IIIe

Filippo Valentini a Giovanni Bertaria1

Lascia ’l dolor omai, e lascia ’l pianto,
o sacro Apollo, e lieto il tuo sovrano
poeta onora, e s’oda in monte e ’n piano
del nome suo maraviglioso canto.

Che tu e le Muse come è degnob e quanto 5
mandando fuori al cieco mondo e vano
facciate fede lui, tolto di mano
a Morte, dover sempre esservi a canto.

Io, quantunquec mi veggia troppo indegno,
poi ch’altrui riverenza a ciò mi sprona, 10
sarò vosco a fornir il bel dissegno,

or che Giove benigno più non tuona
e condutto ha dolce aura il ricco legno
in porto, e “Molza, Molza!” il lito suona.2