1 com’egli] come gli Jos
4 ormai] mai Jos
5 s’addatta] s’adatta Jos
6 i strali] gli strali Jos
6 fuoco] foco Jos
8 donde] da chi Jos
9 gli è il ver] gli è ver Jos
9 che han detto] c’han scritto Jos
10 ch’a una man tiene i stral] ch’una man l’arco tien Jos
11 arco] nè stral Jos
12 Or dica pur ogn’uom quel che gli piace] Ma dica ognun, se vuol, quel che gli piace Jos
13 ch’amore, l’arco, i stral, faretra e reti] che l’arco, il stral, la face, e le sue reti Jos
14 è un bel volto a chi diletta e piace] sol è un bel volto che diletta e piace Jos