Quod cinis, inquit, eris cinerem, de more sacerdos2
imponens capiti te meminisse decet.
Non ignota canit: quis non mea pectora tanto
non videt in cinerem dissoluenda foco?
Cospargendoti il capo di cenere | il prete ti ricorda, come si addice al suo mestiere, | che polvere sei, e polvere sarai. | Non me le canta strane: chi è così cieco da non vedere | che il mio cuore va in cenere | bruciato da tanto ardore di passione?
Anche questo avvio sembra parodiare, o almeno riecheggiare, un adagio devoto («Quod cinis es et eris, in corde tuo mediteris», Hilkas-Walther, Carmina Medii Aevii posterioris latina, p. 847).