Fulvi qui tantum opes menstrua et annua vixisti,b2
ut dolor heu patri tempus in omne peris,
tempus in omne, modo is possit perferre dolorem
qui rerum versoc te ordine condit humi.3
O Fulvio, che vivesti solo per lo spazio di un anno e un mese, | giacché, ahimè, ora muori, strazio perpetuo per tuo padre, | possa dunque sopportare tale perpetuo lutto egli, | che, capovolto l’ordine naturale delle cose, è costretto a coprirti di terra.
Il verso è metricamente incongruo, soprattutto per il vixisti in clausola (ma il ms. ha vixsti), peraltro richiesto dal vocativo iniziale, e sintatticamente anomalo (forse opes andrebbe corretto in opera).
La chiusa ricorda analoghi passaggi di Girolamo Angeriano («Ilico ut aspexit consumpti corporis ossa / colligit et nullo funere condit humi», De Caeliae cantu, vv. 13-14) e Giovanni Pontano («Te postrema dies, heu, male condit humi», Tumulus Munditianae puellae, v. 4).