Nota al testo

Testimoni mss.

Città del Vaticano

Biblioteca Apostolica Vaticana

Ums. Urbinate-Latino 413 (già 918)

Testimone ms. unico, di cui dette per primo notizia Giusto Fontanini;1 per la descrizione del codice, cfr. A. Di Pietro, Il «Gierusalemme» nella storia della poesia tassiana, Milano, Vita e Pensiero, 1951.

Cart., sec. XVI, di cc. 32, numerate al verso, salvo le prime due e l’ultima, bianche, e la c. 11; la numerazione è comunque continua, nel senso che tiene conto anche delle carte iniziali e della c. 11: a partire dalla c. 22 i numeri d’ordine delle carte sono tutti in correzione, per ovviare all’erronea ripetizione del numero d’ordine 21, che aveva portato con sé un errore sistematico anche per le carte successive. C. n.n. [1r], frontespizio: IL GIERVSALEMME / di torqvato / tasso. / ALL’ILLVSTRISSIMO / et eccellentissimo signore / il signore / GVIDO VBALDO FEL= / TRIO DELLA ROVERE / dvca / di vrbino / [fregio]; c. n.n. [2r], argomento: del / GIERVSALEMME DI / TORQVATO TASSO / libro primo; c. 3r-32r, testo del Gierusalemme. Capilettera (P, L: di cui la seconda piuttosto artificiosa) in corrispondenza dell’incipit delle cc. [2 r] e 3r; timbri della Vaticana al recto della prima e dell’ultima carta. Due ottave di norma al recto e al verso di ciascuna carta, con l’eccezione delle cc. 10r e 16v, che recano una sola ottava, con un vacuo segnalato da apposite note di servizio (si veda qui di seguito l’edizione, all’altezza delle ott. 37 e 62). Nel ms. la successione delle ottave è la seguente: 1-26, 35-116, 31-34, 27-30. Ferma la necessità di una nuova autopsia (cfr. qui stesso l’Introduzione, n. 20), si può intanto rilevare che la discontinuità è riscontrabile tra il recto e il verso delle cc. 9, 30 e 31 (fra parentesi, e sempre qui di seguito, la numerazione delle ottave “corretta”, seguita nella presente edizione): c. 9r (25-26), 9v (35-36), 30r (115-116), 30v (31-32), 31r (33-34), 31v (27-28). Ne consegue l’impossibilità che la successione (erronea) delle ottave nel ms. sia riconducibile a uno spostamento fortuito delle carte dopo la confezione dello stesso, e ne risulta confermata, direi inoppugnabilmente, la responsabilità dello stesso copista, che a fronte di un antigrafo disordinato (magari perché in tutto o in parte in fogli sciolti) non seppe o non si curò di restaurare la successione corretta delle ottave. Solo alle cc. 28v-29r. (ott. 110-112), al margine, il copista segnala in lettere maiuscole (rispettivamente B A C) la proposta di un ordine differente (il testo base: 111, 110, 112), di cui l’ed. Caretti (si veda più oltre) non tien conto: la sua trascuratezza complessiva credo garantisca che si tratti anche in questo caso di note di servizio già presenti nell’antigrafo, e qui trascritte senza trarne le dovute conseguenze, o per incomprensione del loro valore, o per intenzioni per così dire facsimilari. Si aggiunga che l’apposizione come si è visto costante del numero d’ordine al verso e non al recto delle singole carte, certo inconsueta, lascia sospettare la possibilità, prima dell’attuale legatura del codice, di disordini più gravi; in un caso almeno il rovesciamento della carta è certo, dal momento che il capolettera della c. [2r] lascia la sua impronta sul recto della c. 3, senza che l’inchiostro sia passato al verso della c. [2]: segno evidente che sullo scrittoio del copista le cc. [2r] e 3r erano direttamente contigue.

