V

Ludovici Castelvetri ad Ioannem Grilensonuma1

Qua modo constructos possis ornare penates
pictura, unde tibi soboles numerosa nepotum
quantum fraternae valeat concordia pacis,
luminibus legat intentis, penitusque recondat

interiore animo, paucis adverte docebo.2 5
Principio se seb visendamc parieted in amplo
offerat aulai latis Hispania terris.e
Baetisf olivifero fluat hac velatus amictu,
atg Tagus auriferis illac decurrath arenis.

Arceat hinc Gallos genus insuperabile bello 10
quae nubes inter condit caput, alta Pyrene.i
Assiduis illincj,k mugitibus Amphitritel3
insonetm Hesperiam longis amplexa lacertis.
Hicn stet conspicuiso Sertorius acer in armis,4

et tumulum capiat, magna stipantep caterva,q 15
dextram attollentir similis, similisque loquenti;
cuius ab ore manuss facundo pendeat omnis:
incumbens scutis, longisque hastilibus haerens.t
Etu iuxta assideat venturi consciav cerva,w

insignis forma praestanti, et imagine Lunae. 20
Non proculx hinc sonipes spumanti spiret ab ore
horrisonum hinnitumy haud equitem perpessus inertem,
luxurians cui cauda pedes decurrat ad imos.
Enz senior tamen invalidus, cui tarda trementi

genua labant, tacitoaa figens vestigia passu,ab 25
poneac subit, lataequead admovit brachiaae caudae,
evellensque iubasaf paulatimag haud desinetah ante
incepto,ai quam illam toto spoliarit honore.aj
Parte alia egregius iuvenis, cui vivida membra,

et calidus fervet proceroak in corpore sanguis; 30
quadrupedem infirmum, et vix ossibus insistentemal
in quascunque cupit partes trahit impeteam vasto,5
apprehensaan ambabus manibus cauda simul omni,
quam marcescentes raro ornantao agmine setae.ap

Ruptaaq tamen nulla est, aut ordine robore tanto 35
mota: adeo validaear veniunt ad proeliaas vires
parvae, quas stabili iungitat concordia vinclo.au
His quondam exemplis usus Mavortius Heros
qua possentav ratione acies instruxit Iberasaw

hostibus evictisax laudem, et spolia ampla referre. ##40#
Haec eadem clara artificis modo finxerisay arte,
dum puerorum inhians muroaz stupet inscia turba,6
miraturqueba urbes,bb fluviosque, habitusque virorum,bc
stillabunt animis sensim documenta tenellis.bd

Proderit et magni facinus pinxisse Siluri,be7 45
qui vita aegrotans longaevabf ac viribusbg haustisbh
aeger in extremobi positus discriminebj lucis8
natorum turbam iubetbk acciri ociusbl omnem,
(octoginta illi fuerant)9 quibus ore verendobm

dicitur, et blanda pacem suasissebn loquela.bo 50
Deniquebp virgarum fragilembq rupisse trementi
unamquanque manu omnes quasbr simul ante nequivit
rumpere de numero iuvenis praestantior omni.
Sint satis haec, nam me meditantem, ac plurabs parantem

scribere purpureo manantes sanguine fauces 55
impediunt, et iam discedere nuntius ardet.bt

Lodovico Castelvetro a Giovanni Grillenzoni. | Con quale pittura tu possa ornare la dimora appena edificata, | donde la numerosa progenie dei nipoti | ricavi con occhi intenti e serbi nel profondo | dell’animo quanto valga la concordia dell’armonia fraterna, | ti insegnerò, sta’ attento, con questi pochi versi. | Anzitutto sul lato lungo della sala | si offra in vista la Spagna con le sue larghe campagne. | Di qua scorra il Betis cinto da un velo di uliveti, | di là si snodi il Tago dalle sabbie dorate. | Di qui gli alti Pirenei, che nascondono le vette tra le nuvole, | tengano lontani i Galli, nazione invincibile in guerra. | Di lì, abbracciando l’Esperia con le sue lunghe braccia, | risuoni Anfitrite di continui muggiti. | Qui si dipinga Sertorio, fiero in mezzo al suo vasto esercito, | e occupi una collinetta, attorniato da una gran folla, | in atto di alzare la destra e arringare i presenti; | dalle cui labbra eloquenti penda tutta l’armata, | appoggiata agli scudi e impugnando le lunghe aste. | E lì accanto sieda la cerva presaga del futuro, | famosa per la bellezza e l’immagine della Luna. | Non lontano da qui, un destriero emetta dalla bocca spumante | un nitrito spaventoso, non sopportando l’inesperto cavaliere, | e la coda fluente gli scenda fino agli zoccoli. | Ma ecco un vecchio infermo, al quale, tremante, le lente ginocchia offrono incerto sostegno, | in punta di piedi si avvicina da dietro, | e accosta le braccia alla folta coda, | e strappandone i crini poco alla volta | non la smetterà prima di averlo pelato tutto per bene. | Dall’altra parte, un giovane di tempra eccezionale, | muscoloso e dal sangue ribollente, | trascina di qua e di là con spavalderia un ronzino malaticcio, | che a stento si regge sulle sue quattro ossa, | afferratane con entrambe le mani la coda spelacchiata. | Tutto inutile: nemmeno riesce a spettinarla, altro che strapparla! | Congiunte dal solido vincolo della concordia | anche le forze più deboli si dimostrano gagliarde al cimento. | Usando questi esempi un tempo l’eroe marziale insegnò alle truppe ispaniche | come conseguire lode e un ricco bottino, sbaragliando i nemici. | Queste medesime cose, se avrai fatto dipingere dalla raffinata tecnica dell’artista, | mentre la truppa ingenua dei bimbetti resta a bocca aperta, | e guarda le città, i fiumi, i costumi dei personaggi, | instilleranno preziosi insegnamenti, goccia a goccia, negli animi tenerelli. | Gioverebbe anche aver fatto dipingere l’impresa del grande Siluro, | che dopo aver vissuto una lunga vita, giunto allo stremo delle forze, | malato e ormai alla fine, | si dice abbia ordinato di presentargli in fretta l’intera prosapia (nientemeno che ottanta baldi figlioli...) | e con volto venerando e parole dolci li abbia spronati all’armonia reciproca. | E che infine abbia spezzato con la mano tremante, | ad una ad una, le verghette che fino a un momento prima | non era riuscito a rompere tutte insieme il più gagliardo dei suoi figli. | Ma basta così, ché mentre rifletto e mi appresto a scrivere altro, | l’emottisi mi impedisce di dire di più, e il corriere è ormai impaziente di partire.