Moribus et forma cunctisb praelata puellis2
degebam vitae tempora laeta meae,
donec raptoremc3 thalamod pro coniuge fovie
blandis heu nimium credula captaf dolis.
Ut sensi, vocor a qua, inquam, Lucretia, haberig 5
– Ut me pulchra minus, sic quoque casta minus.
Ferrum auferte. Adeo curae cui iura pudoris4
illa potest solo fixa dolore mori.
Fixa dolore igitur moriar:h sic patria mortis
puniat auctoremi5 libera facta meae.j 10
Lucrezia. | Eccelsa per costumatezza e venustà tra tutte le mie coetanee, | vivevo la primavera della mia esistenza, | quando, ahimé troppo fiduciosa, ingannata dalle sue dolci menzogne, | accolsi nel mio tiepido letto, in luogo di marito, nient’altro che un seduttore. | Quando capii di essere considerata come colei dalla quale prendo il nome, cioè una specie di Lucrezia, dissi: | – Sì, ma lei era meno bella e anche meno casta. | Portatemi una lama! Colei per la quale sono tanto importanti le leggi del pudore | può morire trafitta dal solo dolore. | E dunque trafitta dal dolore morirò: almeno la città paterna | punisca il responsabile della mia morte e se ne liberi una volta per tutte.
1 cunctis] cuncta Cav
3 raptorem] raptarer Cav
3 thalamo] talamo Fe
3 fovi] forti Cav
4 capta] facta B4Mo3
5 haberi] haberis B4FeMo3Wf Cav
9 moriar] morior B4Wf
10 auctorem] authorem Mo3
10 meae] meum B4
Avvio ovidiano: «Moribus et forma conciliandus amor» (Ov. epist. 6, 96). Bertalot, Initia Humanistica Latina, p. 156 ricorda anche un verso dell’ode di Battista Guarino In Dianam Caratiam Parthenopeam («Moribus et forma longum vixisse Diana»).
Ferrante Trotti, che sedusse la ragazza, portandola con sé in Castello e ingannandola con una falsa promessa di matrimonio.
Verg. aen. 4, 27.
Preferisco la forma «auctorem» perché Castelvetro usa auctor in un frammento autografo nel cosiddetto zibaldone estense (Origine et significato d’Autore, Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 284 [α. S 5. 1], f. 124r; lo rivedo ora edito in Mongini, Filologia ed eresia, p. 281).