Pietro eremita2 ritornando da Gierusalemme, ove avea veduto i Cristiani di quel paese menar sotto la tirannide de’ Turchi3 vita acerbissima e miserabile, e le sacre reliquie esser dall’insolenzia de’ barbari avute in dispregio e profanate, narra queste cose a i Cristiani d’Europa, e quindi prendendo occasione con molte publiche e ardenti orazioni gli esorta all’acquisto di Terra Santa: sì che molti principi e molti cavalieri con privato consiglio4 da varie parti a questa impresa s’inviaro: i quali finalmente congiuntisi insieme, dopo aver date molte rotte a’ Turchi e a’ Persiani, s’accostaro a Gierusalemme.5 Onde6 il principio dell’opera si prende.
1
L’armi pietose io canto7, e l’alta impresa
Di Gotifredo e de’ cristiani eroi;8
Da cui Gierusalem fu cinta e presa9
E n’ebbe impero illustre10 origin poi.
Tu Re del ciel,11 come al tuo foco12 accesa
La mente fu di quei fedeli13 tuoi,
Tal me n’accendi; e se tua santa luce
Fu lor nell’opre, a me nel dir sia duce.
2
E tu14 che forse a rinovar gli esempi15
Del famoso Goffredo eletto16 fusti,
E puoi Giudea non pur, ma i Persi e gli empi
Mauri e gl’Indi domare e i Traci17 ingiusti,
Sì che l’invidia omai de i prischi tempi18
Cessi, e la gloria de i romani Augusti,
Ascolta quel che d’altrui19 scrivo e canto,
E fra me di te stesso auguro intanto.
3
Questa che spiego or de i gran fatti altrui
Antiqua tela,20 e parte adorno e fingo,
È verace pittura e certa, in cui
Le tue future glorie adombro e pingo.
Febo a sé mi rapisce,21 ed io dia lui
Ripien sue voglie a seguitar m’accingo:
E l’acceso pensier scorge or palese22
i simolacri di vicineb imprese.
4
Già mi par di veder la Quercia d’auro23
Spiegata trionfar per l’Asia intorno,
E ’l gran Nilo inchinarsi al bel Metauro,
Ed arricchirgli de’ suoi fregi il corno.24
Già d’andarne mi par cinto di lauro
Fra’ tuoi, ch’avran di palme il crine adorno,25
E fra le trombe e fra il romor de l’armi
sonar mia cetra e ’ miei non rozzi carmi.26
5
Or mentre quasi novo27 augel ch’apprenda
Formar le note, e gir volando a stuolo,28
Fo di me prova, onde sicuro io prenda
Di te cantando poi solingo volo,29
Sovra me la gran Quercia i rami estenda,
Che questo schermo incontra i fati ho solo.30
Così sua scorza le sue lodi stesse
In sé riserbi eternamente impresse.31
6
Già32 scorrea vincitor per l’Oriente
L’esercito cristian da Dio condutto;
E Tarsoc33 in suo poter novellamente34
E d’Antiochia il regno35 avean ridutto;
E vinta e morta innumerabil gente
De’ Persi, e quasi Persia in lei distrutto;
Indi Tripoli36 presa, in quella parte
S’eran le schiere sue fermate e sparte;
7
Quando37 il chiaro Goffredo, a cui commesso
Lo scettro fu de l’onorata impresa,38
Scorgendo egual desire in tutti espresso
Ch’omai Gierusalem sia cinta e presa,
E sentendo egli ancor l’affetto istesso39
Di maggior fiamma aver sua mente accesa,
Tutte le genti sparse40 in un raccolse,
E vèr le sacre mura il campo volse.
8
Allor41 ch’a Febo in oriente sono
Del ciel dischiuse l’indorate porte,42
Di trombe udissi e di tamburri un suono,43
Ond’al camino ogni guerrier s’esorte.
Non è sì grato a mezzo agosto il tuono
Che speranza di pioggia al mondo apporte,
Come fu grato a l’animose genti
L’alto romor de’ bellici strumenti.44
9
Tosto ciascun da gran desio compunto
Veste le membra de l’usate spoglie.45
E tosto appar di tutte l’arme in punto,
Tosto sotto i suoi duci ognun46 s’accoglie:
E l’ordinato stuolo in un congiunto47
Tutte le sue bandiere al vento scioglie,48
E nel vessillo imperiale e grande
La trionfante croced al ciel si spande.
10
La vincitrice insegna49 in mille giri
Alteramente si rivolge intorno:
E par ch’in lei più riverente spiri
L’aura, e che splenda in lei più chiaro il giorno;
E che lungi la polve indi si tiri,
Né le macchi de l’aria il manto adorno,
E che nel suo passar l’altere fronti
Pieghino umìli d’ogn’intorno i monti.50
11
Intanto il sol, che de’ celesti campi
Va più sempre avanzando, e in alto ascende,
L’armi percuote, e ne trae fiamme e lampi
Tremuli e chiari, ond’ogni vista offende:
L’aria par di faville intorno avampi,
E di stellato ciel sembianza rende,51
E con fieri nitriti il suon s’accorda52
Del ferro scosso, e le campagne assorda.
12
Il capitan,53 che de’ nimici aguati
Le proprie schiere assicurar54 desia,
Molti a cavallo leggermente armati
A scoprir il paese intorno invia:
E inanzi i guastatori55 avea mandati,
Da cui si debba agevolar la via,
E i vòtie luoghi empiref e spianar gli erti,
E da cui siano i chiusi passi aperti.
13
Conduce ei sempre a le maritime onde
Vicino56 il campo57 per sicure strade,58
Sapendo ben che le propinque sponde
L’amica armata59 costeggiando rade:
La qual può far che sempre il campo60 abonde
De i necessari arnesi61 e de le biade,
E di ciò che la vita altrui sostiene,
Quello arrecando da remote arene.62
14
Geme il vicino mar sotto l’incarco
Di mille curvi abeti e mille pini,63
e per esso64 omai più sicuro varco
In luogo alcun non s’apreg a i saracini.65
Ch’oltra quei c’ha Georgio armatih e Marco66
Ne i veneziani e liguri confini,
Altri Inghilterra e Scozia, ed altri Olanda
Ed altri Francia, e Grecia altri ne manda.67
15
E questi,68 che son tutti insieme uniti
Con saldissimo laccio69 in un volere,
S’eran carchi e provisti in varii liti
Di ciò ch’ è d’uopo a le terrestri schiere.70
Le quai trovando liberi e sforniti
I passi de’ nimici a le frontiere,
In corso velocissimo seni vanno
Là ’ve Cristo soffrìo mortale affanno.
