VIIa1

Quod cinis, inquit, eris cinerem, de more sacerdos2
imponens capiti te meminisse decet.
Non ignota canit: quis non mea pectora tanto
non videt in cinerem dissoluenda foco?

Cospargendoti il capo di cenere | il prete ti ricorda, come si addice al suo mestiere, | che polvere sei, e polvere sarai. | Non me le canta strane: chi è così cieco da non vedere | che il mio cuore va in cenere | bruciato da tanto ardore di passione?