Se non vedesti ancor per lunghe o torte
vie da l’usato corso suo smarrita
punto la queta mente mia romita
a che pur spargi al ciel parole morte?
Se sottilmente la strema mia sorte, 5
come ben scorgi, a sostentar m’aita,
et, oh!,a2 non manchi innanzi a la partita
ch’io lasci il troppo a che pur mi conforte,
chi non sa ch’al varcar di questa valle
di lagrime,3 la qual ognor menzogna, 10
spirto rabbioso, turba d’alto a valle,
chi non vuol affogarvi con vergogna
fa mestier ch’abbia intorno molte galle?4
Dunque, il consiglio tuo par d’uom che sogna.5
7 et, oh] Et o F1 Let, Ed o Mo2
Credo che si tratti di un o ottativo, analogo al latino utinam. Metricamente è però, chiaramente, una zeppa.
Calco, un po’ banale, del liturgico lacrimarum vallis (non mancano riprese analoghe nella lirica coeva, come il «lagrimosa valle» dei Tasso, padre e figlio).
Sull’abusata metafora della vita come navigazione Castelvetro innesta l’immagine del ‘salvagente’ («galle» nel poco convincente significato figurato di ‘cosa senza peso’ è registrato da Gdli VI, pp. 550-551; probabilmente qui andrebbe riconosciuta un’accezione più propria di ‘galleggiante’, come derivato da gallare, ‘galleggiare’ ), cioè dei beni materiali, che tengono in superficie il naufrago. Da notare un’eco di O.F. xviii 24. 2 («come s’intorno avesse tante galle»).
Da registrare possibili echi di Pg 33, 33, Pd 29, 82 e Rvf 264, 88 e soprattutto 49, 8 (dove si riscontra l’intera sequenza di parole-rima menzogna: vergogna: sogna).