16
Non v’è gente pagana insieme accolta,
Non muro cinto di profonda fossa,
Non monte alpestre, o gran torrente,71 o folta
Selva che ’l lor viaggio arrestar possa:
Così de gli altri fiumi il re72 talvolta
Quando superbo oltra misura ingrossa
Fuor de le sponde73 ruinoso scorre,
Né cosa è mai che se gli ardisca opporre.
17
Giunse il campo a Mausse,74 ove a le sue
Piaggie fann’ombra d’alto monte i gioghi;
Con doni indi a Labilla accolto fue,
Perché su quel terren l’ira non sfoghi:75
Vide o Serepta76 poi le mura tue,
Ed arrivò di Tiro77 a i cólti luoghi,
Tiro di Cadmo78 albergo, e intorno intorno
Di vive fonti e di giardini adorno.
18
Indi partito andò per strada angusta
Sin che d’Accona79 al lieto pian ne venne;
Ove d’Accona il re con dritta e giusta
Condizione amico lor divenne.80
Scorser Cesarea81 poi, ch’a la vetusta
Etate ebbe altro nome, e nol ritenne,
Fra il Carmeloj82 passando e fra l’arenak
Di marine cochiglie e d’alghe piena.l
19
Antipatrida83 poscia (a destra mano
Lasciando di Nettun l’onde spumose)m
Gli accolse e Ioppe,84 e per lo steril piano
Passaro a Lida,85 ove son l’ossa ascose,
L’ossa86 onorate del guerrier cristiano
Che ’l vorace serpente a morte pose.87
Quivi spesso in suo onor si mira et ode
Vaporar88 tempi e cantar inni e lode.n89
20
Quinci per dritta e spaziosa strada90
La bramata città91 siede non lunge;
E perch’uom mova a lenti passi, e vada
Onusto e grave,92 in un dì sol vi giunge.
O quanto intender questo a tutti aggrada,
O quanto più il disio gl’instiga e punge:
O quanto, o quanto a lor sorge molesta
La notte poi,o che dal camin gli arresta.93
21
– Invida notte, a che veloce torni?
A che t’opponi a i desideri nostri?
Forse di giugno94 or son scemati i giorni?
Cieli, e serbate or sì gli ordini vostri?95
Deh, perché almen tu più lucentep i corni
Non scopri, o luna, o la via n’apri e mostri?96
O fosse il tempo97 ch’a i tuoi rai sen fugge
L’ombra, ch’or noi, non pur la terra adugge.
22
Ma lasso, che più sempre orrido velo98
C’involve, né vagar gli occhi consente.
Mira che cieco abisso, e come il cielo
Le belle faci99 d’ogn’intorno ha spente.
Perché non arde in noi quel vivo zelo100
Onde altri101 il dì fu d’arrestar possente,
Tal che s’ei102 non restasse almen l’imago
Rimanesse di lui nell’aer vago? –
23
Così parla ciascun, né più rifugi
Trova da quel desio che ’l petto accende:
Anzi tutto sdegnoso i pigriq indugi
De la notte103 fra sé biasma e riprende;
E mira ad or ad or, dove pertugi
S’apran nel padiglion,104 se ’l dì risplende;
Ed ingannando ad or ad or se stesso
Dice: – Omai deve il giorno essern’appressor –.105
24
E fuori esce sovente al cielo aperto
Per veder se pur anco il dì si schiare,
O s’ha l’aurato crine a noi scoperto
La stella106 che dinanzi a l’alba appare:
E se pur dorme alcun, nel sogno certo107
La bramata città veder gli pare;
Ed inchinar le sacre mura, e ’l santo
Terren baciars ed innondar di pianto.
25
Ma queste vision108 tosto ha interrotte
Con ingrata109 favella un de’ compagni,
Che chieggia altrui se molto ancor di notte
Spazio vi resti, e si lamenti e lagni;
O che divisi110 come vinte e rotte
Le forze ostil faranno ampi guadagni;
O che pien d’ardimento a gli altri giuri
D’esser fra’ primi ad assaltar que’ muri.
26
Non quando al giorno nubiloso e breve111
S’inchina il sol mentre crediam che poggi,
Ed inasprir di ghiacciot e d’alta neve
Si veggion biancheggiar d’intorno i poggi,
Sembra la notte così lunga e greve
A peregrin che traviato112 alloggi
In duro bosco, e sotto ’l freddo Giove113
Esposto giaccia ov’egli114 tuona e piove;
27
Come allor questa fredda notte estiva,
Che per un breve giro115 a la sua meta
I veloci corsier116 spronando giva,
Lunga parve a ciascuno ed inquieta.
Ma quando l’alba fastidita e schiva
Del suo vecchio Titon se n’uscì lieta,117
Tosto ciascuno il suo camin riprese
Né suon di tromba o di tamburro attese.118
28
Del lor desio119 l’impetuoso corso
L’accorto capitan segue e seconda:
Che più lieve saria di porre il morso
A l’oceàn quando erge al ciel più l’onda;
O frenar Borea, allor che scuote il dorso
De l’Apennino, e i legni in mare affonda:
Pur che vadino uniti e con misura
Cangino i ratti passi120 egli procura.
29
Ali121 ha ciascuno al core ed ali al piede,
Né del suo ratto andar però s’accorge;
Ma quando il sol gli aridi campi fiede
Con via più crudiu strali, 122 e in alto sorge,
Ecco apparir Gierusalem si vede,
Ecco additar Gierusalem si scorge,
Ecco dav mille voci unitamente
Gierusalemme salutar si sente.
30
Così123 di naviganti audace stuolo,
Che mova a ricercarw estranio lido,
E in mar dubbioso e sotto ignoto polo
Provi spesso il furor del vento infido,124
Se alfin discopre il disiato suolo
Lo saluta da lungex in lieto grido,
E l’uno a l’altro il mostra, e ’ntanto oblia
la noia e ’l mal de la passata via.125
31
Al gran piacer126 che quella prima vista
Dolcemente spirò nell’altrui petto,
Alta contrizion successe, mista
Di timoroso e riverente affetto.
Non osan pur d’assicurar la vista
Là ’v’ebbe il vero Dio lungo ricetto, 127
Dove morì, dove sepolto fue,
Dove poi rivestì le membra sue.
32
Sommessi accenti128 e tacite parole,
Rotti singulti e flebili sospiri
De la gente che in un s’allegra e duole, 129
Fan che per l’aria un mormorio s’aggiri
Come per l’alte selve udir si suole130
S’avien che tra le fronde il vento spiri;
O come131 in fra gli scogli o presso a i lidi
Freme il percosso mar con rauchi gridi.y132
33
Nudo133 ciascuno il piè calca il sentiero,
Che l’esempio de’ duci ogni altro move.
Serico fregio o d’or, piuma o cimiero
Superbo dal suo capo ognun rimove;
Ed insieme del cor l’abito altiero
Depone, e caldez e pie lagrime piove.
