Lascia ’l dolor omai, e lascia ’l pianto,
o sacro Apollo, e lieto il tuo sovrano
poeta onora, e s’oda in monte e ’n piano
del nome suo maraviglioso canto.
Che tu e le Muse come è degnob e quanto 5
mandando fuori al cieco mondo e vano
facciate fede lui, tolto di mano
a Morte, dover sempre esservi a canto.
Io, quantunquec mi veggia troppo indegno,
poi ch’altrui riverenza a ciò mi sprona, 10
sarò vosco a fornir il bel dissegno,
or che Giove benigno più non tuona
e condutto ha dolce aura il ricco legno
in porto, e “Molza, Molza!” il lito suona.2
Scoperta imitazione virgiliana («ut litus: “Hyla, Hyla!” omne sonaret», Verg. ecl. 6, 44), come già segnalato da Roncaccia, Il metodo critico, pp. 312-313.