Presentano correzioni interlineari le ott. 3 (v. 8), 30 (v. 2), 44 (v. 8), 50 (v. 3), 57 (vv. 2 e 4), 63 (v. 1), 64 (v. 6), 68 (v. 1), 69 (v. 4), 73 (v. 1), 79 (v. 6), 80 (v. 8), 81 (v. 5), 85 (v. 5), 97 (v. 6: con correzione al margine destro), 106 (v. 6), 112 (v. 2), 113 (v. 4); per le correzioni nel corpo stesso del rigo rinvio senz’altro all’apparato. L’attribuzione della mano del testo base al Verdizzotti, già avanzata dal Campori,2 è stata confermata con un riscontro su un gruppo di lettere della metà degli anni Ottanta dal Caretti; ma si veda qui stesso l’Introduzione, p. 10-13 e n. 25. Quanto alle correzioni interlineari la chiamata in causa della mano del Tasso giovane non solo non pare suffragata da prove di qualche consistenza (ché anzi la stessa indicazione carettiana del ricorrere pur sporadico in esse in una mano distinta da quella del testo base3 può essere non di rado revocata in dubbio), ma sembrerebbe senz’altro scartata per ragioni esterne, se le ipotesi qui avanzate circa la confezione del codice hanno una qualche credibilità.4

Edizioni

Collina
Le opere di Torquato Tasso raccolte per Giuseppe Mauro [Bonifacio Collina5], I, In Venezia, presso Carlo Buonarrigo, 1722, pp. 319-332.

Bottari
Opere di Torquato Tasso colle controversie sopra la Gerusalemme liberata divise in sei tomi, [a cura di Giovanni Bottari], I, In Firenze, Nella Stamperia di S.A.R. per li Tartini, e Franchi, 1724, pp. 185-197.

Rosini
Opere di Torquato Tasso colle controversie sulla Gerusalemme poste in migliore ordine, ricorrette sull’edizione fiorentina, ed illustrate dal professore Gio. Rosini, XXIV, Pisa, Presso Niccolò Capurro, 1830, pp. 293-319.

Solerti 1891
Opere minori in versi di Torquato Tasso, edizione critica sugli autografi e sulle antiche stampe a cura di Angelo Solerti, II, Bologna, Zanichelli, 1891, pp. 377-424.

Solerti 1895
T. Tasso, Gerusalemme liberata, edizione critica sui manoscritti e le prime stampe a cura di Angelo Solerti e cooperatori, II, Firenze, Barbera, 1895, pp. 1-22.

Bonfigli
T. Tasso, Rinaldo, a cura di Luigi Bonfigli, Bari, Laterza, 1936, pp. 257-287 (con nota al testo di Santino Caramella).

Di Pietro
A. Di Pietro, Il «Gierusalemme» nella storia della poesia tassiana, cit.

Caretti 1957
T. Tasso, Opere, a cura di Lanfranco Caretti, I, Milano, Mondadori, 1957, pp. 493-519.6

Caretti 1993
T. Tasso, Il Gierusalemme, a cura di Lanfranco Caretti, cit.7

Non si dà qui notizia delle edizioni parziali del Gierusalemme ricomprese nelle antologie e nelle sillogi tassiane novecentesche, a cominciare da quella curata per la UTET da B.T. Sozzi (Torino, 1955 e seguenti), perché destituite di responsabilità proprie; ma non si può non dar conto in questa sede (in ragione dell’importanza di quella banca dati testuale per gli studi di italianistica) dell’edizione digitale disponibile sul sito www.bibliotecaitaliana.it (Roma, Biblioteca Italiana, 2003). Qui, nonostante la chiamata in causa nei metadati di Caretti 1993, si è con tutta evidenza provveduto a restituire, anche per quel che riguarda le grafie, la lezione di U, rinunciando di conseguenza a taluni almeno dei restauri del testo proposti dal Caretti, non senza qualche incidente di lettura del ms.

La presente edizione

Si è provveduto per l’occasione a un nuovo controllo dell’ed. Caretti, eccellente, sul facsimile del ms.8 Pochissimi i casi significativi di scostamento che ne sono conseguiti, e che qui di seguito segnalo:

Ed. CarettiPresente edizione
3, v. 8futurevicine
19, v. 8inni e odeinni e lode
23, v. 8esser appressoessern’appresso
63, v. 7VibriVibra
29, v. 4caldicrudi
106, v. 6crinipini
110-112111, 110, 1129110-112
112, v. 2adornoadorna