Pur quasi al pianto abbia la via rinchiusa
Vèr Dio parlando ognun se stesso accusa.134
34
– Dunque135 ove tu Signor di mille rivi
Sanguinosi il terren lasciasti asperso,
D’amaro pianto almen due fonti viviaa
In sì acerba memoria oggi io non verso?
Agghiacciato mio cor, che non derivi136
Per gli occhi, e stilli in lagrime converso?
Duro mio cor, che non ti spetri e frangi?
Pianger ben merti ognor, s’ora non piangi. –
35
Così col guardo in vèr la terra vòlto,
E col pensiero in verso il ciel levato,
Parla ciascuno, e ’l riverente volto
Di pietoso137 pallor porta segnato.
Intanto il campo dal camin distolto138
E presso la città s’era fermato;
E intorno il capitan mira, e discorre139
Gli alloggiamenti ove sia meglio a porre.
36
Siede140 Gierusalem sovra duo monti,
Né molto spazio di larghezza prende;
E mira intorno il pian con quattroab fronti,
Ma l’una141 più de l’altre in lungo estende.
La terra, ov’egli142 sta, non vive fonti,
Non lago o fiume o rio feconda rende;
Di selve e paschi è priva, e secca ed arsa,
E in più luoghi di valli orride sparsa.
37
Ha143 da quel lato donde il giorno appare
Del famoso Giordan le placid’onde.144
E da la parte occidental, del mare
Mediterraneo l’arenose sponde.
Verso Borea è Betèl, che drizzò l’are
Al vitel d’oro,145 e la Samària;146 e d’onde
Austro move talor piovoso nembo147
Betelem, che ’l gran parto accolse148 in grembo.
Qui manca una stanza dello accamparsi dell’esercito.149
38
Il dì seguente, allor che l’aura estiva
Più dolce schermo è dal solare sdegno, 150
Veggion cinti venir di verde oliva
L’ignude tempie, d’amicizia in segno,151
Due cavalier, che da rimota riva
Giungean di novo152 al palestino regno:
E intende il capitan ch’alte153 ambasciate
Recan da Solimano154 a lui mandate;
39
Da Soliman,155 che ’l Nilo e i campi regge
Fecondi e lieti per la negra arena,156
Più potente di quanti iniqua legge157
Di reo profeta a danno eterno mena.
Sembra questi158 pastor che l’altrui gregge
Soffrir viste da’ lupi amara pena,
De le sue teme, e ’l già vicin periglio
Tenta fuggir con l’arte e col consiglio.159
40
Ed a ragione i miseri successi160
De’ Persi e Turchi a lui temenza danno
Che ’l fier nimico ne i suoi regni stessi
Non rechi un giorno ancor l’istesso danno;
Né può soffrir che più vicin s’appressi,
E divenendo di Giudea tiranno161
Maggior si faccia, e con più certe forze
Contra l’imperio suo s’erga e rinforze;
41
E tanto più che d’alto amor congiunto
Era col re de la provincia ebrea,
E già sovra di sé giurando assunto162
Di conservarlo in stato ei preso avea.
Da queste cure stimolato e punto163
Continuamente nel pensier volgea
Come salvando i regniac altrui potesse
Assicurar le sue provincie stesse.
42
Pur egli è saggio, e con diritta lance164
Sue forze e le nimiche insieme pesa;
Né vuol prima adoprar spade né lance,
Che tardi è spenta guerra tosto accesa,165
Ma con minaccie e lusinghevol ciance166
Tentar se distornar potrà l’impresa. 167
E sol per questo effetto inad168 messaggieri
Manda al chiaro Buglione ambo i guerrieri.
43
Alete è l’uno,169 a cui soave asperse
Di dolce mèl Calliopea170 la lingua,
Che sa come con voci adorne e terse
Mova gli affetti, e come poi gli estingua.171
Uomo timido e cauto, e di perverse
Maniere, e cui sol l’altrui danno impingua,172
Cui sempre invidia turba il cor maligno,
E i sembianti asserena amico ghigno.173
44
Argante174 l’altro ha nome, il più gagliardo
Cavallier de l’Egitto e ’l più feroce,
Di gigantea statura175 e d’empio sguardo,
D’orribili fattezze e d’aspra voce;
Ruvido in atto e ne i costumi, e tardo
Di lingua sì, come di man veloce.176
A cui sua spada è Dio, sua spada è legge,177
E ciò che brama quasiae onesto elegge-178
45
Chieser179 questi udienza, ed al cospetto
Del famoso Goffredo ammessi entraro,
E in umil seggio ed in vestire180 schietto
Fra i suoi duci sedente181 il ritrovaro:
Che verace valor, benché negletto,
Fa di se stesso a sé fregio sì chiaro,182
Ch’uopo non è ch’uom lo circondi e cinga
Di gemme e d’auro, o tirio succo il tinga.183
46
Come fu dentro Alete,184 e ’l capitano
Scorse, e quei chiari suoi mastri di guerra,185
Mentre il compagno del suo orgoglio insano
Fa mostra, e come suol vaneggia ed erra,186
Sovra il petto ei posò la destra mano,
E piegò il capo, e chinòaf gli occhi a terra.187
Poi gravemente sollevolli; e in tardo
Giro a torno rivolse umile il guardo.
47
Rivolge il guardo,188 e le straniere genti
E le strane189 maniere intento ammira;
Gli abiti in lor diversi,190 e i portamenti
E le sembianze varie e gli anni mira,191
Ma l’istesso vigor da gli occhi ardenti
E da gli atti feroci in tutti spira:
E qual la gioventude ancor robusta
Qui si mostra fra lor l’età vetusta.
48
Con ruvidezza militare incolti
Stanno, e con signoril decoro altieri.
L’elmo, il sole, il sudor, la polve i volti
Lor tinto ha di colori adusti e neri.192
Ivi le cicatrici, ed ivi scolti
Sono i trionfi ancor de i vinti imperi,193
E lor natia beltà, non già sì vaga,
Ma con più maestà, le viste appaga.
49
Ma sovra tutti194 con severa e dolce
Ed ampia fronte il capitan riluce:
E mostra ben che degnamente ei folce
Sì nobil pondo, e che de gli altri è duce.195
Bionde ha le chiome, azzurri gli occhi, e molce
Suo guardo i cori, e riverenza induce.196
Regale il naso e curvo alquanto s’erge,
E vivace color le goteag asperge.
50
Nell’ampio petto e nelle spalle assembra
Te, Marte, e nelle sciolte e lunghe braccia:197
Muscolose ed ossuteah198 ha l’altre membra,
Né parte è in lui che non s’ammiri e piaccia.
