XXIII1

Luserat ingenui modo quae pia musa poetae
carminibus quanvis mortua, nota forem,
ni mala vicini nocuisset lingua, sepulchro
quae vetuit scribi nomina clara meo.
At tibi sit semper male lingua perinvida, qui me 5
funeris haud minima parte carere facis.

La pia musa di un nobile poeta si era divertita a favoleggiare in versi | di fatti che, per quanto morti e sepolti, sarebbero diventati noti a tutti, | se non le avesse nociuto la mala lingua di un vicino, | che vietò si scrivessero sul mio sepolcro nomi di gente che contasse qualcosa. | Ma a te auguro di avere sempre una lingua maligna e invidiosissima, | a te che davvero non fai mancare nulla alla mia disgrazia.