Se per la successione delle ottave 110-112 sarà qui sufficiente il rinvio, più sopra, alla descrizione del ms.,10 qualche indicazione aggiuntiva è necessaria per gli altri casi. All’ott. 3 il testo base legge future, non cassato, mentre nell’interlinea vicine è sottolineato. Il Caretti, sulla scorta delle consuetudini prevalenti del codice, intende la sottolineatura come pura e semplice espunzione della correzione, con conseguente ritorno alla lezione del testo base. In realtà, il ricorrere al v. 4 della stessa ottava di future (le tue future glorie) fa pensare per vicine a un’intenzione d’autore, pur non pervenuta a una soluzione soddisfacente: non, dunque, ritorno alla lezione antecedente, ma segnalazione, tramite la sottolineatura, della necessità di un ulteriore intervento. Per l’ott. 19 la lezione del ms. (inni et ode: ma in et la t è con tutta evidenza ricavata da una l) è da attribuirsi a cattiva lettura dell’antigrafo da parte del copista, per fraintendimento del contesto (nei templi ricorrono sì inni, ma non ode, sibbene lode, e insomma ‘laude’).11 Per i due casi seguenti (ott. 23, v. 8, e 29, v. 4) leggo diversamente altrettante correzioni nel corpo stesso della parola, mentre all’ott. 63 la lezione del ms. è puro e semplice errore (per adeguamento al successivo stringi, inteso come indicativo, e non, com’è, imperativo). Infine, all’ott. 106 l’ardita metafora del testo base, del resto ricorrente nel Tasso (Liberata XV 46, vv. 5-6: «Presso al canuto mento il verde crine / frondeggia»), viene sostanzialmente attenuata nella correzione in interlinea, dove, a differenza di Caretti, leggo pini (pinni il ms.) e non crini; ; mentre all’ott. 112, v. 2, intendo la correzione del ms. nel corpo stesso della parola quale portatrice di un’intenzione di variatio rispetto al carco del v. 1.

Da tutto ciò consegue l’accettazione quasi integrale delle proposte di emendamento del Caretti, che qui di seguito si registrano:

Ued. Caretti e presente edizione
22, v. 8vagovago?
33, v. 6cadecalde
54, v. 4la qualile quali
57, v, 6tuoisuoi
59, v. 1effettoaffetto
113, v. 7ne cimieronel cimiero

Accetto anche all’ott. 98, v. 2 la correzione implicita del Caretti Tullo (Tallo il ms.), ma all’ott. 18, v. 8 mantengo cochiglie (conchiglie l’ed. Caretti), nel nome della conservazione degli esiti delle geminate del ms. (cochiglie/cocchiglie è tutt’altro che infrequente, in prosa e in poesia, almeno dal Boccaccio al Marino).

Nella trascrizione, e specie nel trattamento delle geminate, mi sono attenuto a criteri più conservativi rispetto all’ed. Caretti, nella certezza che il restauro degli usi tassiani documentati dagli autografi (per lo più tardi), soggetti del resto anch’essi a vistose oscillazioni, sia inapplicabile in questo caso.12 Intervengo così, rispetto alla casistica convocata dal Caretti,13 solo normalizzando in quattro il quatro, ricorrente, del ms., ma mantengo esempio, esercito, esorta, e, in altra direzione, apo, Sorento, talone. Trattandosi di fatto meramente grafico introduco invece la doppia z in azzurra e mezzo. Mantengo poi, a rovescio, avventure, cavallier, tamburri. Anche per i legamenti delle parole mantengo nol e col, oltre a sen, e poi in fra, in verso e in vèr (in ver il ms.), mentre scrivo col Caretti donde, d’ogn’intorno. Elimino infine l’h etimologica o pseudoetimologica destituita di valore diacritico, mantengo i plurali in -ii e rendo con -zia il nesso -tia del ms., mentre sciolgo la sigla tironiana et in e o ed sulla base della sua posizione anteconsonantica o antevocalica e delle istanze metriche (ma et all’ott. 19, v. 7, et ode). Intervengo moderatamente sulla punteggiatura, e introduco in due casi, a differenza dell’ed. Caretti, l’apostrofo libero.

Non ritengo infine necessario, in una tradizione editoriale ormai assestata del testo, conservare dalle edd. Caretti la doppia numerazione delle ottave laddove questa sistematicamente diverge dalla successione delle stesse nel ms.; mentre mantengo, sulla scorta di U, l’uso costante della maiuscola a inizio di verso.

Padova, settembre 2013

G. B.