Fiso il contempla Alete, e intanto membra
Gli alti suoi fatti, e doppia199 il cor gli agghiaccia
Meraviglia, ed impetra:200 alfin si scosse
Da stordigion201 sì lunga, e i detti mosse.
51
– O vincitor202 di perigliosa guerra,203
Principe eccelso che tanto osi e puoi;
O di gloria maggior d’ogni altro in terra,
Ma non egual di gloria a i pregi tuoi:204
Il nome tuo, che termine205 non serra,
Celebrato risuona ancor fra noi,
E la fama d’Egitto in ogni parte
Chiare del tuo valor novelle ha sparte.
52
Né v’è fra tanti206 alcun che non l’ascolte
Com’egli suol le meraviglie estreme;
Ma dal mio re con istupore accolte
Sono non sol, ma con diletto insieme: 207
Ed altrui raccontarle anco più volte
S’appaga, ed ama in te ciò ch’altri teme.
Ama il valore, e volontario208 elegge
Teco unirsi d’amor, se non di legge. 209
53
Da sì bella cagion210 dunque sospinto
L’amicizia e la pace a te richiede:
E ’l mezzo onde l’un resti a l’altro avinto
Sia la virtù,211 s’esser non può la fede.
Ma perché intese che già t’eri accinto212
Armato ad assalir ciò ch’ei possede,213
Volse pria ch’altro male indi seguisse
Ch’a te la mente sua per noi214 s’aprisse.
54
E la sua mente è tal,215 che s’appagarti
Vorrai di quanto hai fattoai in guerra tuo,216
Né Giudea molestar, né l’altre parti
Le qualiaj accolte ha sotto il favor suo,217
Ei promette all’incontro assicurarti
Il non ben fermo stato: e se voi duo
Sarete uniti, or quando i Turchi o i Persi218
Potranno unqua sperar di riaversi?219
55
Gran cose, o sire,220 in picciol tempo hai fatte,
Che mai dal tempo non saran conquise:221
Tante prese città, tante disfatte,
Tante squadre222 fugate e tante uccise;
Tante sol col tuo nome223 esterrefatte
Strane genti, e dal ciel nostro divise:
E se ben acquistar puoi novi imperi,224
Acquistar nova gloria indarno speri.225
56
Giunta è tua gloria226 al sommo, e per l’inanzi
Fuggir l’incerte guerre227 a te conviene:
Ch’ove tu vinca, sol di stato avanzi,
Né tua gloria maggior per ciò diviene.228
E gl’imperi229 acquistati e presi inanzi230
Perdi, e la fama, se ’l contrario aviene: 231
Né dee232 chi drittamente233 opra e discorre234
Il molto incontra ’l poco235 a rischio porre.
57
Ma l’aver sempre236 vinto in ogni impresa
E l’ardorak de l’età, che bolle e ferve,
E ’l sentir l’ alma d’ingordigia accesa
Di tributarie far provincieal237 e serve,
E ’l consiglio d’alcun, cui forse pesa
Ch’altri gli acquisti suoiam sempre conserve, 238
Faran peraventura a te la pace
Fuggir più che la guerra altri239 non face.
58
T’esorteranno240 a seguitar la strada
Che t’è da’ fati241 largamente aperta;242
A non ripor questa onorata spada,243
Al cui valore ogni vittoria è certa,
Sin che la legge di Macon244 non cada,
Sin che l’Asia per lei non sia deserta:245
Dolci cose ad udir,246 e dolci inganni,247
Ond’escon poi sovente estremi danni.
59
Ma quando248 affettoan249 alcun nol tiao contenda,250
Né il lume adombri in te de la ragione,
Vederai ch’ove tu la guerra imprenda251
Hai di temer, non di sperar cagione:
Che Fortuna qua giù varia,252 a vicenda
Mandandoci avventure253 or triste, or buone,
Né grandezza durar può lungamente
Se ’l principio e se ’l mezzo è violente.254
60
Dimmi,255 s’a’ danni tuoi l’Egitto move,
D’oro e d’armi potente256 e di consiglio;
E s’avien che la guerra anco rinove
Il Perso, il Turco257 e di Cassano il figlio;258
Quai forze opporre a sì gran furia, o dove
Ritrovar potrai scampo al tuo periglio?
T’affida259 forse il re malvagio greco,
Lo qual da’ sacri260 patti unito è teco?
61
La fede greca261 a chi non è palese?262
Tu da un sol tradimento263 ogni altro impara,
Anzi da mille: ch’a te mille ha tese
Insidie già l’infida terra avara.264
Adunque chi già265 il passo a voi contese266
Per voi la vita esporre or si prepara?
E chi le vie, ch’altrui comuni sono,267
Negò, del proprio sangue or farà dono?
Qui si ragionerà de gli aiuti di Francia.268
62
Ma forse269 hai, sir, locata270 ogni tua speme
In queste squadre ond’ora cinto siedi;271
E quei ch’ad uno ad un vincesti, insieme272
Di vincer anco agevolmente credi:
Se ben le schiere tue già molto sceme
Da quel che allora fur tu stesso vedi;273
Se ben novo nemico a te s’accresce,274
E gli Egizii co’ Persi e Turchi mesce.275
63
Or,ap se tuaq pur istimi276 esser fatale277
Che non ti possa il ferro vincer mai,
Siati concesso, e siasiar278 a punto tale
Il decreto del ciel qual tu lo fai;279
Vinceratti la fame: a questo male
Che difesa per Dio,280 che schermo avrai?
Vibraas contra costei la spada, e stringi
La lancia,281 e la vittoria anco ti fingi.
64
Ogni campo d’intorno282 arso e distrutto
Ha la provida283 man de gli abitanti;
E in alte mura e in chiuse torri284 il frutto
Riposto al tuo venir più giorni inanti.
Tu, ch’ardito sin qui ti sei condutto,
Onde speri nudrirat285 cavalli e fanti?
Dirai: l’armata286 in mar cura ne prende.
Da’ venti dunque287 il viver tuo depende?
65
Impera forse288 tua fortuna a’ venti,
E gli avvince a sua voglia e gli dislega,
E ’l mar sordo a le preci ed a i lamenti
Mutato stile289 al suo voler si piega? 290
O non potranno pur l’egizie genti291
E le perse e le turche unite in lega292
Così potente armata in un raccorre,
Ch’a questi legni tuoi si possa opporre?
66
Doppia vittoria293 a te, signor, bisogna,
S’hai de l’impresa a riportar l’onore:
Una perdita sola alta vergogna
Può cagionarti, e danno anco maggiore:
ch’ove la nostra armata in rotta pogna
La tua, qui poi di fame il campo more:
E se tu294 sei perdente, indarno poi
Saranau vittoriosi i legni tuoi.
