Sancta ostentabat pro virgine Thaida notam
artificis docta picta tabella manu,
atque videbatur gremio de more sedere
matris respectans ubera et ora puer.
Tum ridens aliquis de non gravioribus inquit, 5
postquam admissa novum turba inhiabat opus:
– Quid tantum intenti stupefactaque ora tenetis?
Picta quid insoliti denique Thais habet?
Quae vivit mulier, mulier non pingitur, esto;
picta vel insoliti nil habet illa tamen: 10
namb picta infantem gremio complectitur ipso,
dicitur at gremio viva fovere viros.2
Il quadro dipinto dalla sapiente mano dell’artista | mostrava nei panni della Santa Vergine la ben nota Taide, | e si vedeva in grembo alla madre un bimbo, che le guardava il seno e il volto. | Allora, mentre il crocchio circostante ammirava a bocca aperta la novità, | uno dei meno sussiegosi, ridendo, disse: | – Perché siete così attenti e stupiti? | Alla fin fine che cosa c’è di strano a vedere Taide dipinta? | Donna che vive, non si dipinge tal quale, e va bene, | ma anche dipinta non ha proprio nulla di insolito: | dipinta, infatti, tiene un pupetto in grembo, | e in carne ed ossa in quello stesso grembo si dice scaldi uomini fatti.
«fovere gremio» è espressione formulare (a mo’ d’esempio valga il pontaniano «Ipsa suo natam in gremio fovet anxia mater», De amore coniugali, 3, 4, 107).