Illa ego Blanca meo coniux iucunda marito,2
delitiaeb matris, delitiaeque patris,
vix vitae ter quinque meaec volventibus annis
aeternum hoc humili tecta iacebod solo.
At Deus o plures tibi praebeat aequior annos,
filia, spes nostri sola puerperii.
Quae si non poteras nisi matris funere nasci,
iam mihi, visa nimis mors cita, lenta fuit.
Epitafio di Bianca. | Io, quella Bianca sposa gradita a mio marito, | gioia di mia madre, consolazione di mio padre, | nel quindicesimo anno appena compiuto della mia vita, | giacerò in eterno coperta da questa terra. | Almeno un dio più benigno ti conceda una più lunga vita, | o figlia, unica speranza del nostro connubio. | Che se non era destino che nascessi senza la morte di tua madre, | questa morte che parve troppo prematura parve anzi a me assai tarda.
L’incipit presenta una spiccata affinità con numerosi componimenti umanistici, in particolare con il De Constantia Varanea di Niccolò Perotti («Illa ego Constanti felix Constantia mater»). Si vedano Hilkas-Walther, Carmina Medii Aevii posterioris latina, p. 439 e Bertalot, Initia Humanistica Latina, p. 119.