67
Ora se in stato tal295 tu pur rifiuti296
Col re del grande Egitto297 e pace e tregua,av 298
Si dirà poi che a l’altre tue virtuti
La giovenil prudenza or non s’adegua.299
Ma piaccia al ciel300 che ’l tuo pensier si muti,
Se a guerra è vòlto, e che ’l contrario segua,
Ch’alte fatiche hai sin ad or sofferte
Per le strade d’onor spinose ed erte.301
68
Chi peraw maggior periglio302 in pregio salse
Men de’ tesori o de la vita scarso?303
Chi sudò mai più sotto l’armi, ed alse?304
Chi l’altrui sangue o ’l suo più volte ha sparso?
Le piaggie e i monti il sanno, e l’onde salse
Ove sei vincitor sì spesso apparso.
Tempo è già di riposo,305 e ’l chiede e ’l brama
Chiunque i tuoi gran merti onora ed ama.306
69
Né voi,307 che ne i perigli e ne gli affanni
E nella gloria308 a lui sète consorti,309
Il favor di fortuna or tanto inganni,
Che nove guerre a provocarax v’esorti.
Ma qual nocchier che da’ marini310 inganni
Riduttoay ha i legni a i desiati porti,311
Raccòr devreste omai le sparse vele,
Né fidarvi di novo al mar crudele. –312
70
Qui tacque Alete,313 e ’l suo parlar seguiro
Con basso mormorar314 quei forti eroi:
E ben ne gli atti dispettosi315 apriro316
Quanto ciascun quella proposta317 annoi.
Il capitan rivolse gli occhi in giro
Tre volte e quattro,az e mirò in fronte i suoi;318
E poi nel volto del pagan gli affisse,
E stendendo la man così gli disse:319
71
– Perch’io ben sappia320 ch’uom più tosto aggiunga
A quell’ultimo fine ov’egli intende
Se del determinar lo spazio allunga,
Che se veloce a l’operar discende;321
Non vo’ però che la dimora lunga322
Sospenda voi, poi che né me sospende
Tua dolce lingua,323 sìba che in dubbio torni
Quel che s’è stabilito ha già più giorni.
72
Sappi che tanto abbiam324 sin or sofferto
Solo accioché325 ne fosse il calle aperto
in mar e in terra, a l’aria chiara e scura,bb
A queste sacre e venerabil mura,326
Per acquistarci apo Dio327 grazia e merto
Togliendo lor da328 servitù sì dura;
Né mai, pur che s’adempia opra sì pia,
Regno o vita arrischiar grave ne fia.329
73
Che non ambiziosi330 avaribc affetti
Sprone ci furo in questa impresa o guida331
(Sgombri il Padre del ciel da’ nostri petti
Peste sì rea, se in alcun pur s’annida,332
Né soffra che l’asperga e che l’infetti
Di velen dolce, che piacendo ancida),333
Ma la Sua man che i duri cuorbd penètra
Soavemente, e gli ammollisce e spetra.334
74
Questa ha noi mossi,335 e questa ha noi condutti,
D’ogni periglio tratti e d’ogni impaccio;336
Questa fa piani i monti e i fiumi asciutti,337
L’ardor toglie a la state, al verno il ghiaccio;be
Questa placa del mar gli orridi flutti,
Questa i venti ristringe in duro laccio;338
Quindi son l’alte mura e prese ed arse,339
Quindi l’armate schiere uccise e sparse.340
75
Quindi l’ardir,341 quindi la speme nasce,
Non da le frali342 nostre forze e stanche,
Non da l’armata, non343 da quante pasce
Genti la Grecia,344 e non da l’armi franche:345
Pur che costei non ci abbandoni e lasce346
Che dobbiamo curar347 ch’altri348 ci manche?
Chi sa come difende e come fère349
Soccorso a’ suoi350 perigli altro non chere.351
76
Ma quando di sua aita352 ella ne privi
Per gli error nostri, o per giudicii occulti,353
Chi fia di noi ch’esser sepulto schivi
Ove i membri di Dio354 fur già sepulti?
Noi morirem, né invidia avremo a i vivi;
Noi morirem, ma non morremo inulti:355
Né l’Asia riderà di nostra morte,
Né piangeremo noi la nostra sorte.356
77
Non creder già357 che noi fuggiam la pace
Come guerra mortal si fugge e pave:358
Che l’amicizia del tuo re ne piace,
Né l’unirci con lui ci359 sarà grave:
Ma s’al suo scettro360 la Giudea soggiace
Tu ’l sai; dunque perché tal cura n’have?361
De’ regni altrui l’acquisto ei non ci vieti,
E regga in pace i suoi felici362 e lieti. –
78
Qui finì di parlar,363 e sdegno e rabbia
Per tai detti ad Argante il cor traffisse.364
Né ’l celò già, ma con enfiata labbia365
Si trasse inanti366 al capitano e disse:
– Chi la pace non vuol la guerra s’abbia,
Che penuria giamai367 non fu di risse:
E ben la pace ricusar tu mostri,
Se non t’acqueti a i primi detti nostri. –368
79
Indi il suo manto369 per il lembo prese,
E ’l curvò in mezzo; e quello inanzi sporto
Col braccio insieme, a dir così riprese
Al capitan, mirando bieco e torto:370
– O vincitor371 de le più dubbie imprese,
In questo senobf istesso ecco io t’apporto
E pace e guerra: or tu di lor t’apprendi372
A quella che per te miglior comprendi. –373.
80
L’atto altiero374 e ’l parlar tutti commosse
A chiamar guerra in un concorde grido,
Non attendendo che risposto fosse,
Com’ei già s’accingea, dal buon Goffrido.375
Allor quel crudo spiegò il seno e scosse
il manto, e disse: – A guerra omai vi sfido. –376
E ’l disse in atto sì feroce ed empio,
Che parvebg aprir di Gianobh377 il chiuso tempio.
81
Parve ch’aprendo il seno378 indi traesse
Il Furor pazzo, e la Discordia fiera:
E che ne gli occhi suoi lucenti ardesse
orrida face d’infernal Megera.379
Forse già quel ch’or da tre montibi oppresse
Scuote le membra, incontra i deibj tal era.
Tal forse e tanto il vide Flegra al cielo
Giove sfidando alzar la faccia e ’l telo.380
82
Così sendo fra lor381 risposto e detto
La coppia de’ pagan congedo tolse.
E ’l magnanimo duce, a cui nel petto
Cortesia pari al gran valor s’accolse,
Di spada Argante, e di lucente elmetto
Ornare Alete a la partita382 volse.
Finissimo era l’elmo, e già lo scelse
Tra mille prede, e propria spoglia felse.383
83
Vi sorge384 per cimiero orrido e grande
Serpe che si dislunga e ’l collo snoda;
Su le zampe s’innalza, e l’ali spande,
E piega in arco la forcuta coda;
Par che faville fuor da gli occhi mande,
Fumo dal naso, e che ’l suo fischio s’oda.
D’argento è la materia, e in più colori
Da gli smalti distinta appar di fuori.
84
La spada ancora385 è d’artificio egregio,
Ma nell’opre miglior che bella in vista;
Pesante e lunga, e di torneo fu pregio,
Ove col sangue e non con l’or s’ acquista.
La si prese l’altier quasi in dispregio,
E poi che l’ebbe disnudata e vista
Disse: – Potrà la man, ch’or la riceve,bk
Con lei pagar ciò che per lei ti deve. –386
85
Ahi che festi,387 Goffredo? ahi che crudele
Armi contra i tuoi stessi iniqua mano?
Con quai lamenti, oimè, con quai querele
Sospirerai quest’empio don, ma in vano?
O di chebl generoso, e che388 fedele
Sangue per tal cagion fia sparso il piano.
Sparso il piano389 sarà del sangue altrui,
Ma più del pianto assai de gli occhi tui.
86
Pensoso Alete a la città ritorno
Fece, e lieto colui che ’l mondo sdegna; 390
E ’l capitan per lo seguente giorno
Le genti invita a general rassegna: 391
Che veder vuol come d’arnesi adorno
Ciascuno, e di destrieri instrutto392 vegna,
Per far ch’a quelli, il cui bisogno il chieggia,
Quanto in lei fia,393 l’armata indi394 proveggia.
87
Già coronato395 di purpurei fiori
Sorto se n’era il sol dal salso letto,396
E quasi in bel zafir dolci colori397
S’accoglievan del ciel nel vago aspetto;
Quando ordinatamente usciron fuori
Tutte le schiere al designato effetto;
E più volte girando un largo piano
Mostra fér di se stesse al capitano.
88
Spiega primiero Ugon la Fiordiligi398
Tra cinquemila cavalier c’ha scelti,
Parte d’amici suoi, parte di ligi399
Ne gli aquitani popoli e ne i celti,400
E Ligeri, e Garona,401 e ’l gran Parigi
E i dolci alberghi dal pensiero svelti,
Pensa ognun sol come vittoria o morte
Gli apra del ciel le meritate porte.402
89
Di pensieri e d’onori e d’armi pieno,
E d’ingegno e di lingua e d’or potente,
Segue Odoardo,403 a cui commesso ha il freno
L’inglese re de la sua fiera gente:
Gente che ’l mar col procelloso seno
Ha dal mondo divisa, e differente
La feo natura ed invecchiata usanza,
D’abiti, di costumi e di sembianza.404
90
Tre mila fanti405 ha qui, che già le sponde
Pressero di Tamigi e di Sabrina;406
E che videro il capo alzar su l’onde
Tarvedo,407 e i piè lavarsi a la marina.
Altretanti con lor d’archi e di fionde
Armati, e cinti di pelle ferina,
Da gli aspri monti e da le selve manda
Ebuda e Tile e la rimota Irlanda.408
91
Gli seconda Argilan,409 qual presso a Tebe
Già Capaneo con orgoglioso volto;
Minacciosa d’Elvezii audace plebe
Seco el conduce in grosso stuolo e folto:
Che ’l ferro uso a far solchi e franger glebe
In nove forme e in più degne opre ha vòlto,410
E con la man, che guardò rozzi armenti,
Par che i regi sfidar nulla paventi.
92
Né l’Eremita411 affaticar lo stanco
Corpo rifiuta sotto ferrea salma,412
Che dal peso terren413 lo spirto franco
S’alza, qual da gran fascio oppressa palma;414
Né sì natura indebilir può il fianco,bm 415
Come il vero valor rinforza l’alma:
Vecchio onorato, onde felici esempi
Prenda ogni etade, e gli erga altari e tempi.
93
Crespa ei la fronte, e di pel bianco ha mista416
La chioma, e gli occhi irsuto ciglio adombra:
La rabuffata barba in doppia lista
Divisa cade, e ’l ventre e ’l seno ingombra.
Cotal già forse, e sì pensoso in vista
Le quercie e i tassi sotto pallid’ombra
Accolser Paulo;417 e per diserte rupi
L’udiro inni cantar cinghiali e lupi.418
94
Schiera è con lui, che in lunghe vesti avvolte
Portò le membra un tempo, e ’l capo rase;419
E chiuse celle, e tra le selve folte
Contemplando420 abitò solinghe case.
Questi, cangiati studi,421 han l’armi tolte,
Come voce del ciel lor persuase.
Pochi ora sono, e già fur molti,422 e morto
L’ Ungaro423 ingiusto ha ’l rimanente a torto.
95
Né te Gusman424 dentro al pudico letto
Potuto ha ritener la sposa amata.
Pianse, squarciò i bei crin, percosse il petto
Per distornar la tua fatale andata.
– Dunque, – dicea – crudel, più che ’l mio aspetto
Del mar l’orrida faccia a te fia grata?
Fian l’armi al braccio tuo più caro peso
Che ’l picciol figlio, a’ dolci scherzi inteso? –
96
Regge costui l’aragonesi schiere,
E di sei mila fanti è capitano;
Genti di corda i piè calzate,bn e nere
Le chiome e i volti, e di rapace mano:425
Che videro il Salone e l’onde ibere426
Gir mormorando per lo steril piano;427
E ’l mare, a cui Mallorca il nome diede,
Mugghiar superbo, e far de’ legni prede.
97
Con virtù pari appresso, e con maggiore
Numero a doppio il bel Clotareo viene:428
Clotareo or de la Francia illustre onore,
E de la Francia allor429 surgente spene:
Giovinetto regal, d’invitto core,
Cui più d’altri Goffredo in pregio tiene;bo
Ed a lui caro è sì, che i suoi vassalli
Ed i suoi mercenaribp in cura dalli.430
98
Di questi parte è Leuca, e nacque e crebbe
In Tullobq e Nanzi, e ne’ confini loro;431
Parte, che ’l Reno e l’Istro algente bebbe,
Corse al ferro non men pronta ch’a l’oro:432
Né le tiepide stuffe ad essi increbbe
Lasciar, né i prandi, ove sì lieti foro;433
Ove mandando coronate434 attorno
Le colme tazze, consumaro il giorno.
99
Ecco l’Italia segue,435 ecco il vessillo
Con la mitra real, con l’auree chiavi.436
Ecco da Pietro eletto il gran Camillo
Move squadre d’acciar lucenti e gravi,
Lieto ch’a tanta impresa il ciel sortillo,
Ove col sangue altrui le macchie lavi
Nostre e di Roma,437 o degnamente almeno
Apra cadendo a nobil morte il seno.
100
Gente non è che stringa spada, o ruote
Fionda, che d’agguagliar questi si vanti.
Ristretti vanno, e intorno il ciel percuote
Un orrido fragor d’arme sonanti.
Pista geme la terra, e ’l tergo scuote
Sotto il gran pesobr di cavalli e fanti.
Lampeggia il ferro al sol, qual Tauro o Libra
Lucente,438 e incontra lui suoi raggi vibra.
101
Guida costui non pur Sennoni e Buoi,
Piceni e Toschi e Rutuli e Sabini,
E quei che, Roma, ne i gran colli tuoi
Nudristi, e ne i bei campi a te vicini,439
Ma gli concede ancor Tancredi440 i suoi
Bruzii, Marsi, Peligni e Salentini,
E i Peuceti e ’ Lucani, a cui famose
Spiegò già Pesto l’odorate rose;441
102
E quei che la Sirena in sen nudrìo,442
Nel molle sen di fior vago e di fronde;
O ’l fumante Pozzuol, là dove aprìo
Natura le sulfuree e tiepide onde;443
E chi lasciato ha il dolce aer natio
Di Linterno, che l’ossa illustri asconde;444
E chi da’ carchi rami i frutti colse
Nel bel Sorento, e i pesci in rete accolse.445
103
A lui pur anco il glorioso conte
Di Montefeltro446 i suoi guerrier concede;
I suoi guerrier, cui la canuta fronte
Del gran padre Apennin ricetto diede,
Là ’ve scendendo dal paterno fonte
Drizza il Metauro a i liti d’Adria447 il piede,
E l’uno e l’altro nelle parti estreme448
Vien con gli erranti cavallieri insieme.
104
Di possenti cavalli e di diverse
Imprese adorna, e ’n lucide armi altiera,
Ultimamente al capitan s’offerse
De gli erranti guerrier la bella schiera.449
Né Simoenta mai né Xanto450 scerse
Sì magnanimi eroi, né la primiera
Nave451 mai tali al vello d’or gli addusse
Perché452 Alcide tra quelli o Teseo fusse.
105
Con questi alcun non va, cui palma o lauro
La vincitrice destra e ’l crin non fregi;bs
Alcun non va, che scosso il Perso o ’l Mauro
Non abbia, o ’l Turco, de i maggior suoi pregi.
Che potran contra questi il ferro e l’auro,
O pur gl’inganni de gli egizii regi?
Speran tant’oltra andar vincendo a gara
Che lor del Nilo il capo ignoto appara.453
106
Il coraggioso Otton454 de gli altri è duce,
Cui sovra l’Istro455 la vezzosa Flora
Furtivamente456 a la mondana luce
Produsse, a un re commista umil pastora:
E qual fuor de le nubi il sol traluce
Sorgendo, e i pini a gli alti monti indora,bt
Tal parve ch’egli il suo valore aprisse457
Mentre in povero stato occulto visse.458
107
Or del romano re459 palese figlio
Un feroce corsier saltando460 move,
E ’n cima l’elmo scopre, e nel vermiglio
Scudo, l’imperiale augel di Giove,461
Che presi i polli462 entro a l’adunco artiglio
Al sol gli volge, e fa le certe prove,
Credendo solo a la virtù del lume
Più ch’a l’ugne ed al rostro ed a le piume.463
108
Immerso in profondissimo pensiero464
Da lui Tancredi alquanto iva in disparte:
Che nel suo petto Amor s’apre il sentiero
Tra i santi affanni465 e nel fervor di Marte.
Il bel tempio di Vesta466 è il suo cimiero,
Ond’escon molte fiamme al cielo sparte,
E scritto appar nel più sublime loco:467
«Esca ognor si rinova al mio gran foco».468
109
Ornan lo scudo al castigliano Ernando469
Cinque di mori incoronati capi,
De’ suoi fatti memoria;470 ed al normando
Roberto471 il pinge industre schiera d’api,
Che par che vada in verde prato errando,
Ed in sua preda i più bei fior si capi;472
Ed un leone ad una quercia avvinto
Ha nello scudo il Bonarel473 dipinto.
110
Con lor s’accoppia474 il longobardo Astolfo,475
E gli ondeggia sul capo azzurra piuma.
Etna ha costui, che da l’acceso solfo
Vome faville incontra il cielo, e fuma.476
Porta Gonzaga477 un tempestoso golfo,
Che tra gli scogli è rotto, e ferve e fuma.478
Al fiamingo Roberto479 orrida spiega
Medusa i crini,480 e al collo i serpi lega.
111
Ha Vincilao Rangon481 la bella conca
Onde Venere solca ignuda il mare;482
E in quattrobu parti una spezzata ronca
Sovra l’elmetto di Currado appare:
La destra a lui spietato ferro ha tronca,
E sol può la sinistra in guerra oprare;
E così483 l’opra ognor, che i suoibv nimici
Prendon dal suo apparir sinistri auspici. 484
112
Segue Ermiferro,485 e non ha ’l braccio carco
Di scudo, né di spadabw adornabx il fianco,
Ma gli suonano a tergo i dardi e l’arco,
E gli pende la mazza al lato manco.486
Di cimiero e di piume ha l’elmo scarco,487
Candide l’armi sono e ’l destrier bianco,
E mostra ancora alta letizia in viso
D’aver con man pietosa488 il frate ucciso.
113
Porta l’Orse il Visconte,489 a cui non lice
Lavarsi i velli entro ’l marino sale;490
Nello scudo d’Arbante aureaby fenice
Di purpura si fasciabz il capo e l’ale.491
È in quel di Claramon pinta Euridice,
A cui morde il talone aspe fatale:492
Nel cimier d’Eberardo apre le corna
Dorate il tauro, e i piè di stelle adorna.493
114
Gli è giunta al fianco la sua fida moglie,494
Che in atto militar se stessa doma:495
Animo altier, pietose e caste voglie
Quai non Atene mai vide né Roma;496
Che soffrìo di lasciar l’usate spoglie497
E soffrìo di lasciar la bella chioma
Sol per lui non lasciar, e féssi audace
Non men di Marte che di lui seguace.498
115
Con questi e con molti altri insieme ir volle
Il chiaro Ubaldo,499 che de gli Umbri è conte:
Chiaro da l’Orse insin dove più bolle
La Libia a i rai del fervido Fetonte:500
E sovra tutti alteramente estolle
Le spalle e ’l petto e l’onorata fronte;
E da tre mete d’or501 purpurei lampi
Sparge, e del cielo illustra i lieti campi.502
116
Qual tauro, che se stesso in guerra accende
Solingo errando ove più l’ira il mena,
Su le gran corna d’adirarsi apprende,503
D’urtar possente, e di ferir con lena;
Co’ vani colpi irrita i venti, e fende
Co’ piè la terra, e spande al ciel l’arena;
Salta e mugge saltando, e già li sembra
Con l’altrui piaghe insanguinar sue membra;504
3, 5 di] in correzione nel corpo stesso della parola da d
3, 8 vicine] in interlinea e sottolineato, in sostituzione di future, non espunto nel corpo del rigo
6,3 Tarso] in aggiunta forse di altra mano nel corpo del rigo, a titolo di riempimento del vacuo
9, 8 croce] in correzione nel corpo stesso della parola, forse da voce
12, 7 vòti] in correzione nel corpo stesso della parola da vuoti
12, 7 empire] in correzione nel corpo stesso della parola da empiri
14, 4 s’apre] in correzione nel corpo stesso della parola da s’apra
14, 5 armati] in correzione nel corpo stesso della parola da armato
15, 7 sen] in correzione nel corpo stesso della parola, forse da ne
18, 7 Carmelo] in correzione nel corpo stesso della parola da Carmello
18, 7 l’arena] in correzione nel corpo stesso della parola da l’arene
18, 8 piena] in correzione nel corpo stesso della parola da piene
19, 1-2 le parentesi tonde sono in aggiunta, forse di altra mano
19, 8 inni e lode] inni et ode il ms., con et in correzione nel corpo della parola da el
20, 8 poi,] la virgola è aggiunta nel corpo del rigo
21, 5 lucente i corni] in correzione da altra mano nel corpo stesso della parola da lucenti corni
23, 3 pigri] la p è forse in correzione nel corpo stesso del rigo
23, 8 essern’appresso] in correzione da altra mano nel corpo stesso della parola da essere appresso
24, 8 baciar] in correzione da bacciar nel corpo stesso della parola
26, 3 ghiaccio] gh forse in correzione per aggiunta nel corpo stesso della parola
29, 4 crudi] in correzione nel corpo stesso della parola, forse da saldi
29, 7 da] in correzione nel corpo stesso della parola da di
30, 2 ricercar] in interlinea; sostituisce un ricercar nel corpo del rigo, ma in correzione nel corpo stesso della parola (da ritrovar?)
30, 6 lunge] in correzione da lungi nel corpo stesso della parola
32, 8 gridi] in correzione nel corpo stesso della parola da stridi
33, 6 calde] cade il ms.
34, 3 vivi] di lettura non sicurissima; forse, per errore, vive
36, 3 quattro] quatro il ms.
41, 7 i regni] forse il dapprima il ms.
42, 7 in] in correzione da i nel corpo stesso della parola
44, 8 quasi] nell’interlinea, di altra mano; sostituisce un per cassato nel corpo del rigo
46, 6 chinò] le lettere iniziali sono in correzione nel corpo stesso del rigo
49, 8 gote] in correzione nel corpo stesso della parola da gotte
50, 3 ossute] nell’interlinea; sostituisce un ossute nel rigo, in correzione da asciutte nel corpo stesso della parola
54, 2 hai fatto] in correzione nel corpo stesso della parola (è fatto?)
54, 4 Le quali] La quali il ms.
57, 2 ardor] sostituisce nell’interlinea fervor, cassato nel corpo del rigo, con passaggio da ’l a l’ mediante un apostrofo anteposto ad ardor
57, 4 tributarie far provincie] sostituisce nell’interlinea far provincie tributarie cassato nel corpo del rigo
57, 6 suoi] tuoi il ms.
59, 1 affetto] effetto il ms.
59, 1 nol ti] in correzione nel corpo stesso della parola da non te[’l]
63, 1 Or] in correzione (Hor) nel corpo stesso della parola da Hora
63, 1 tu] in aggiunta sopra il rigo
63, 3 siasi] in correzione nel corpo stesso della parola da siati
63, 7 vibra] vibri il ms.
64, 6 nudrir] sostituisce nell’interlinea condur cassato nel corpo del rigo
66, 8 saran] in correzione nel corpo stesso della parola, forse da sarian
67, 2 tregua] in correzione nel corpo stesso della parola da guerra
68, 1 per] in aggiunta nell’interlinea
69, 4 nove guerre a provocar] sostituisce nell’interlinea a provar nove guerre, cassato nel corpo del rigo, previa correzione nel corpo stesso della parola di Ch’ in Che
69, 6 Ridutto] in correzione da Condutto, previa sottolineatura (espunzione) della preposizione sostituita e aggiunta in interlinea del prefisso sostitutivo
70, 6 quattro] quatro il ms.
71, 7 sì] in correzione nel corpo stesso della parola da sn
72, 3 scura] in correzione nel corpo stesso della parola, forse da oscura
73, 1 avari] sostituisce sopra il rigo un e avarri cassato, con antecedente espunzione della i finale per una lettura “a occhio” come avari
73, 7 cuor] da cor, con aggiunta di u nell’interlinea
74, 4 ghiaccio] in correzione nel corpo stesso della parola da giaccio
79, 6 seno] in aggiunta nell’interlinea, dapprima di seguito a istesso, e poi, previa cassatura per erronea inserzione del primo intervento, di seguito a questo
80, 8 parve] parne il ms.
80, 8 Giano] sostituisce nell’interlinea un Vesta cassato nel corpo del rigo
81, 5 tre monti] sostituisce nell’interlinea un tremoti cassato nel corpo del rigo
81, 6 i dei] i forse aggiunto nel corpo del rigo
84, 7 riceve] in correzione nel corpo stesso della parola, forse da riceva
85, 5 di che] che è aggiunto nell’interlinea
92, 5 il fianco] il forse in correzione nel corpo stesso della parola, da ’l
96, 3 calzate] in correzione nel corpo stesso del rigo, da calzati
97, 6 Cui più d’altri Goffredo in pregio tiene] sostituisce al margine destro, su due righe, che ’l capitan tra’ suoi più cari tiene, cassato nella colonna di scrittura
97, 8 mercenari] in correzione nel corpo stesso della parola, da mercenarii
98, 2 Tullo] Tallo il ms.
100, 6 peso] in correzione nel corpo stesso della parola da pesso
105, 2 fregi] in correzione nel corpo stesso della parola da pregi
106, 6 i pini a gli alti monti] sostituisce nell’interlinea gli alti crini a i monti, cassato nel corpo del rigo; pinni il ms.
111, 3 quattro] quatro il ms.
111, 7 i suoi] i è forse in aggiunta nel corpo del rigo
112, 2 spada] sostituisce nell’interlinea, forse di altra mano, lancia cassato nel corpo del rigo
112, 2 adorna] in correzione nel corpo stesso della parola da adorno
113, 3 aurea] forse in correzione nel corpo stesso della parola
113, 4 si fascia] sostituisce nell’interlinea è fasciata, sottolineato nel corpo del rigo a titolo di espunzione